“Quando c’era l’URSS”, viaggio nella storia culturale sovietica

Quando c’era l’URSS, G.P. Piretto
(Raffaello Cortina Editore, 2018)

Un bilancio culturale, un’immersione nella vita quotidiana, un’indagine iconografica: è questo e molto altro Quando c’era l’URSS, il nuovo saggio di Gian Piero Piretto edito da Raffaello Cortina Editore su una leggenda storico-politica lunga quasi un secolo, che è iniziata con la rivoluzione d’ottobre a Pietrogrado nel 1917 e che, all’insegna di un comunismo nel frattempo trasformato, è finita dopo due guerre mondiali e una Guerra Fredda nel 1991, a Mosca.

A vederlo non sembrerebbe un saggio, a osservarlo da vicino neppure. Ha un indice che prova a mantenere una certa scansione crono-logica, un linguaggio che è chiaramente quello di un addetto ai lavori, eppure è più una ricostruzione appassionata e fedele, una meticolosa analisi artistica e sociale, che una trattazione di mero stampo accademico. Un viaggio denso di allusioni, frasi idiomatiche, motivetti, manifesti e film, insomma, in cui non si studiano voyeuristicamente atteggiamenti e abitudini di un popolo, ma se ne osservano con discrezione mentalità e abitudini.

L’URSS in quanto entità geopolitica, dopotutto, non è solo quella delle pagine dei giornali, dei comunicati radio o della corrispondenza fra importanti cariche nazionali: anzi, in misura molto maggiore è costituita dalla percezione che aveva la gente comune del macrocosmo in cui abitava, riprodotto su scala micro fra le vie dei grandi e piccoli centri abitati, all’interno dei condomini o nei parchi, sui mezzi pubblici o negli uffici, partendo dagli slogan e arrivando ai canti folcloristici.

Proprio perché tanto complesso e variegato, il mito dell’Unione Sovietica è ancora un gigantesco labirinto interpretativo, in cui luoghi comuni e false credenze rischiano di intersecarsi generando vere e proprie mistificazioni, specialmente con l’ausilio di una propaganda anticomunista che ha permeato il versante al di qua della cortina di ferro almeno fino ai primi anni Novanta, per non parlare dei meccanismi ancora in atto da quasi un trentennio in un generico e diffidente Occidente.

Ciò significa che il volume ha il merito non indifferente di fare chiarezza su un universo misconosciuto nel nostro continente, avvicinando neofiti e navigati slavisti con una maestria degna di nota. Termini tecnici, trascrizioni e lunghe citazioni accompagnano, infatti, l’apparato teorico proposto e restituiscono un testo tridimensionale, in cui l’excursus attraverso le diverse fasi delle vicende statali verificatesi in Russia nell’ultimo secolo si specchiano continuamente negli occhi dei singoli individui, nelle parole delle masse, nelle diverse ideologie di personalità più o meno illustri e, non da ultimo, nelle manipolazioni operate dal governo.

D’altronde, tentare di descrivere e di comprendere in modo autentico una comunità così eterogenea significa in primo luogo depurarla da qualsiasi sovrastruttura esterna e svelarla nelle sue caratteristiche contraddittorie, senza nasconderne i paradossi e gli errori, le stragi e i sotterfugi, le ambizioni e le delusioni. Dai versi di Vladimir V. Majaovskij all’assedio di Stalingrado, passando per la “carnevalizzazione staliniana” e per le stroncature ai danni di Dmitrij D. Šostakovič, l’autore raccoglie dunque oltre seicento pagine di testimonianze e di fonti in grado di proiettare chi legge nella stessa atmosfera che si respirava ogni giorno nella Grande Patria.

L’opera, insomma, risulta convincente nella struttura, completa e affascinante nella forma, praticamente enciclopedica nei contenuti, quantomeno rispetto a ciò che era fino a questo momento disponibile in lingua italiana sul medesimo argomento e periodo. Per di più, la voce autorevole di Piretto, che non manca mai di essere disinvolta e brillante, fa di Quando c’era l’URSS una pubblicazione da sfogliare e consultare senza sosta con un grande e genuino piacere.

Eva Luna Mascolino

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