Filosofia sotto zero

Roberto Casati, La lezione del freddo

(Einaudi, 2017)

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Non credo che il congelatore di un filosofo sia molto diverso, nel contenuto, da quello di una persona qualunque; al limite, aprendo lo sportello e tirando fuori i cassetti, potrebbe saltar fuori fra una scatola di gamberetti e una confezione di minestrone qualche frase ad effetto di quelle surgelate  e pronte all’uso (non si sa mai). In quello di Roberto Casati, invece, c’è un cartellino che recita «Neve del New Hampshire», attaccato sotto un cilindretto di acqua congelata. Di per sé anonimo, quel pezzetto di ghiaccio inaugura La lezione del freddo, un mémoire del filosofo cognitivista recentemente edito da Einaudi.

Un anno di insegnamento in un’università americana, con relativo trasferimento della famiglia nelle foreste del New Hampshire, è l’occasione (o il pretesto?) per un’educazione sentimentale al freddo: non a quello sfavillante e artefatto delle piste da sci ma a quello vero, dalla presenza quotidiana e ingombrante, con cui bisogna imparare a convivere come con un coinquilino. Una convivenza che impone un rallentamento del pulsare frenetico della vita a un ritmo semiletargico: le esigenze si semplificano all’essenziale, il pensiero si stratifica nevicata dopo nevicata. I cinque lunghi mesi di inverno lasciano spazio per una ricostruzione del proprio essere e agire nel mondo in un dialogo personale e culturale con la natura.

Lo spiccato gusto di Casati per l’osservazione e l’esplorazione lascia intuire qualcosa di più della semplice curiosità per il luogo in cui si è trovato ad abitare: affiora, fra le pagine, l’interesse scientifico del ricercatore alle prese con una sorta di situazione ibrida fra vita ed esperimento. Alcune considerazioni assumono in quest’ottica un peso maggiore di quello che avrebbero abitualmente: la riscoperta delle stagioni, l’inquietante strisciare delle ombre a ritroso lungo gli alberi, una raffinata osservazione delle forme in cui l’acqua si struttura, pioggia, neve nelle sue varie consistenze, ghiaccio, cristalli. La percezione della realtà si approfondisce di un linguaggio e di un modo di pensare adattato all’ambiente.

freddo4.jpgLa lezione del freddo tuttavia è anche una lezione di etica e di responsabilità: la compattezza del rigido inverno nordamericano ha un futuro fragile e precario. Il cambiamento climatico è una realtà concreta, nei cui confronti manca una educazione diffusa: vedremo il tempo in cui il freddo sarà niente più che un lusso o una nota di folklore?

Nel frattempo la narrazione di Casati tinge di sottile malinconia le piccole scene di cui si costruisce il libro. I cristalli di ghiaccio sul vetro della finestra sembrano rigidi ed immobili eppure si muovono in un succedersi di figure definite e mutevoli: disegnano foreste tropicali, compongono arcipelaghi o fiordi, si aggregano in ponti rettilinei fra due aloni di brina. Nel tentativo di immobilizzare gli attimi e la nostalgia stessa della loro fugacità., Roberto Casati costruisce un ricordo duro e lucente da conservare con cura in un cassetto del congelatore.

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(Adriano Cecconi)

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