Il desiderio di essere La più brava

La più brava, Carolina Bandinelli
(Nutrimenti, 2024)

La più brava copertina

In Guida perversa al cinema, Slavoj Zizek utilizza i film per parlare di desiderio e di come il cinema sia in grado di influenzare i nostri sogni e voglie. Parlando di Persona, capolavoro di Ingmar Bergman, il filosofo sloveno si sofferma su una scena in particolare: il personaggio di Bibi Andersson confessa a quello di Liv Ullmann di aver avuto una esperienza extraconiugale, una piccola orgia sulla spiaggia qualche anno prima. Secondo Zizek, questa è una delle scene più erotiche della storia del cinema perché è un monologo senza immagini, Bergman non mostra dei flashback ma lascia che siano le parole a creare la scena nella mente dello spettatore. La sua tesi è che per gli uomini la pulsione è fisica, diretta, masturbatoria, si attiva solo se riferita alla fantasia a loro più congeniale; per le donne l’atto sessuale è sì piacevole, ma il vero godimento non si ottiene nel sesso bensì nel raccontarlo dopo, perché il desiderio intimo femminile è laterale, distaccato, bisognoso di inquadrarsi in una narrazione.

Non ho potuto non pensare a questa riflessione di Slavoj Zizek durante la lettura di un passaggio presente in La più brava, romanzo d’esordio di Carolina Bandinelli pubblicato da Nutrimenti nella collana Greenwich Extra:

Kelly e Megan dicono che il sesso non è male ma che la parte migliore è il prima, prima che accada, vestirsi e truccarsi con le amiche nei bagni comuni dello studentato, e dopo che è accaduto, raccontarlo alle ragazze davanti a una scodella di ramen contro l’hangover.

Vuoi vedere che il punto poi è parlarne con le amiche? Che in fondo gli uomini sono solo apparentemente centrali, pensa Emma, e il pensiero la rallegra. Subito dopo pensa anche che la situazione si potrebbe interpretare in modo opposto, cioè che per parlare con le amiche c’è bisogno di parlare di uomini. Cosa sarebbe successo se avessero parlato d’altro?

Emma, la protagonista del romanzo, ha trentasei anni e abita a Londra, dove insegna. Le facciamo compagnia in una giornata casuale della sua vita, per ventiquattro ore, da quando si sveglia a e si inoltra nella quotidiana avventura di prendere le coincidenze dei treni in ritardo per andare in università, le chiacchiere coi colleghi, il salto al supermercato dove rubare l’occorrente per preparare la cena per le amiche che la verranno a trovare. Ogni momento è un pretesto per alimentare un costante flusso di coscienza che ci permette di scoprire molto di Emma, del suo passato e delle sue ossessioni, di come è arrivata dove è ora. Sempre citando Zizek, il problema per Emma non è soddisfare i propri desideri, ma capire che cosa vuole realmente: è convinta della casa che ha comprato insieme al suo compagno? È davvero contenta della sua vita? Vuole avere dei figli oppure no?

Il desiderio è centrale in La più brava. Come la Madame Bovary da cui prende in prestito il nome, Emma è definita dalla distanza che ritiene di avere tra sé stessa e ciò che desidera: da bambina voleva essere la migliore amica di Violante ma venne rimpiazzata da un’altra; voleva un cane, “forse un maltese meglio ancora, ma anche un barboncino sarebbe andato benissimo” ma i genitori non lo ritenevano possibile; vorrebbe una Grande Casa Ideale con le finestre bovindo o con un giardino pieno di fiori, ma non se lo può permettere. Voleva vivere una vita senza freni come il suo ex Dani, o in controllo del proprio corpo e degli uomini come faceva l’ex amica Irene; il passato è un continuo confrontarsi con le scelte che ha compiuto, e quelle che non ha potuto fare. Vuole essere come le altre donne, perlomeno quelle che sanno che cosa cercano, sanno come si diventa adulte.

Aveva iniziato a masturbarsi pensando alle clavicole e ai seni piccoli di Justine mentre il suo corpo si trasformava gradualmente nel corpo di tutte le donne che aveva osservato, le donne altre, di cui aveva studiato il comportamento per coglierne il segreto, le donne a cui essere donna riusciva meglio: le più brave.

Nell’affrontare il senso di inadeguatezza di una generazione di ragazze insoddisfatte, attraverso un taglio femminista e un linguaggio sagace e originale, Emma si affianca a molte (anti)eroine dissacranti e disadattate degli ultimi anni in letteratura e in televisione (in particolare Fleabag e Crazy Ex-Girlfriend). La più brava costruisce un curato ritratto psicologico e tratta con profondità sia dubbi quotidiani che traumi familiari, alleggerendo il tutto con paragrafi brillanti (segnalo solo un raffronto tra farmacie inglesi e italiane, e una riflessione sullo struggimento dei poeti maschi rispetto ai pianti per amore di Emma, grandi esempi di talento comico), droghe e sesso.

Emma risponde che una famiglia ce l’ha, T. e il gatto, e poi Ettore e la comunità di tutti gli amici, e comunque la famiglia è quel luogo in cui si originano tutti i traumi e le sofferenze peggiori, quindi, non è sicura di volerne una di quel genere. Poi dice un paio di frasi che contengono le parole ‘genitorialità biologica’, ‘adozione’, ‘cura diffusa’, arriva persino a dire ‘porti aperti gambe chiuse’. Questo dovrebbe bastare a metterle a tacere per un po’, e poi è pronto il salmone.

La qualità migliore di questo esordio letterario, tra i migliori dell’anno, è forse proprio la capacità di incanalare tutti questi elementi descritti in un torrente di pensieri, ordinato e al tempo stesso coinvolgente. Carolina Bandinelli è insegnante e ricercatrice (sempre quest’anno ha pubblicato per Laterza Le postromantiche: sui nuovi modi di amare) e la formazione accademica si intravede nella chiarezza d’intenti con cui prima introduce e poi collega i vari elementi che inserisce nel discorso, unendo i puntini per creare un personaggio complesso e affascinante. Alla fine de La più brava forse non sapremo se Emma ha trovato una risposta alla questione della maternità, se ha capito che tipo di donna è o vuole essere, cosa desidera. Ma avremo conosciuto una persona che condivide con noi dubbi e insidie del nostro tempo, una che come noi preferirebbe essere gli altri.

Stiven Zaka Cobani

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