Corpi non conformi, “Altra pelle” di Alice Cervia

Altra pelle, Alice Cervia
(Lumien, 2026)

Chi scrive conosce la penna affilata di Alice Cervia, la sua sensibilità, la sua preoccupazione per il periodo buio che stiamo vivendo e la sua naturale propensione verso il realismo magico. Sono tutte caratteristiche che non è difficile rintracciare all’interno di Altra pelle, novella uscita nel 2026 per i tipi di Lumien nella collana Scintille, diretta da Marta Monsellato, di cui fanno parte anche Country Horror Cyber Show di Venus Marion e Cora di Irene L. Visentin.

Inquadrare Altra pelle in un unico genere non è un’operazione semplice, perché mescola elementi di ucronia, fantasy storico, weird, giallo e body horror. E il fatto che sfugga a un’etichettatura rende il libro ancora più coerente con i temi trattati al suo interno e con la volontà del testo e dell’autrice.

«Nella maggior parte di noi, non per tutti è così, la pelle è l’organo fondamentale, è ciò che ci rende diversi. Gli Altra Pelle hanno iniziato a chiamarci, questo forse non lo sapevi. Ci chiamano così quando il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato ci interna o manda al confino». 

Al centro di Altra pelle ci sono dei corpi non conformi, con peculiarità fisiche che li rendono diversi dalla maggior parte della popolazione. Il romanzo è ambientato durante il fascismo a Castelnuovo Magra, in Liguria, la terra d’origine di Alice Cervia, e, attraverso gli occhi del mutaforma semi immortale Arrigo, racconta della persecuzione attuata nei confronti di Marisa-Adelmo, nonché di altri individui, tutti accomunati dalla medesima condizione, che assume sfumature diverse a seconda del soggetto.

Salta subito all’occhio l’inquietante similitudine con i tempi moderni, in cui è in atto un pericoloso tentativo di repressione di tutto ciò e tutti coloro che non si conformano a quanto viene contrassegnato come “normale” e “naturale”, due parole che, usate in certi contesti, spaventano tanto quanto la caccia agli Altra Pelle descritta nella novella di Alice Cervia.

«Come i sovversivi, i comunisti, gli anarchici, noi Altra Pelle veniamo monitorati, schedati e registrati nel casellario politico centrale. Sempre più spesso veniamo catturati e studiati, sempre più spesso scarnificati e uccisi. Quando accade, quando uno di noi viene torturato fino alla morte, la scheda è chiusa e marchiata come pratica evasa».

Tra i personaggi più interessanti c’è Marisa, la cui particolarità è assumere sembianze maschili (Adelmo) in momenti di rabbia o shock, ma anche a comando. Presa di mira sin da bambina, ha vissuto sempre tra fughe e nascondigli, fino a un progetto di ribellione condiviso con altri compagni, la cui realizzazione è tuttavia incerta. Marisa-Adelmo ricorda Orlando di Virginia Woolf e ci rammenta anche che certe discriminazioni passino dal genere e dall’identità di genere.

A proposito di questioni di genere, nel romanzo si parla anche dell’elevato numero di donne che durante il fascismo sono state rinchiuse in manicomio perché considerate isteriche e che invece avevano solo un temperamento più passionale o un carattere indomabile. Anche di questa forma di oppressione le donne conservano ancora qualche strascico. Nel libro a finire negli istituti di cura non sono solo le donne, bensì anche gli Altra Pelle.

«I manicomi dell’era fascista sono pieni di donne bollate come isteriche, loquaci o sessualmente disinibite, madri contro natura, esseri non conformi insomma. La condizione di donna è la difformità maggiore di tutte».

In chiusura, un dovuto accenno anche ad Arrigo, che ha vissuto tanti secoli (vedi Orlando di Virginia Woolf), anche lui a scappare, a cercare di uniformarsi, ad aiutare i suoi simili. È l’ormai stanco e disilluso Arrigo la voce narrante, il motore della storia, che si apre con un cadavere (ecco la spruzzata di giallo) di cui fino alla fine non si conosce l’assassino. A voler essere formali, si potrebbe dire che il confine tra buoni e cattivi non è così netto, invece a parer mio non ci sono dubbi su chi siano i buoni e chi siano i cattivi.

Con la scrittura asciutta e precisa che la contraddistingue, Alice Cervia ci consegna una novella avvincente e percorsa da temi quanto mai attuali. Il messaggio finale è di timida speranza: tutto finisce, anche la guerra. E si aprono nuove ere, nuove esistenze, nuove possibilità.

«Il marchio è il primo passo: identificare, rendere temibile e sterminare con il beneplacito della popolazione indifferente e spaventata.
Con i diversi si fa così da sempre».

Marta Grima

(immagine in evidenza di Foto di Gundula Vogel da Pexels)

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