Vade retro Amazon!

 

Cosa stiamo sostenendo quando compriamo libri online?
E perché è di vitale importanza tornare nelle librerie fisiche (e magari indipendenti)?

 

Una libreria non è solo un insieme di volumi alle pareti: è presidio di idee, è agorà dell’incontro  e del confronto. La libreria è agitazione e fermento di cultura e relazioni, che fa crescere una via, un quartiere, un paese, una città. Basti pensare all’importanza che La Pecora Elettrica ha avuto nel quartiere di Centocelle a Roma, e i vili attacchi subiti lo dimostrano. Oppure si pensi al caso eclatante della storica Libreria Laterza a Bari, che nel primo Novecento è stata ritrovo di illustri esponenti dell’antifascismo meridionale, un luogo in cui organizzare dissidenza e resistenza politiche e culturali. L’effervescenza intellettuale che l’animava ha nutrito di linfa vitale l’intero capoluogo pugliese.

Oggi un’idea di libreria siffatta subisce continue minacce alla sua esistenza: all’epidemia delle chiusure e dei fallimenti sopravvivono semmai le grandi librerie di catena. Nella maggior parte dei casi – le virtuose eccezioni ci sono – queste librerie cessano di essere Luoghi di identità per diventare quelli che Marc Augé definisce nonluoghi, ovvero spazi omogeneizzati e omologati, privi di identità, al pari di franchising di McDonald’s, Starbucks, Ikea, H&M, che gli individui frequentano nell’invisibilità e nell’anonimato, senza la possibilità di sviluppare relazioni.
La libreria indipendente, invece, sfugge a queste logiche, e rappresenta ancora un luogo vitale e vivo, autentico. Il libraio indipendente, eroe del nostro tempo, è spesso un personaggio senza macchia e senza paura, perché ha follemente deciso di basare il sostentamento proprio e della sua famiglia sulla vendita di libri.

Ma la libreria, che sia di catena o sia indipendente, è parimenti un bene pubblico da salvaguardare. La sua fisicità e la sua presenza sul territorio sono preziose, e messe a dura prova dai siti di e-commerce, in particolare Amazon. Se le librerie chiudono, se si instaurano dinamiche perverse, non è interamente colpa di queste piattaforme, è chiaro.  D’altronde sono stati pubblicati tanti articoli al riguardo.
Le intenzioni di questo articolo, invece, sono quelle di suscitare una presa di coscienza nei lettori. Dire che le cause sono del sistema editoriale, di sciagurate e negligenti politiche culturali, delle multinazionali e quant’altro, rischia di far credere che noi lettori, pur nel nostro piccolo, non abbiamo ruolo in questa triste pièce.

In realtà ognuno di noi ha una responsabilità. Già in Italia ci sono pochi lettori e si acquistano pochi libri: se poi quei pochi che si acquistano vengono comprati online (alcune fonti parlano circa del 25%), la situazione si fa più tragica. Chi ne rimette sono soprattutto le librerie indipendenti, ma gli effetti riguardano tutta la filiera della produzione libraia, come gli editori che sopportano condizioni vessatorie da parte di Amazon, con ulteriori esiti negativi; e anche le comunità di quartiere o di paese, a volte intere città, che subiscono gli effetti negativi di una libreria che muore.

Per illustrare quali sono gli effetti dell’e-commerce sulla filiera del libro abbiamo incontrato Nicoletta Maldini di Trame, da quattordici anni una delle librerie indipendenti più frequentate di Bologna.

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Nicoletta all’ingresso della sua libreria, nel centro di Bologna (foto di: angolazioni rotonde)

GR: Nicoletta, fai questo lavoro da trent’anni, com’è la vita di un libraio indipendente?

NM: Abbiamo aperto Trame nel 2005 con un prestito bancario. Dopo quattordici anni non ho ancora pagato tutti i debiti. La parte burocratica sulla piccola attività è mostruosa, con lacci e lacciuoli, e ci devi aggiungere i corsi per la sicurezza, e il pos ma la banca ci guadagna su, e il costo dei commercialisti perché la parte legale e contabile è talmente difficile che se non hai un commercialista dopo due anni sei chiuso perché hai sbagliato qualcosa… Adesso vogliono pure la cassa automatica per i corrispettivi. Sono caratteristiche legate al nostro paese, molto complesso, bizantino.

Ma a me questo lavoro piace, lo faccio volentieri, ed è un privilegio fare un lavoro che piace. Io non vedo l’ora di venir qui tutte le mattine, di aprire gli scatoloni novità, di avere la cliente che mi mette alla prova, che deve fare un regalo a sua cognata che odia e io devo cercare di farla uscire da qui con un pensiero che abbia un senso. Soprattutto a Natale vivo delle saghe familiari! E poi con una dimensione così piccola, le persone ti raccontano tutto. Quando vai a casa ti senti lo psicanalista di un film di Woody Allen. (ridiamo)

GR: Con l’acquisto in rete – e molto spesso anche in una libreria di catena – si perde tutto questo: la relazione, il confronto, la chiacchierata. Si impoverisce il nostro capitale sociale.

NM: Ma sai, in una libreria di catena è difficile perché ci sono ritmi di produttività. Non ci sono i tempi per parlare con un cliente. Io sono convinta che anche lì la bravura di un libraio, nella scelta dello scaffale, fa tanto. Qui invece il tempo per la chiacchiera è anche troppo, a volte diventa quasi patologico. Ma è anche il bello.
In una città come Bologna c’è un’altra cosa bella, ovvero che fra librai – indipendenti ma anche di catena – ci si sente tutti i giorni e c’è un gran passaggio di clienti e di informazioni. Quello che a Parigi è un dato di fatto, ovvero che le librerie sono tutte in contatto, si vedono a vicenda la giacenza e tu puoi avere un libro nel giro di un giorno, qui da noi si fa con una telefonata, ed è piacevole.

GR: Come sono cambiate le cose oggi rispetto a quando hai aperto? Ad esempio, secondo un’indagine di Internazionale, tra il 2007 e il 2017 solo a Roma hanno chiuso 223 librerie.

NM: Quando abbiamo aperto, nel 2005, il nostro era un settore in salute, un mercato accessibile, soprattutto per noi in una piazza come Bologna, con una vivacità culturale estrema. Poi ci siamo trovati tra il 2008 e il 2009 in piena crisi. Nel nostro settore in particolare, e ancor più per le librerie medio-piccole, si è fatta sentire di più e ci siamo ritrovati in una situazione di fragilità. Ma oltre alla crisi si sono aggiunti altri fattori. Se prima eravamo in una situazione proprio non concorrenziale, adesso le librerie di catena godono di sconti particolari, sono forti nelle trattative con gli editori, una forza che le librerie come la mia non hanno.
Poi chiaramente c’è stata la crescita strepitosa del commercio online, che ha cambiato tutta l’economia di mercato e che gode da parte degli editori di sconti maggiori.

GR: Qual è la differenza sul margine di guadagno di una libreria indipendente rispetto a una libreria di catena o a un colosso dell’e-commerce?

NM: Le librerie di catena hanno un margine diverso. Hanno anche dei costi diversi, ma a me risulta che su alcuni editori specifici abbiano degli sconti superiori al 40%. Qui da noi può capitare se negoziamo per un evento, per una fornitura scolastica, ma nella media 30-33%, a cui devi sempre sottrarre un 2% per le spese, e i resi li paghiamo noi. Per quanto riguarda Amazon, si parla con i miei colleghi di circa 15 punti percentuali in più, quindi il loro margine di guadagno può arrivare a superare il 50%.

Alla fine sarebbe bello avere un calmiere. Mi piacerebbe che la media di sconto – così bassa – che abbiamo noi fosse allineata a quella dei colossi. Ci porterebbe ad avere un margine maggiore. Saremmo più operativi senza essere con l’acqua alla gola. Ma anche il gruppo degli editori si è diviso. E ci sono editori che vogliono solo muoversi liberamente sul mercato. Però ci sono anche editori come E/O, che hanno detto no ad Amazon e hanno reinvestito su di noi, su una visibilità diversa.

GR: Per l’appunto Amazon impone delle condizioni sfavorevolissime agli editori, ancor più a quelli indipendenti. Ma siccome sempre più gente cerca e compra libri su Amazon, un piccolo editore è costretto a vendere i suoi volumi lì, altrimenti rimane invisibile.

NM: Parlavo proprio l’altro giorno con una piccola casa editrice, e mi dicevano che loro per vendere un libro su Amazon pagano addirittura, ci vanno proprio a rimettere. E/O ne è uscita perché non gli garantiva i margini di guadagno corretti, ma l’ha potuto fare perché è l’editore di Elena Ferrante. L’altra cosa che sappiamo tutti di Amazon è che non pagano le tasse qui. È vero che generano posti di lavoro ma non portano benefici al territorio. Portano al consumatore un beneficio che è una piccola marginalità di sconto. Ma si sa che quasi tutte le librerie offrono ai propri clienti fissi dei vantaggi.

 

NM: Noi librerie indipendenti siamo diventati dei panda alla moda. Che ci siano tutti questi romanzi che parlano di piccole librerie mi fa una gran tenerezza, ma anche una gran paura. Perché quando si parla di luoghi e persone in quel modo lì, ti sembra di essere in via d’estinzione.

 

GR: In realtà, le politiche di sconto che gli editori devono garantire ai colossi vanno sulle spalle dei lettori, perché fanno alzare i prezzi di copertina. Quindi un lettore compra un libro su Amazon perché da 20 euro, con il 15% di sconto, lo paga 17€. Ma senza Amazon quel libro probabilmente sarebbe già costato 17€. Quindi il risparmio è illusorio, è un inganno.

NM: Questo è sicuro. In Italia, comunque, c’è stato un doppio problema. Un po’ il passaggio lira-euro. In quel passaggio sono aumentati i prezzi dei tascabili. I prezzi in Italia non sono poi così alti rispetto agli altri paesi. Ma un secondo problema è che alcuni libri non arrivano mai tra i tascabili, perché la tiratura dell’uscita in rilegato non funziona abbastanza. Se teniamo un prezzo calmierato pian pianino potremmo arrivare a dei prezzi ragionati.

Il fatto che gli Oscar Mondadori siano arrivati a costare 14€ – che sono quasi 30 mila lire, mentre un tempo costavano fra le 10 e le 12 mila lire – vuol dire che il prezzo è triplicato. Tascabile significa che un libro se lo può permettere chiunque. In questo fa una buona politica Feltrinelli, che s’è mantenuta su prezzi sempre accettabili. I prezzi di Mondadori e Rizzoli invece sono cresciuti e di parecchio: peccato perché loro hanno in catalogo dei titoli indispensabili e con questo prezzo che sale fai più fatica, perché il potere d’acquisto dei consumatori non è aumentato.

GR: E questo rende inaccessibile la lettura a una soglia maggiore di persone. È uno sbarramento sociale. Perché chi non può permettersi di pagare 14 euro per un tascabile e magari vive in un paese in cui non c’è una biblioteca ben fornita, non potrà mai avere accesso alla lettura e alla cultura. Se non puoi pagare, resti ignorante. Ti viene precluso qualcosa di importante e dirimente per il tuo percorso di vita.

NM: Un progetto culturale di qualità dovrebbe dire: ogni scuola di ogni ordine e grado dovrebbe avere una biblioteca di almeno 200 pezzi, che ogni anno va integrata, per questo ci vogliono soldi pubblici. In Francia, in qualunque regione vai, anche i paesi più piccoli hanno biblioteca, mediateca e libreria. Come ci sono le edicole, che pure stanno venendo a svanire qui. Dove non c’è una necessità, non hai il bene corrispondente, ma la necessità va suscitata. L’Emilia-Romagna con il progetto Nati per leggere, partito una ventina di anni fa, ha forgiato una generazione di lettori.

GR: Si dimostra un problema profondamente politico oltre che culturale. Cosa si potrebbe fare allora?

NM: In Italia la libreria di quartiere non gode di un’attenzione dello Stato come in Francia e in Germania. In questi paesi il tetto dello sconto è fisso al 5% e da lì non si muove. In Germania se chiedi lo sconto in libreria, il libraio fa delle risate omeriche. Inoltre in alcuni dipartimenti francesi si offrono spesso alle librerie dei benefici. In alcune zone più periferiche la libreria viene supportata anche per l’affitto. Si fa in modo che nel territorio ci sia sempre una libreria, mediateca o biblioteca. In Italia invece sono calati pure i fondi per le biblioteche. Siamo in piena fragilità.

Un tentativo è stato fatto prima con la Legge Levi, che ha imposto il tetto di sconto al 15%, ma con la scappatoia delle campagne sconto a cui gli editori si arrampicano. Si sta cercando adesso di fare una legge che porterebbe lo sconto al 5% **. Il governo si concentra su campagne per la lettura, come Io leggo perché, ma in un paese come il nostro, con una fragilità endemica soprattutto di biblioteche, più che insistere sulla bellezza di leggere, si dovrebbe permettere di farlo veramente. Queste campagne di comunicazione hanno poi costi molto alti e sono spesso ridicole.

Ci dev’essere un investimento nazionale. Non si può alzare gli occhi al cielo ogni volta che escono le statistiche che ci fanno smarrire. Bisognerebbe chiedersi piuttosto: ma noi li stiamo formando i lettori? Ci sono i libri nelle case della gente? Bisogna dare strumenti di formazione (insegnati, bibliotecari), creare una passione, ed è dura, abbiamo perso molto, molto tempo.

GR: Dire che si tratta di un problema che richiede una soluzione politica, però, non deve far credere che le nostre scelte di consumo non abbiano un effetto. Con l’acquisto online si perdono molte cose, e non solo il capitale sociale come dicevamo prima. Il danno riguarda poi tutti, si percuote a valanga su chiunque, sulla comunità, e si espande a macchia d’olio.

NM: Tutti dovremmo ragionare su come compriamo. È  chiaro che ci sono titoli che non possono sempre trovarsi in negozio, ma sono ordinabili. La fretta, la fretta. Ci sono persino persone che ordinano su Amazon e mi chiedono: “Me li prendi tu i pacchi?” Ma io pago l’affitto qua! Mi dicono: “Eh mai io non sono mai in casa”. Ma allora vai il sabato in negozio con tuo figlio! Così viene a mancare tanto. Dove vanno a finire i lavori? Dove vanno a finire i negozi che rendono vivo un luogo?  Dov’è l’autenticità di una città se tutti i negozi legati al territorio chiudono? Se vendiamo solo piadine e i negozi sono tutti di catena, i nostri portici hanno la stessa qualità di autenticità o si va a perdere?

GR:  In conclusione, questo è un gioco che ci vede tutti perdenti. Chi vince è uno soltanto. Quel paio d’euro che risparmiamo acquistando online, che vale poco più di un caffè, ha un costo molto, molto, molto più grande.
Sta a noi decidere da che parte stare. Sta a noi decidere quale ruolo avere.

Giuseppe Rizzi

 


** Ndr: Il tetto di sconto al 5%, ad una prima impressione, potrebbe essere visto negativamente dai lettori. In realtà il provvedimento non andrebbe a colpire i consumatori, ma i siti di e-commerce. Questi non potrebbero così svolgere una concorrenza sleale nei confronti delle librerie, le quali non possono mai permettersi di far pagare un libro al 15% di sconto come invece fanno le librerie online. Ma a favore dei lettori ci sarebbe una compensazione: con un margine di sconto più basso, si potrà arginare l’aumento dei prezzi di copertina e ridurre il costo di un libro per tutti. 

5 risposte a "Vade retro Amazon!"

  1. Secondo me ci sono cose destinate a sparire, ma che possono e devono evolversi. Le librerie come concezione romantica (non nel senso amoroso, ma come luogo di convivio e scambio) sono tra queste. E’ un peccato, certo, ma “demonizzare” l’online è una sciocchezza, perché si sottolinea sempre e solo quello che si sta perdendo e mai quello che si ottiene, e non parlo solo di prezzo migliore o tempo risparmiato, ma anche di indotto (una volta di corrieri non ce n’erano così tanti, per dirne una), consapevolezza e confronto: sì, quel confronto di opinioni che nasce da una recensione o un blog (per i libri, ad esempio), che prima non esisteva.
    D’altro canto è consuetudine ripeterci che si stava meglio quando si stava peggio, no?
    E poi, tenendo conto dell’avanzare dell’e-reading, le librerie dovranno per forza cambiare in un modo o nell’altro… e questo è il pensiero di uno che legge solo libri cartacei.

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    1. Parlare di destino è solo un modo per convincersi che le nostre azioni non hanno un effetto, è solo un processo di dissonanza cognitiva per tranquillizzarci che il libraio in bancarotta o una filiera del libro disagiata non sono nostra responsabilità.
      D’altronde molte cose che dici a sostegno della tua tesi sono già state smentite all’interno dell’articolo.

      1. Tu parli di prezzo migliore, ma come spiegato, quello sconto è una illusione, è un inganno. I prezzi di copertina sono aumentati al punto tale che il libro scontato ha lo stesso prezzo che aveva un libro non scontato prima di Amazon.

      2. E poi, davvero crediamo che la scomparsa delle librerie sia compensata egregiamente dalla proliferazione di fattorini e corrieri Amazon sottopagati? Li ritieni allo stesso livello? Una città senza librerie ma affollata di camion Bartolini per te non ha perso nulla?

      3.E ancora: cosa c’entra la forma del lit-blog con gli e-commerce?? I blog esistevano da quando esiste il web, non hanno nulla a che fare con gli acquisti online. Ed esisterebbero anche se le librerie online non esistessero. Esisterebbero comunque anche se le librerie continuassero a navigare col vento nelle vele.

      Sinceramente trovo inquietante che una persona che dice di leggere non trovi nulla di sbagliato nel fatto che la più grande multinazionale del mondo (famosa per non pagare le tasse e per il modo in cui tratta i propri lavoratori) tenga sotto scacco l’editoria, imponga le proprie condizioni ingiuste, contribuisca a rendere ancor più fragile la filiera del libro e in generale produca effetti perversi sul mondo del libro, che non danno vantaggio a nessuno (se non il miraggio illusorio di un presunto risparmio) ma che anzi danneggiano chiunque (dai lettori agli editori agli scrittori ai librai ecc ecc).

      Non è demonizzare, questo. Non è tifare per Davide contro Golia. Io lo ritengo buonsenso, sostenuto e basato su fatti oggettivi e non su visioni romantiche..

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  2. Alcune osservazioni sulla tua interpretazione alla mia risposta:
    – destinate lo fai derivare da destino, e ci può stare, ma nel contesto è una previsione, non una sentenza. Quel secondo me doveva mettere sul chi vive, ma forse è passato sottotraccia: sono un sostenitore dell’Homo faber fortunae suae!
    – non mi piace quando mi si mettono in bocca cose che non ho detto: ho parlato in generale, non di Amazon e delle sue scelte industriali; non ho mai voluto vedere città intasate da furgoni che caricano e scaricano; ho messo in relazione l’ecommerce on i blog? No, ho solo messo in relazione il luogo fisico di ritrovo (la libreria) con quello virtuale del web. Cambierebbe qualcosa tra noi due se ci vedessimo a discutere? Forse sì, ma probabilmente non si sarebbe mai verificato senza questo supporto virtuale.
    – ci sono mestieri e professioni che negli anni (decenni, secoli) sono cambiati, si sono evoluti o sono semplicemente spariti: non tutte le cose sono eterne (penso che siano ben poche a esserlo – scusa il cinismo), però non lo reputo necessariamente un’involuzione.
    – sul discorso prezzo, che tu hai valutato solo in merito al prodotto libro (e posso anche credere, ma non sono nelle condizioni di dimostrare), non è detto che trovi uguale valore su altri prodotti.

    La mia non è una verità rivelata, ma solo un piccolo punto di vista personale che può piacere o no.

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