“Mi ricorderò di te”: l’umanità tecnologica nell’esordio di Mary South

Mi ricorderò di te, Mary South
(Pidgin, 2022, Trad. Stefano Pirone)

Nel maggio del 2020 per le strade di Madrid apparirono dei cartelloni pubblicitari di Netflix che annunciavano l’uscita della sesta stagione di Black Mirror. Le locandine erano composte più che altro da un grande specchio e da una tagline che annunciava che la serie era già in onda, in quell’esatto momento, nella vita reale. Il riferimento era chiaramente alla situazione pandemica, che con i confinamenti domiciliari dei primi lockdown e con la socialità spostatasi quasi esclusivamente nel mondo digitale rendeva la realtà spaventosamente simile alla celebre serie tv distopica.

La campagna era un falso, o meglio, era il progetto di alcuni studenti di una scuola di pubblicità. Netflix non c’entrava nulla. Anzi, il creatore della serie Charlie Brooker dichiarava proprio in quei giorni che il futuro della serie era a rischio proprio a causa dei rallentamenti dovuti alla pandemia.

Mentre la realtà iniziava a sfiorare la distopia, il racconto di questa stessa distopia che Black Mirror stava portando avanti si è interrotto. La sorte inversa è toccata invece a Mi ricorderò di te, esordio di Mary South, uscito negli Stati Uniti in pieno lockdown. Come nella serie televisiva britannica, nei dieci racconti della raccolta viene trattato il tema dell’impatto della tecnologia nella nostra società attraverso atmosfere distopiche . Due anni dopo il libro è arrivato in Italia, edito da Pidgin, con la traduzione di Stefano Pirone.

Come in Black Mirror le storie di Mi ricorderò di te si possono distribuire lungo uno spettro in base a quanto si allontanano dal realismo per avvicinarsi al perturbante.

All’estremo distopico c’è il racconto che apre la raccolta Keith Prime, ambientato in una fabbrica di replicanti, nella quale uno di questi, un Keith, inizia a prendere coscienza e viene affidato a una delle infermiere della struttura. All’estremo realistico si situa, invece, L’età dell’amore, che racconta la storia degli anziani ospiti di una casa di riposo che iniziano a telefonare alle linee erotiche, mentre gli impiegati ascoltano e registrano le loro conversazioni. Si può situare in questo estremo anche il racconto che dà il titolo alla raccolta, già apparso sul New Yorker. La storia di Mi ricorderò di te segue le vicende di una giovane moderatrice di contenuti che lavora per “il più grande motore di ricerca al mondo”; Dopo giornate intere passate a visionare omicidi e pedopornografia, stalkera sui social network il ricco capitalista della Silicoon Valley che l’ha violentata.

In mezzo c’è lo spazio per tutto un universo di narrazioni a tratti surreali. Da Architettura per mostri – un’intervista a un’archistar che realizza abitazioni ispirate agli organi deformi della figlia – a L’ostello promesso, i cui ospiti maschi, tutti a vario titolo disturbati, sostituiscono a turno la cena con il latte del seno di Maddy, giovane madre che ha da poco perso il suo bambino. Il picco dell’ambiguità viene raggiunto col racconto Non è Setsuko, il quale narra di una madre che dopo aver perso tragicamente la sua bambina di dieci anni partorisce un clone, facendole rivivere, nel dettaglio, tutti i ricordi della primogenita.

In tutti i casi è evidente come il tema della tecnologia sia sempre al centro del discorso. Senza dover ricorrere per forza a esagerati futurismi, South riesce a raccontare e criticare il rapporto contemporaneo fra l’umano e il tecnologico in sfere diverse: quella sociale, grazie a un ritratto caustico del mondo tech californiano, quella dei media, raccontando (in Per salvare l’universo, dobbiamo anche salvare noi stessi) il mondo a volte feroce del fandom e la parabola discendente di un’attrice di successo; quella del corpo, adoperando spesso un linguaggio medico e desumendo ambientazioni e personaggi da un universo vagamente ospedaliero o infermieristico.

Ma uno dei temi più interessanti, non immediatamente visibile perché oscurato dall’evidenza della tecnologia, è quello della condizione femminile. Le donne di Mary South sono come confinate in un ruolo di cura. Madri, infermieri, perfino balie per adulti, i personaggi femminili di Mi ricorderò di te inseguono di continuo i bisogni e i desideri degli uomini. Tuttavia, ciò non deve indurre a pensare che tutto questo le ponga in una condizione di sottomissione, tutt’altro. La relazione con i bisogni e i desideri degli uomini e sempre subordinata alle necessità proprie delle donne. Maddy allatta gli uomini dell’ostello per colmare il vuoto della perdita del figlio; un’infermiera si prende cura del Keith cosciente, con pieno e sincero affetto e non esiterà a prendere una netta posizione quando la situazione lo richiederà; la cura della protagonista dell’ultimo racconto per la figlia Setsuko è una cura che risponde alle esigenze ossessive personali. In tutti i racconti i personaggi femminili sono sempre corde tese fra i traumi individuali e il bisogno di accudimento di qualche uomo.

Tuttavia, nonostante l’originalità delle trame dei vari racconti, gli elementi più innovativi di questa raccolta si trovano sul piano stilistico e formale. Per ogni racconto Mary South costruisce strutture e intrecci molto particolari, spesso in accordo ai contenuti narrativi. Il picco di questa originalità si raggiunge probabilmente in Domande frequenti sulla tua Cranotomia, nel quale delle FAQ di carattere neurochirurgico si trasformano progressivamente nello sfogo personale della dottoressa che le ha redatte. È davvero affascinante osservare il modo in cui non solo le risposte, ma anche le domande stesse si allontanano dalle specifiche dell’intervento per indagare la vita personale della donna, il suo lutto recente e la sua frustrazione nella crescita dei figli adolescenti. Parallelamente a queste particolari strutture narrative, in alcuni racconti Mary South adopera spesso uno stile pindarico: cambia argomento da una frase all’altra, per poi tornare a quello precedente, facendo sì che in alcune pagine la trama della storia compaia agli occhi del lettore soltanto attraverso un mosaico più ampio. Uno stile che però non risulta troppo caotico e trasmette invece la cifra stilistica personale e originale dell’autrice.

Ad ogni modo, dalla prima persona plurale di Per salvare l’universo dobbiamo anche salvare noi stessi alla doppia intervista sfalsata di Architettura per mostri, tutti i racconti sono prove riuscite di sperimentalismo stilistico. Uno sperimentalismo, però, non sempre e comunque originale. Riecheggiano, fra le pagine di Mi ricorderò di te, le voci di altri grandi della letteratura americana, dalla distopia di Margaret Atwood al postmoderno di David Foster Wallace, passando anche per un misto di grottesco e critica sociale che richiama i romanzi e i racconti di Chuck Palahniuk. La nobiltà artistica dei genitori letterari di South non è assolutamente sindacabile, ma a volte le atmosfere tratteggiate e i topoi narrativi si spingono un po’ più in là rispetto alla semplice ispirazione: la sensazione è a tratti quella del già sentito, e l’originalità va sfumandosi.

Anche se il lettore italiano perderà quella curiosa lettura paratestuale che le restrizioni dettate dalle prime fasi della pandemia avevano conferito alla pubblicazione americana, Mi ricorderò di te resta una raccolta interessante, in cui il rapporto fra umano e tecnologico è affrontato da una prospettiva originale, riassumile nel desiderio di individuare «un’opzione “visualizza sorgente”» dietro le persone (cit. p. 158). South non ci mostra direttamente quell’opzione, ma ci prende per mano mentre clicchiamo tasto destro e ci avventuriamo fra le righe di codice che compongono l’umanità.

Giuseppe Vignanello

Foto in evidenza di Pheladi Shai da Pixabay

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