Emanuel Carnevali: la riscoperta di un poeta maledetto italiano

Racconti ritrovati, Emanuel Carnevali
(2019, D Editore – trad. E. J. Pilia)

racconti ritrovati_copertinaIn Se una notte d’inverno un viaggiatore, Italo Calvino afferma che Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto: è quello che è successo ai racconti di Emanuel Carnevali tradotti da Emmanuele J. Pilia e pubblicati da D Editore nella raccolta Racconti ritrovati, da qualche giorno in libreria.

La nota curatoriale che precede i testi sottolinea infatti come questo libro sia frutto di quello che è paragonabile a un vero e proprio lavoro archeologico: sono stati recuperati e a volte tradotti per la prima volta racconti comparsi originariamente su diverse riviste americane, ognuno dei quali è un frammento della più vasta produzione letteraria dell’autore e contribuisce a sollevarla dall’oblio e dalla dimenticanza.

Quest’operazione è tanto più necessaria se si considera che il nome di Emanuel Carnevali suonerà certamente poco famigliare ai più: io per prima non avevo idea di chi fosse prima di scoprire questa raccolta. La storia di Carnevali andrebbe invece studiata con una certa attenzione. Inserito a pieno titolo tra i poètes maudits del primo Novecento, nacque e morì a Bologna ma la sua vita fu segnata dall’emigrazione negli Stati Uniti, da solo, a soli sedici anni.

Carnevali visse tra New York e Chicago per sei anni, dal 1914 al 1922: la maggior parte della sua vita fu dunque spesa in Italia, ma l’esperienza di esule e migrante lo segnò al punto che tutta la sua produzione artistica fu scritta in inglese. Gli scrittori americani più in vista dell’epoca – Ezra Pound, Sherwood Anderson, Robert McAlmon – lo accolsero nella loro cerchia (e fanno capolino in alcuni dei racconti, come amici e rivali), ma la malattia lo costrinse a tornare in Italia, dove visse ancora vent’anni prima di morire in clinica.

Il suo destino fu dunque privo di riscatto: l’autore non conobbe in vita il successo. Adelphi pubblicherà postumo Il primo dio, il suo unico romanzo, solo nel ’78; l’unica opera che Carnevali vedrà edita in vita è la raccolta Tales of a Hurried Man (Racconti di un uomo che ha fretta), inclusa in questi Racconti ritrovati.

L’inquietudine e l’oscurità che circondano il personaggio di Carnevali si riflettono nei suoi racconti: tutti trasmettono un malessere e rincorrono una prospettiva sull’esistenza. A volte – ad esempio in Suicidio in Italia e Tazzine da tè – questo accade tramite l’espediente della favola o dell’allegoria, e sempre le storie sono percorse da una vena irrisolta e malinconica.

La poesia si inserisce spesso, improvvisamente, nella prosa, e la prosa stessa è poetica, allusiva: non è importante tanto il cosa viene raccontato, quanto il come, le sensazioni e le immagini che le parole evocano.

Un tema ricorrente è la condizione di esule e migrante dell’autore: è interessante notare come gli italiani immigrati negli Stati Uniti – i mangiaspaghetti – fossero percepiti con disprezzo, come i loro tentativi di integrazione li portassero inevitabilmente a rinnegare e abbandonare le proprie origini e tradizioni. L’amarezza dell’autore è evidente in particolare in Immigrazione e importazione:

Forse, lo spettacolo, splendido o orribile, di una grande razza passa inosservato in un Paese che dovrebbe restare con gli occhi spalancati, meravigliandosi di essere appena nato; e forse, questo grande corteo di crimine, povertà, baraccopoli e canzoni passa, e non c’è nessuno a vederlo se non un piccolo uomo che vende molte copie dei suoi libri, e che guarda con occhi condiscendenti ciò che non capisce e non può capire. [p. 45]

Questo discorso ritorna anche nel terzo racconto della serie Racconti di un uomo che ha fretta, dove emerge spesso il paragone tra il grigiore del Nuovo Mondo e la grandezza delle città lasciate in Italia, senza nostalgia, ma con malinconica e attuale rassegnazione.

Lo sguardo di Carnevali sulle cose, sebbene vecchio di quasi cent’anni, è fresco e attento: gli bastano poche pennellate per inquadrare situazioni, persone ed emozioni, ed è ancora possibile per un lettore riconoscersi nelle sue parole e trovare un pezzo di sé. È ancora più importante, quindi, il lavoro di riscoperta che questa raccolta sottende, e leggerla può essere una piccola rivelazione.

Loreta Minutilli

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