Oppure il diavolo, Luca Tosi
(Terrarossa, 2025)
Oppure il diavolo, romanzo di Luca Tosi per Terrarossa, fa parte di una costellazione di romanzi che ci portano all’interno della provincia italiana. In comune con autori come Grigolo e Armano (ne parlo qui e qui), vi è la crudezza dell’ambiente provinciale, la sensazione di sentirsi fuori posto, un mondo popolato di personaggi dentro i quali – alla Twin Peaks – germina il seme del male o dell’ottusità, quando non entrambi.
Luca Tosi ci porta a Poggio Berni, frazione romagnola, tramite un protagonista, Natale, che vi è nato e cresciuto. Poggio Berni, per Natale, è un recinto, un luogo che gli sta stretto, nei suoi spostamenti tra la casa della madre – che un figlio non l’ha mai voluto –, il bar dell’Angela e i laghetti della FIPS – «cinque pozzangheroni verdognoli, uno più torbido dell’altro» (p. 34), locus amoenus per la sua iniziazione alla sessualità.
Il protagonista – e voce narrante – è esuberante, cerca di riempire la realtà con le parole, in contrasto aperto con la madre che lo ha oppresso («Parole sempre poche, mia mamma. In giro salutava appena, poi via per i fatti suoi» p. 23), e con gli altri personaggi che popolano Poggio Berni, con cui entra in contatto solo tramite brevi dialoghi. La realtà interiore, verbosa, che necessita di esprimersi – talvolta recuperando gli strumenti per farlo dal dialetto – rimane introiettata, inespressa ad alta voce, non portata all’esterno, dove dominano le frasi corte, i cenni con la testa, il silenzio e la fretta.
Natale non trova spazio per un dialogo, e per quanto non sia una voce narrante colta, lo è più dei personaggi che popolano il suo mondo: la madre in primis («Non l’ho mai vista aprire un libro, interessarsi a qualcosa. Meno ce la metteva, la testa nelle cose, meglio stava» p. 23), ma in generale la realtà del paese, soprattutto se confrontata con la vicina città di Faenza («C’era il cinema all’aperto. Eventi culturali così, a Poggio Berni, mai visti neanche con il binocolo» p. 17). Unica eccezione, l’altra voce in grado di comunicare con Natale è quella dell’amico Cesarino, dispensatore di aforismi su destino e libertà, che il protagonista considera un mentore.
Tre temi principali ricorrono e si intrecciano nel romanzo: la morte, la libertà, il male. Natale è un personaggio indeciso, che sebbene sia cosciente che la morte, per dirla con Heidegger, è per l’esserci la possibilità di non-poter-più-esserci, alterna tra fasi di accettazione – e, con un pietismo cristiano, anche l’ipotesi dell’assunzione su di sé della morte che la madre deve esperire – a fasi di rifiuto, in cui trae giovamento dall’aver scampato la possibilità del non poter più esserci, sorte invece toccata ad altri conoscenti di Poggio Berni.
Allo stesso modo Natale si rapporta al tema della libertà. Cresciuto da una madre, che come già detto, non avrebbe voluto figli, ha sviluppato un atteggiamento ambivalente dei confronti della figura materna: sebbene più volte ritorni sul tema dell’anaffettività e del reciproco ignorarsi («stavam in pace, io e lei, solo se io ero in una stanza e lei in un’altra» p. 23), quando la madre è vicina alla morte si dice disposto a sostituirsi a lei; e una volta possibile l’uscita dalla gabbia che la figura materna costituiva per lui, non cerca di liberarsi del tutto della sua presenza, ma di tenerla chiusa nella camera da letto, presenza-assenza che ancora infesta la casa. Come per il pappagallo che decide di liberare, Natale si trova a porre le stesse domande per la sua vita: «la sua libertà m’era sembrata una fregatura: gli avevo complicato la vita? Caparsi da solo un nido e da mangiare, insomma, arrangiarsi, non esser più accudito da nessuno, è libertà?» (p.22).
Come il titolo del romanzo suggerisce, in Oppure il diavolo è presente il tema del male. Con manicheismo il protagonista cerca di indirizzare la propria vita, tentando una scelta definitiva tra dio e il diavolo, il primo in quanto figura consolatoria ma che non dà garanzie, il secondo con il quale invece si può stipulare un patto, vendere l’anima: una certezza. L’altra certezza di Natale è che qualcosa di diabolico sia presente in ogni essere umano, soprattutto a Poggio Berni, soprattutto dentro di lui.
Questo intrecciarsi di riflessioni ci porta a una soluzione definitiva, un finale che apre uno scorcio, una nuova possibilità di vita: che sia stato il protagonista stesso ad agire, oppure il diavolo?
Enrico Bormida
Immagine di copertina: Giovanni di Paolo, Antiphonary IV, Office of the Dead (ca. 1442), Biblioteca comunale degli Intronati

