“Pensa il risveglio”: la narrazione come architettura

Pensa il risveglio, Alessandro Cinquegrani
(TerraRossa Edizioni, 2021)

Può una storia dai toni onirici, e fortemente centrata sul mondo interiore del protagonista, affrontare temi eticamente e politicamente impegnati? Quasi dieci anni dopo il suo esordio, Alessandro Cinquegrani torna al romanzo con un testo denso, in cui la narrativa dialoga con la Storia, il cinema e l’architettura. 

Il narratore, di cui non conosciamo il nome, si trova a fare i conti con la misteriosa sparizione del suo amico Lorenzo. I due stavano lavorando insieme a un film ambientato in una società distopica in cui l’eugenetica è diventata una sorta di religione di Stato. Il protagonista, seguendo le tracce di Lorenzo, inizia a trovare parallelismi tra le recenti vicende del suo amico e il soggetto cinematografico; allaccia i fili che collegano l’eugenetica della storia all’eugenetica propugnata dal nazismo, e in particolare alle figure di Josef Mengele, il medico che praticava esperimenti sui gemelli ad Auschwitz, e Albert Speer, l’architetto del Terzo Reich.

Questa successione di scoperte, però, non è la semplice ricostruzione del processo creativo di un regista, ma assume fin da subito una sfumatura sinistra: le coincidenze non sembrano vere coincidenze e ogni evento, anche il più insignificante, scatena strane associazioni mentali. Il protagonista –e, di riflesso, il lettore– si trova avvolto in una tela di sottotesti e rimandi che però paiono inaffidabili, così come è inaffidabile, vacillante e piena di crepe la realtà in cui si muovono i personaggi. Veniamo trascinati in un mondo straniato in cui le cose non sono semplicemente ciò che sono: un effetto accentuato dalla scrittura di Cinquegrani, perfettamente calibrata e ricca di immagini complesse (che talvolta però cadono in un eccesso di sofisticazione). Anche nei dialoghi c’è un senso di scollamento: le risposte non si incastrano bene con le domande, la conversazione devia continuamente dalle aspettative del lettore.

Il protagonista, nel frattempo, si insedia pian piano nella vita di Lorenzo: inizia una relazione con sua moglie Caterina, si trasferisce a casa sua, viene addirittura scelto per dirigere il sequel del film. Piuttosto che compiere delle scelte consapevoli, però, l’uomo sembra assecondare il corso degli eventi, fino a sentirsene sopraffatto. Nessuno, infatti, gli chiede conto delle sue azioni, e anzi tutti (a partire da Caterina) le accettano come qualcosa di completamente naturale: questo non fa che alimentare la sua paranoia, la sensazione che qualcuno stia manipolando la realtà, che Lorenzo si nasconda da qualche parte e gli stia tendendo una trappola. 

La vera ragione della scomparsa di Lorenzo, d’altra parte, resta sfuggente; sembra però legata, in qualche modo, a un’incrollabile coerenza con le proprie convinzioni, a cui si contrappone il trasformismo accomodante del protagonista. Questo è uno dei binomi attorno a cui ruota il romanzo, ed è anche l’elemento che lega i suoi tre piani narrativi: la Storia, il film, la vicenda del protagonista e di Lorenzo. In ogni universo c’è qualcuno che sparisce e si annienta pur di restare se stesso, e qualcuno che rimane, adattandosi agli eventi e traendone vantaggio. Così l’immaginario architetto Morini si specchia in Lorenzo e in Josef Mengele, che visse i suoi ultimi anni braccato dai servizi segreti israeliani, senza mai decidersi ad abbandonare la valigetta che custodiva le prove dei suoi crimini e che, pur condannandolo, costituiva il cuore della sua identità. Allo stesso modo Gerhard, allievo di Morini, è un alter ego del narratore e di Albert Speer, l’unico gerarca nazista che riuscì a ingraziarsi i giudici di Norimberga e a scontare solo vent’anni di carcere, mescolando abilmente verità e menzogna nelle sue confessioni. 

Non è un caso che tra i temi principali di Pensa il risveglio ci sia l’architettura: il romanzo stesso è un edificio dalla struttura molto complessa, articolato su più livelli e pieno di passaggi che li collegano. Proprio come elementi architettonici, coppie di concetti opposti ricorrono in forme diverse per tutto il romanzo, dando unità a questa varietà di temi e linguaggi: coerenza/trasformismo, decadenza/eternità, sparire/restare. Peraltro, neanche i tre piani già citati –Storia del Novecento, presente, futuro distopico– esauriscono del tutto l’universo del romanzo, perché la realtà in cui si muove il protagonista è continuamente indicata come inattendibile: è come se l’edificio avesse anche un quarto piano nascosto, di cui si intuisce l’esistenza ma che resta inaccessibile, e che rende vacillanti gli altri tre. 

Il ruolo dell’architettura nella storia fa pensare a Inception di Christopher Nolan, non a caso citato esplicitamente verso la fine del romanzo. Il discorso di Cinquegrani, però, è anche fortemente radicato nella Storia del Novecento: a questo proposito, è molto interessante la scelta di parlare del nazismo da un punto di vista inusuale, concentrandosi sui destini dei criminali di guerra dopo la caduta, e di indagare due diverse incarnazioni del male attraverso le figure di Mengele e di Speer.

Tuttavia nel corso della lettura, man mano che emergono i parallelismi tra le varie vicende, si ha l’impressione che il nazismo perda la sua dimensione politica per diventare una categoria dell’immaginario, a cui le persone possono attingere per raccontare i rapporti tra di loro, le loro meschinità e i loro tradimenti. Se lo chiede il narratore stesso:

«Ma perché allora parlare di nazisti per parlare di noi, io e lui? Perché parlare di queste persone, di questi mostri, anziché di persone normali, perché?» [pag. 81]

La risposta di Lorenzo, per quanto sibillina, fornisce già un indizio per decifrare il complesso enigma del romanzo:

«Perché è solo nello scandalo dell’estremo che l’uomo rivela se stesso.» [pag. 81]

E infatti il finale di Pensa il risveglio restituisce i temi trattati alla loro dimensione etica e politica. In mezzo ai due estremi dell’annientamento e del trasformismo, emerge quello che è forse il nodo più profondo del romanzo: la responsabilità del singolo, il filo rosso che collega le piccole azioni a quelle grandi e il personale al politico. Il peso delle scelte quotidiane che ci consentono di vivere con dignità, che nel loro piccolo vanno nella stessa direzione dei nostri principi: in spregio a ogni norma architettonica, dunque, la pietra angolare del romanzo è quella che viene posata per ultima. 

Benedetta Galli

In evidenza: foto di Adam Jones, Ph.D. modificata, Attribution-Share Alike 3.0 Unported license

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