La scrittura dell’urgenza: intervista ad Alcide Pierantozzi

L’inconveniente di essere amati, Alcide Pierantozzi
(Bompiani, 2020)

l'inconveniente di essere amatiAlcide Pierantozzi ha esordito nel 2006, poco più che diciottenne. Io l’ho scoperto alcuni anni fa, con un libro pubblicato da Rizzoli che si chiamava Ivan il terribile. Mi ricordo che c’erano dentro Amici, la musica di Mariah Carey e dei Tokio Hotel; sono rimasto colpito dal fatto che i personaggi di quel romanzo parlavano come me. Quest’anno, dopo un periodo di silenzio, è uscito per Bompiani L’inconveniente di essere amati, il racconto di un cantautore, Paride, che torna da Milano nel luogo dove è nato, in Abbruzzo. Dopo averlo letto ho chiesto ad Alcide di concedermi un’intervista; volevo capire come si pone uno che scrive in quel modo. Abbiamo fatto una videochiamata su Facebook; lui era seduto sul divano in una felpa extralarge e ha risposto alle mie domande con una spontaneità che mi lasciava spesso disarmato. Allora ho pensato che la grandezza di un autore sta in questo: nel fatto che non mette alcun filtro, nel fatto che è le storie che racconta. Continua a leggere

Ignorantocrazia: rivalutando la cultura pop

Ignorantocrazia, Gianni Canova
(Bompiani, 2019)

Gianni Canova è un intellettuale che io ho sempre apprezzato: lo ascolto volentieri, mi piace ciò che dice e come lo dice, in un momento storico nel quale alla forma non viene mai dato il giusto valore e spazio. La forma è bella, anzi: la forma è bellezza.

Ignorantocrazia è l’ultimo saggio di Canova uscito per Bompiani. Fatta eccezione per l’accorta e accorata introduzione sullo stato pietoso dell’analfabetismo funzionale (definizione molto in voga ultimamente) in cui versa il nostro Paese, il testo è una raccolta di saggi – molto accademici – su quattro arti: il fumetto, il romanzo, la televisione e il cinema. Ognuna di queste quattro arti viene analizzata attraverso l’esempio di un’opera ai tempi considerata “pop”. Tex, i noir di Giorgio Scerbanenco, la serie La Piovra e i film di Ettore Scola (il quale non ho mai considerato realmente pop, ma tant’è). Continua a leggere

Shakespeare, Melville, e il “Moby Dick” di Orson Welles: il teatro della parola

«Ovviamente Moby Dick è un romanzo e non un testo teatrale.
Contiene creazioni impossibili da riprodurre su qualsiasi palcoscenico:
una nave, il Pequod, le balene, il Leviatano, il vasto oceano.»
(Charles Olson, Call me Ishmael, New York, 1947, pp. 67)

Nel novembre 2018 è uscito in libreria, per l’irriverente collana Piccola biblioteca di letteratura inutile di Italo Svevo, un libricino davvero prezioso: Moby Dick – Prove per un dramma in due atti (tradotto da Marco Rossari e introdotto da Paolo Mereghetti), testo di una piéce teatrale scritta dal regista americano Orson Welles. L’opera non è tanto un adattamento del romanzo di Melville, quanto più una riscrittura in cui si incastrano vari piani interpretativi, come quello rappresentato dall’opera di William Shakespeare, che da sempre ha ispirato sia Melville che Welles: vediamo un po’ in cosa consiste il rapporto intertestuale che li lega, e quali sono gli elementi più interessanti della pièce di Welles.

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Eka Kurniawan e la quiete dopo la vendetta

Mia è la vendetta, Eka Kurniawan
(Marsilio, 2019 – trad. M. Rossari)

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Ad Ajo Kawir non diventa più duro. Non è che si sia stancato delle donne o che non gli piacciano più, semplicemente il pisello non gli tira. Tutto è iniziato anni fa. Da bravo adolescente voyeur, si appostava fuori dalle case per vedere la gente scopare; aveva individuato una donna che a una certa ora, puntuale, si spogliava: in giro si diceva che fosse pazza, non per questo era meno eccitante – almeno, Ajo la trovava decisamente eccitante, e allora si appostava ogni giorno vicino alla finestra per vederla nuda, si infilava una mano nei pantaloni, guardava, nient’altro. Una volta mentre spiava sono arrivati due poliziotti. Sono entrati in casa, hanno cominciato a violentare la donna. Ajo ha continuato a guardare, immobilizzato dal terrore, i due l’hanno beccato, l’hanno tirato dentro e l’hanno costretto a fare quello che facevano loro. Da quel momento, il pisello di Ajo Kawir non si è più svegliato.

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“The Children Act” e i suoi dilemmi morali

La ballata di Adam Henry, Ian McEwan
(Einaudi, 2016 – trad. di S. Basso)

la ballata di Adam Henry copertinaThe Children Act, titolo originale del romanzo di McEwan, torna a far parlare di sé quando Richard Eyre ne dirige l’attesa trasposizione cinematografica. Sul grande schermo, il volto di Emma Thompson esprime tutta la rigidezza morale, la fierezza e le ambiguità di Fiona Maye: un giudice rispettato, una moglie tradita, un piccolo gioiello di complessità psicologica attorno a cui prende forma, tassello dopo tassello, La ballata di Adam Henry. Continua a leggere

“D’amore e baccalà”, il romanzo di Alessio Romano fra le strade di Lisbona

D’amore e baccalà, Alessio Romano
(EDT, 2018)

cover_altaImmaginate di essere partiti. Di avere lasciato l’Italia con una valigia riempita da pochi vestiti e tanti libri, di ritrovarvi a nell’affascinante capitale del Portogallo e di avere affittato un appartamento in rua do Recolhimento. Avete fame e allo stesso tempo avete voglia di vedere Lisbona nuda, esattamente per com’è quando non ci sono i turisti attorno. Così uscite e prendete il celebre Tram 28, dal quale poco dopo accidentalmente cadete.

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“I diari bollenti di Mary Astor”, lo scandalo che fece tremare Hollywood

I diari bollenti di Mary Astor: il grande scandalo a luci rosse del 1936, di Edward Sorel

(Adelphi)

 

Prima ancora di essere conosciuto nelle vesti di scrittore, Edward Sorel è un famoso graphic designer e un ottimo illustratore, originale e talentuoso nelle sue caricature e nei disegni spesso ironici (se non irriverenti) con cui abbellisce le copertine di testate come The New Yorker, The Nation o The Atlantic. Il suo debutto in libreria risale ai primi anni ’60, e da allora non ha mai scisso l’aspetto più narrativo e letterario delle sue opere dall’elemento grafico, principale cavallo di battaglia di Sorel. È innegabile che anche I diari bollenti di Mary Astor, sua prima vera pubblicazione a essere tradotta in italiano, attiri inizialmente l’attenzione grazie all’aspetto più meramente grafico.

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“Sono puri i loro sogni”, dice Matteo Bussola ai genitori, parlando dei figli da crescere

Sono puri i loro sogni – Matteo Bussola
(Einaudi)

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La mancanza di una preparazione adeguata per fare i genitori si fa sentire spesso, in Italia e all’estero. Che si tratti di una formazione “sul campo”, di veri e propri corsi, di riflessioni basate sul buon senso e maturate negli anni, di insegnamenti dedotti dall’esperienza altrui, servirebbe che qualcuno segnalasse a chi ha dei figli non tanto cosa è giusto e cosa è sbagliato, quanto quale atteggiamento può essere sano e quale no.

Ecco perché una pubblicazione come quella di Matteo Bussola per Einaudi Stile Libero è particolarmente preziosa: si tratta di una lettera aperta e allo stesso tempo di un lungo racconto di vita, di un’argomentazione delicata e piena di esempi, di un vero e proprio vademecum e sicuramente anche di una lezione preziosa. Sono puri i loro sogni si concentra, infatti, su uno specifico aspetto del rapporto genitori-figli, ovvero quello che ingloba il rapporto con gli insegnanti e con l’intero mondo scolastico.

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