Álvaro Enrigue indaga il limite estremo dell’arte

La morte di un artista, di Álvaro Enrigue
(La Nuova Frontiera, 2018 – trad. G. Maneri)

la morte di un artista_copertinaNel panorama della letteratura messicana contemporanea, Álvaro Enrigue è un autore irrinunciabile. Per convincersene basterebbe anche solo dare un’occhiata al suo curriculum: apprezzato da colleghi quali Carlos Fuentes, tradotto in diverse lingue e considerato uno dei più influenti scrittori contemporanei in lingua spagnola, ha esordito a soli ventisette anni con un’opera che è stata in seguito inserita tra le opere chiave del ventesimo secolo per la letteratura messicana.

Se tutto questo non dovesse bastare, basterebbe affidarsi proprio alle pagine della sua prima opera, La morte di un artista – recentemente pubblicata in Italia da La Nuova Frontiera nella traduzione di Gina Maneri – per convincersi che Enrigue è un autore a cui ci si può affidare. 

Devo ammettere di aver accordato la mia fiducia all’autore solo dopo aver affrontato con una certa fatica il primo capitolo del romanzo. Enrigue non è un autore a cui dedicarsi di sfuggita, nonostante la snellezza del libro e la sua suddivisione in brevi capitoli possano far pensare ad una lettura veloce.

Il lettore viene catapultato senza alcuna possibilità di difesa in un mare di personaggi più o meno indistinguibili, immersi in conversazioni più o meno elevate sull’arte e la sua decadenza. Dopo una serie di eventi rocamboleschi, tuttavia, si delineano i profili dei protagonisti e l’incipit assume un significato sempre più profondo, fino ad adempiere pienamente il suo ruolo nel finale.

Aristóteles Brumell è un miliardario abituato a trattare le persone come fossero pedine e soprattutto provvisto di molto tempo libero.
Sebastián Vaca è un giovane artista squattrinato alla ricerca di un mecenate, non è ben chiaro se per avere la possibilità di dedicarsi alla sua arte o la disponibilità economica di dedicarsi alla vita mondana senza pensieri.

Aristóteles prende Sebastián sotto la sua protezione, ma il lettore si illude ben poco che l’obiettivo sia promuovere la sua arte: l’Aristóteles di Enrigue è un personaggio indimenticabile, meschino e raffinatissimo, crudele e infantile, che ha ereditato dalla sua famiglia la tendenza a trattare gli esseri umani come casi da studiare – non importa quanti soldi questo possa costare.

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A. Enrigue (fonte: A. Lih [CC])

L’arte contemporanea è sicuramente uno dei temi centrali del romanzo, in particolare nel conflitto tra arte figurativa e installazioni. D’altra parte, l’autore ha dimostrato quanto l’argomento gli sia caro nel suo ultimo romanzo Morte improvvisa, edito in Italia da Feltrinelli, che ha per protagonista Caravaggio.
Aristóteles stesso fa da mecenate a diversi artisti figurativi ma si muove in una Città del Messico in cui l’arte è fatta di installazioni e performances che deludono immancabilmente il miliardario, tranne quando riesce a intravedervi una scintilla di spontaneità.

Si potrebbe leggere nello sforzo di Aristóteles di trasformare la vita delle persone in un’opera d’arte perfettamente orchestrata un tentativo estremo di afferrare qualcosa che a lui è preclusa: d’altra parte, non si può dire che lui abbia mai davvero vissuto la sua vita, si è limitato a osservarla con attenzione, al sicuro nella sua sontuosa villa, con lo sguardo scanzonato di un edonista stanco.

Così l’artista più importante del romanzo smette di essere Sebastián – che, in in fondo, non è che un mediocre imitatore – e diventa Aristóteles stesso, crudelmente determinato a raggiungere il suo obiettivo e tratteggiato con tanta maestria che il lettore deve rassegnarsi ad esserne affascinato.

Enrigue scrive con freschezza, ma usa uno stile complesso e articolato in cui ogni frase è fondamentale e va affrontata con la giusta concentrazione. Tutti i dettagli dell’opera contribuiscono a creare un quadro vivido, divertente e godibile di un pezzo di società che forse esiste, forse è solo inventata.

Nonostante gli eventi prendano rapidamente una piega terribile per Sebastián, chi legge non può che abbandonarsi all’implicito suggerimento dell’autore, che in un mix di situazioni surreali, grottesche ed eccessive sembra volerci coinvolgere in uno scherzo ben orchestrato.
Leggere La morte di un artista è quindi, a tutti gli effetti, un’esperienza: e nel curriculum di un lettore è più che necessaria.

(Loreta Minutilli)

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