“I più grandi” musicisti della Guinea Bissau e le loro storie

I più grandi, Sylvain Prudhomme
(66thand2nd – trad. di A. D’Elia)

Siamo nella Guinea Bissau, una terra politicamente instabile, calda e colorata. Couto suona nei Super Mama Djombo, una band “sovversiva” che ha fatto la sua fortuna negli anni ’70. Ora non è più il chitarrista giovane e forte di un tempo, come non sono più giovani e forti i suoi compagni, ma i Super Mama Djombo rimangono un’istituzione e gli appassionati continuano a frequentare i concerti, le loro canzoni vengono mandate continuamente in radio, anche se una parte dei membri del gruppo originale si è allontanata per cercare fortuna fuori dalla Guinea Bissau.

I più grandi racconta una giornata nella vita di Couto: la sera ci sarà un grande concerto, l’evento che riunirà i vecchi e i nuovi membri, ma la giornata comincia nel peggiore dei modi, con una notizia destinata a sconvolgere la vita della band e dei suoi innumerevoli fan. Dulce è morta. Dulce, la celebre cantante del gruppo, che ha lasciato i Super Mama Djombo per assecondare la stabilità di un matrimonio conveniente, ma che è stata anche l’anima e il cuore della band, la ragione del loro successo. Dulce, il primo grande amore di Couto, mai dimenticato del tutto.

Sylvain Prudhomme accompagna il lettore in un viaggio nella storia recente della Guinea Bissau attraverso le memorie e i pensieri di Couto. Nell’arco di una sola giornata, il musicista vaga per la città ricordando gli anni d’oro della band, la sua relazione con Dulce e come tutto sia finito improvvisamente, senza un vero motivo, quando lei ha accettato la proposta di matrimonio del generale Gomes. Il percorso di Couto comincia nell’esercito, durante le guerre per l’indipendenza dal Portogallo, e prosegue attraverso vari colpi di stato, proteste, elezioni pilotate. Eppure a Couto non interessa raccontare la Guinea Bissau, lui si lascia solo guidare da ricordi personali, ispirati da piccoli eventi che gli accadono intorno, da persone che incontra lungo il suo cammino, da luoghi particolarmente importanti. È questo il vero cuore del romanzo di Prudhomme: una narrazione sospesa tra la Storia in senso universale e le vicende personali di un uomo che, pur essendo molto sensibile agli sconvolgimenti politici del suo paese, ha tutto meno che intenzione di approfondirli in una riflessione consapevole. Couto racconta se stesso, e così facendo racconta la Guinea Bissau.

Nato in Francia, Prudhomme ha vissuto e lavorato a lungo in Africa : non c’è da stupirsi quindi se vi ha ambientato buona parte della sua produzione letteraria. Tra le altre cose, Prudhomme ha scritto anche un paio di reportage: è bene sottolinearlo perché il rischio che si ricadesse in una formula simile, molto aderente al reale con il sacrificio dell’elemento narrativo, era concreto e forse quasi giustificabile. La maggior parte dei personaggi del romanzo, con l’eccezione importante di Couto e Dulce, esistono realmente. I Super Mama Djombo sono una vera band guineense dai toni sovversivi che ha avuto un certo successo internazionale negli anni ’70 e che continua ancora oggi a suonare. La loro filosofia, il loro sound traspaiono con chiarezza nel romanzo perché Prudhomme ha avuto occasione di parlare personalmente con molti di loro. Eppure, nonostante questo solido ancoraggio alla realtà, I più grandi è una piacevolissima narrazione intima, in cui la Storia emerge senza invadere lo spazio di Couto, dei suoi tormenti, dei suoi rimpianti, del suo amore ancora palpabile per Dulce.

È Couto quindi l’epicentro del racconto, un uomo giunto all’apice della sua carriera e ora costretto al declino. Al tempo stesso, accanto al protagonista si muovono personaggi secondari dall’innegabile fascino, come il povero Malam, uno dei cantanti storici dei Super Mama Djombo, che ora fa la fame in Francia, sperando di poter un giorno incidere un paio di brani. O ancora Thioume-C, il giovane leader degli Hard Core Side, una band rap che attira molta più attenzione dei vetusti Super Mama Djombo, ma che mostra rispetto, attenzione e soprattutto voglia di apprendere da Couto e il suo gruppo. Thioume-C li chiama garandi, che in creolo significa “grandi”, da cui il titolo del romanzo: il rapporto solo accennato tra Couto e Thioume-C rappresenta l’equilibrio tra una musica nuova, giovane e arrogante e un sound diverso, storico, ora un po’ stanco, ma che ha raggiunto vette straordinarie. Un equilibrio giocato però senza voglia di sopraffarsi e senza gelosia, con un tocco di rispetto e ottimismo.

Sono questi i personaggi importanti de I più grandi: quelli che, anche se appaiono secondari, hanno qualcosa da dire. Molto meno riuscita è la rappresentazione di Dulce, che ricorda quasi lo stereotipo della ragazzina bella e genuina con un lato fortemente sensuale, al punto che lo stesso nome, ispirato a quello della cantante Dulce Neves, in questo caso non fa altro che rinforzare l’immagine un po’ troppo idealizzata del personaggio.

Al di là di questa piccola imperfezione, I più grandi traccia un affresco impeccabile della Guinea Bissau. Sembra quasi di vedere i suoi colori sgargianti, di sentirne gli odori e il caldo afoso, grazie a una scrittura limpida e secca, fatta di frasi brevi e ritmate. È uno stile con un’identità forte, che dà vigore alla voce di Couto e trascina il lettore in un contesto nuovo, almeno per la maggioranza di noi europei, parlando però solo di emozioni umane.

Anja Boato

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