Come l’acqua che scorre

Come l’acqua che scorre, Juan Díaz Canales
(Rizzoli Lizard, 2018 – Trad. Valeria Ravera)

Infin ch’arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov’ei precipitando, il tutto obblia.

ImmagineSottile costola azzurra, semplice scritta bianca, Come l’acqua che scorre tende quasi a sprofondare nello scaffale, fagocitato dai più grandi fumetti adiacenti. Una volta estratto il volume, mediante la preziosa leva del dito indice, ecco che si rivela un’immagine toccante: un uomo cammina chino per la Gran Vía di una Madrid, deserta, irreale, con una lama d’acqua stagnante (contrariamente al titolo) che sommerge il manto stradale. Questa copertina è tanto semplice quanto efficace, e racchiude in sé l’intera filosofia del volume, garantendo anche una rapida contestualizzazione.

Il protagonista della storia – vale a dire l’uomo di cui sopra – è Niceto, un ottantenne ex-partigiano facente parte di una atipica combriccola di anziani che si trovano costretti a vendere merce rubata per campare. Emerge così fin da subito la caratterizzazione dell’ambiente in cui si svolge la vicenda: una capitale europea in un momento di crisi, pregna di disuguaglianze e brulicante di figure (quasi) spettrali ignorate dalla società. L’autore si tuffa nel racconto della sua città natale e analizza questo complesso tessuto sociale come fosse un vetrino al microscopio, svelando, attraverso i vari obiettivi, l’intreccio di una moltitudine di storie quotidiane a diverse scale di osservazione: c’è chi va in pensione, chi vende palloncini al parco, chi aspetta un figlio, chi si dedica a missioni umanitarie e chi indaga sull’omicidio del vecchio Longinos, un amico di Niceto.

Infatti, una presenza più cupa delle ingiustizie della modernità grava come un macigno sulle spalle del gruppo di pensionati, perché questi hanno osato avvicinarlesi in maniera pericolosissima, compiendo una scoperta tanto banale quanto sconvolgente: hanno scoperto il peso del Niente. Giunti al capolinea delle loro vite, si sono resi conto dell’inutilità dell’esistenza umana, e le loro menti sono state folgorate da miliardi e miliardi di anni di indifferenza cosmica. Senza alcuna possibilità di salvezza spirituale, rimane loro solamente il puro realismo di una città contemporanea indifferente immersa all’interno di un Universo indifferente, che ingurgita pure la Vita e la Morte (concetti che ormai sono praticamente privi di significato). 

Ciò che spaventa davvero in questo fumetto è la paura del Nulla che è stato e del nulla che sarà, del viaggio senza senso che ogni uomo è costretto a compiere attraverso i mari della storia universale: l’acqua rappresenta, infatti, il profondo oceano su cui galleggia l’intera realtà, con i suoi oscuri abissi senza fine; l’acqua rappresenta la Vita, che scorre e si esaurisce, come anche il tempo dell’uomo; l’acqua rappresenta la Morte, che ristagna immobile. Ciononostante, le tavole non sono cariche di solo tormento, perché la città svela anche i suoi lati più intimi, con una sensibilità e un sentimentalismo mai leziosi.

Juan Díaz Canales dimostra, anche in questo caso, di essere un incredibile creatore di storie, capace di trasmettere una vastissima gamma di emozioni mostrando sempre personaggi complessi, ambigui, in bilico tra bene male (anche se questi non sono mai divisi in maniera netta). Ne sono un esempio i cinque albi della serie Blacksad (Rizzoli Lizard), sceneggiata da Canales e disegnata da Juanjo Guarnido, che condividono con il presente volume una narrazione a tutto tondo, realistica e libera da giudizi. Eppure, in questa sua prima opera da autore completo, il fumettista madrileno riesce a fondere il materiale con l’onirico, in sfumature quasi di realismo magico.

Canales colpisce nel segno, e rivela anche un validissimo talento grafico: disegni dai tratti “cartooneschi” sono efficacemente accostati a una cruda realtà (le cui ombre sono rafforzate tramite il netto bianco e nero delle pagine), con uno stile che ricorda molto l’opera di Will Eisner, così come lo ricordano le ambientazioni dell’opera, tanto che alle volte si può davvero percepire l’allegria e l’angoscia delle storie di New York o di Contratto con Dio.

Come l’acqua che scorre lo si potrebbe definire un “thriller emotivo”,  in cui vengono raccontate – talvolta in maniera anche troppo didascalica – le paure moderne e ancestrali di un’umanità sempre diversa ma sempre uguale. Per quanto semplice, si tratta di un fumetto molto ambizioso e di complessa realizzazione, visti i rischi di cadere vittima di banalità: il risultato è un perfetto mix di fatalismo e speranza, un’opera meritevole e passata ingiustamente in sordina.

Francesco Biagioli

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...