L’artico magico e selvaggio raccontato da Knud Rasmussen

Aua, Knud Rasmussen
(Adelphi, 2018 – a cura di Bruno Berni)

aua_copertinaI lettori che amano lasciarsi trasportare in terre inesplorate dalla forza delle parole saranno irresistibilmente attratti da Aua, la raccolta di scritti dell’esploratore e antropologo Knud Rasmussen recentemente pubblicata da Adelphi a cura di Bruno Berni.

Rasmussen dedicò tutta la sua vita allo studio del popolo eschimese e all’esplorazione delle regioni artiche. I brani raccolti in Aua sono in particolare tratti dai tomi di Dalla Groenlandia al Pacifico, dove l’autore raccoglie il materiale relativo alla V Spedizione Thule, che riguardò tra il 1921 e il 1924 lo studio delle regioni del Canada artico, a partire dalla Groenlandia fino all’Alaska.

Nella ricca ed esaustiva prefazione di Bruno Berni il lettore trova tutte le informazioni necessarie ad inquadrare il contesto storico, il lavoro dell’autore e il suo impatto sui successivi studi etnografici e antropologici sugli Inuit. Quando la lettura entra nel vivo, quindi, non resta che lasciarsi trasportare in un mondo lontano e primitivo e abbandonarsi al suo sistema di regole, divieti e abitudini inviolabili.

Il fil rouge che guida la scelta dei brani è il personaggio di Aua, sciamano di una tribù Inuit residente nel Bacino di Foxe, al quale Rasmussen deve la maggior parte delle sue informazioni sulla tradizione sciamanica degli eschimesi. Dopo essersi convertito al cristianesimo Aua concede infatti all’esploratore suo amico un lungo e particolareggiato racconto su come la magia e la superstizione governassero la vita degli Inuit prima della nuova religione.

La conversione della tribù è quindi un momento cruciale per l’opera di Rasmussen ed è un fenomeno che può, in un primo momento, apparire incomprensibile al lettore: com’è possibile abbandonare un sistema di credenze ancestrale da un giorno all’altro? Il cristianesimo degli Inuit è ingenuo e difficilmente classificabile: non è protestante né cattolico, non rinuncia del tutto alle abitudini pagane – i colli dei cani vengono riempiti di croci per rimpiazzare gli amuleti con cui si era soliti proteggerli –  e soprattutto non rinnega del tutto il vecchio sistema di credenze: Aua afferma di aver congedato i suoi spiriti ausiliari perché non ha più bisogno di loro, ma non li rinnega mai come falsi e ingannatori.

La naturale propensione della tribù di Aua a convertirsi ad una religione in cui DioKnud_Rasmussen_01 non ordina altro agli uomini se non di amarsi l’un l’altro diventa più comprensibile man mano che il racconto dello sciamano svela la severità dello stile di vita a cui erano sottoposti gli Inuit prima della conversione: ogni aspetto della vita privata, in particolare di quella delle donne incinte e delle madri, era controllato da un sistema a volte incomprensibile di regole tutte riconducibili ad un solo scopo: propiziare la caccia e quindi consentire la vita.

Il lettore deve dunque sospendere i suoi dubbi e il suo desiderio di capire davanti ad un mondo primitivo e autentico in cui il tempo, la logica e i rapporti causa – effetto non possono essere intesi nel modo in cui li conosciamo. Qui esiste solo la paura della fame che può portare gli uomini a scelte terribili, come mangiare carne umana, o a visioni mistiche come quelle degli sciamani e dei loro spiriti ausiliari.

Gli sciamani sono infatti gli unici a poter scendere nelle profondità del mare per parlare con la madre degli animali marini e convincerla a concedere nuove prede ai cacciatori affamati, guidati dai loro spiriti possono guarire le malattie e possono anche provocare danni a chi fa loro torto.

Il microcosmo che Rasmussen descrive minuziosamente è riprodotto visivamente in numerose immagini che costellano le pagine dell’opera e ritraggono personaggi, luoghi, costumi. Tra le più significative ci sono alcuni disegni dello sciamano Anarqaoq che ritrae sé stesso e i suoi spiriti.
Gli spiriti sono ritratti con il tratto di chi tiene in mano una matita per la prima volta ma con la sicurezza di chi ha indubbiamente visto qualcosa e, se vi sarete del tutto abbandonati alla lettura, vi faranno venire un brivido e sentire più vicini alla tribù di Aua.

I brani contenuti in Aua descrivono un mondo cristallizzato alle sue origini, lontano eppure così vicino nel tempo che non può lasciare indifferente chi in queste pagine lo scopre per la prima volta: e così si chiude il libro con un desiderio irrefrenabile di uscire, scoprire e confrontarsi con qualcosa di impensato e completamente diverso da noi.

(Loreta Minutilli)

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