Tre vite di Marguerite Yourcenar

Come l’acqua che scorre, Marguerite Yourcenar
(Einaudi)

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I tre racconti che si raccolgono in questo libro (ultima edizione Einaudi 2014) furono pensati, in  parte stesi e pubblicati, da una Marguerite Yourcenar ventenne. Nella forma in cui li conosciamo ora tuttavia apparvero solamente nel 1981: l’autrice morirà sei anni dopo. Un dato biografico forse in armonia con quanto la raccolta ha da dire.

Ciò che rende questi tre racconti un unico libro, al di là di alcuni personaggi o ambienti ricorrenti, è il fluire della vita. I personaggi si confrontano, ognuno a suo modo, sull’enigma indecifrabile che stringe insieme la vita e la morte, in una ricerca che forse vuol dire che il senso dell’esistenza sta proprio nel cercarne un significato. La loro vita e la loro realtà ha la giustificazione di sé solo nel fatto di esistere. Tuttavia, come trasportati da un fiume, i personaggi si aggrappano a ciò che ha significato per loro, fingendo (ma in che cosa si distingue la finzione dalla realtà?) che questo possa essere la chiave di risoluzione del rebus. A lettura conclusa sono decisamente più le domande che le risposte a rimanere.

Sarebbe forse semplicistico ridurre il vissuto di Anna e Miguel ad un amore bruciante e una lunga fedeltà (Anna, soror…), quello di Nathanael alla libertà (Un uomo oscuro) e quello di Lazzaro al teatro (Una bella mattina). Ma quel che è certo è quella «strana condizione […] dell’esistenza, in cui tutto fluisce come l’acqua che scorre, ma in cui, soli, i fatti che hanno contato, invece di depositarsi al fondo, emergono alla superficie e raggiungono con noi il mare».

Ecco dunque che questi tre racconti attraversando tutta la vita di Marguerite Yourcenar la rendono quasi un personaggio di se stessa. La riflessione esistenziale, l’interrogarsi sulla morte e sulla vita, hanno accompagnato l’autrice nei suoi libri e Come l’acqua che scorre può esser letto come una conferma di questo atteggiamento dubitativo e complesso di fronte alla realtà.

Questa raccolta è forse meno nota delle altre grandi opere di Yourcenar, ma è straordinaria nel suo presentare, in forme brevi, tre gioielli perfetti e inspiegabili: tre esistenze raccontate con emozione dal narratore, come se ciascuna fosse ogni volta la sua, unica e irripetibile.

Peraltro il racconto fulminante (Anna, soror…) che apre il libro è degno della più grande  Marguerite Yourcenar; una storia d’amore conturbante nella Napoli della Controriforma si intreccia con profondi motivi esistenziali che non smettono di inquietare: «ognuno leggeva in modo diverso quel libro della creazione che può essere decifrato nei due sensi, e i due sensi si equivalgono, perché nessuno sa ancora se non si vive che per morire, o se non si muore che per rinascere».

Adriano Cecconi

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