Perdersi tra le vie di “Barcelona desnuda”

Barcelona desnuda, di Amaranta Sbardella
(Exòrma Edizioni, 2018)

Barcellona, Raval. Un giovane stagista è impegnato nella disperata ricerca di alcune schede, da lui stesso minuziosamente compilate, con cui da giorni lavora alla catalogazione e all’archiviazione di opere letterarie inerenti alla città di Barcellona. Mancano all’appello quelle dedicate ad alcuni dei più significativi personaggi della letteratura spagnola: da Pepe Carvalho, l’arguto detective della saga di Montalbán, fino alla piccola Cecìlia di Via delle Camelie, passando per Andrea, protagonista di Nada – ma anche il gatto Belzebù, la “Colombella” Natàlia e tanti altri. Al di là della disperazione dello sfortunato stagista, la fuga dal catalogo della biblioteca è un gesto di noncurante anarchia con cui i grandi nomi della narrativa spagnola intendono riappropriarsi della loro libertà, disperdersi tra le vie di Barcellona e lasciarsi travolgere dalle sue metamorfosi, dalla sua atmosfera, dai ricordi dei tempi passati.

Barcellona_COP.qxp_Layout 1Abbellita da questa singolare e stravagante cornice narrativa, l’opera di Amaranta Sbardella è di fatto un insieme di racconti dedicati a Barcellona, alla sua storia, alla sua arte e alla sua realtà urbanistica. Un percorso affrontato attraverso lo sguardo di personaggi letterari e artistici, che nella finzione delle loro esistenze hanno comunque vissuto la città ispanica a cavallo di epoche storiche differenti, realtà sociali variegate, esperienze personali multiformi. Riviviamo allora tutte le nove vite di Belzebù, il gatto che ne La città perduta di Eduardo Mendoza aveva attentato alla vita di Onofre e ne era uscito sconfitto. Assistiamo ai tentativi di fuga della salamandra di Gaudì da Parc Güell, ascoltiamo la voce dei morti che hanno segnato i casi più significativi dell’ispettore Petra Delicado (protagonista delle saga poliziesca di Alicia Giménez-Bartlett), entriamo perfino in un quadro di Ramòn Casas per assistere all’esecuzione pubblica di Aniceto Peinador, nel 1893.

Ciascun racconto parte da un’idea intrigante ed è reso con uno stile sempre piacevole, abbellito da escamotage narrativi generalmente originali e imprevedibili. Si passa da prime a terze persone, da monologhi a fitti dialoghi, da intrecci temporali a salti cronologici tra epoche storiche. A parlare sono animali, statue, prostitute, malavitosi, eroi, poveri, poliziotti – non c’è gerarchia, ogni voce è unica, un punto di vista inimitabile su alcune delle più invisibili sfumature di una città poliedrica come Barcellona. Ogni spunto narrativo diventa poi un pretesto per immergersi in accurate descrizioni di piazze, edifici, vie: l’opera della Sbardella è prima di tutto una mappa spaziale e temporale della città, corredata di fotografie dei luoghi principali e legittimata da un’ampia bibliografia finale.

Barcelona desnuda è un lavoro estremamente impegnativo che tenta di trasformare un mosaico di conoscenze interdisciplinari in una forma letteraria fruibile per chiunque, al di là delle competenze del singolo lettore. Ci riesce solo a metà: la struttura originale dell’opera, i suggerimenti sulle fonti letterarie consultate e il talento stilistico dell’autrice contribuiscono a rendere la lettura un piacere anche al di là dell’effettiva consapevolezza del lettore. D’altro canto, egli sarà comunque costretto a fare i conti con la propria (possibile) ignoranza e ad accettare l’impossibilità di comprendere quel vasto insieme di sfumature e implicazioni disseminate nell’intera raccolta di racconti. Al lettore viene inoltre implicitamente richiesto di risalire a un quadro d’insieme delle opere letterarie coinvolte, per poter intuire almeno superficialmente l’origine di certi personaggi. Come si potrebbe trarre piacere da un racconto dedicato alla Spagna di Onofre Bouvila senza conoscere La città dei prodigi di Eduardo Mendoza?

Allo stesso modo, l’accurata immersione tra le strade di Barcellona è un intrattenimento piacevole per il lettore che conosce già la città ispanica, essendo quindi in grado di connettere ai nomi delle piazze i rispettivi ambienti, e di divertirsi nel confrontare i propri ricordi della città ai giorni nostri con le descrizioni degli stessi luoghi in tempi passati. Per tutti gli altri, si tratta solo di un insieme di nomi corredati da panoramiche più o meno approfondite su una città sconosciuta, spesso puramente accessorie e di scarsa rilevanza per l’evolversi della trama.

Tutto questo rende difficile esprimere un giudizio definitivo sull’opera. Nel suo genere, Barcelona desnuda è una raccolta perfettamente riuscita, piacevole, originale, intelligente, capace di esprimere appieno lo spirito di una delle più vivaci città spagnole. Il suo pubblico ideale è però troppo di nicchia, e i tentativi di aprirsi a un target più ampio non riescono pienamente nell’intento. È un problema insito nello stesso progetto letterario: la formula adottata dall’autrice consente comunque di rendere l’opera fruibile per chiunque, ma tende inevitabilmente a limitare il coinvolgimento di una fetta di pubblico meno istruito. È comunque possibile approcciarsi all’opera con curiosità e umiltà, cogliendo l’occasione per approfondire le proprie conoscenze e affiancare alla lettura delle ricerche apposite. Che ne valga o meno la pena, solo il singolo lettore può dirlo.

(Anja Boato)

 

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