Carolina e “La sartoria di via Chiatamone”: l’esordio di Marinella Savino

La sartoria di via Chiatamone, di Marinella Savino
(Nutrimenti, 2019)

sartoria«L’avevano chiamata Carolina. Carolina Esposito. L’etimo di Carolina è ‘donna libera’ e, lei, con la sua testa, fu libera per tutta la vita. Fuori dalla sua testa, no, non fu libera mai e per niente, perché nacque e visse in un’età in cui la libertà, per una femmina, aveva poco senso. Ma di quello che accadeva fuori dalla sua testa non le importò mai nulla. Badò sempre e solo al dentro.» (p. 15)

Si presenta così Carolina, la travolgente protagonista de La sartoria di via Chiatamone, il romanzo d’esordio di Marinella Savino arrivato in finale alla XXI edizione del Premio Calvino nel 2018 e pubblicato recentemente da Nutrimenti.

È lei la colonna portante della storia, il nucleo attorno a cui tutto si sviluppa, e il suo personaggio appare ben definito fin dalle primissime pagine: bambina irrequieta e fantasiosa, sarta talentuosa, moglie e madre tardiva, Carolina affronta la più grande sfida della sua vita quando lo spettro della Seconda Guerra Mondiale minaccia la tranquillità della sua famiglia e dei suoi amici.

Prima ancora dell’effettiva entrata in guerra dell’Italia, già nel ’38, durante la parata di Hitler a Napoli, Carolina intuisce la portata del conflitto che si prepara e inizia a pianificare la sua personale resistenza: pur di portar vivi tutti i suoi cari alla fine della tragedia è disposta a tutto, e pagina dopo pagina la sua incredibile forza d’animo le permette di superare ogni ostacolo e di proteggere gli altri nella sua casa – sartoria.

Davanti alla storia personale di Carolina, la grande Storia impallidisce, appare quasi rimpicciolita, uno sfondo presente ma poco importante: non ci sono ideali da difendere o per cui valga la pena combattere, i fascisti sono degli antagonisti in quanto sostenitori del conflitto, ma questo non impedisce alla sartoria di accettare le loro ordinazioni pur di non chiudere – salvo sputare su ogni capo prima di consegnarlo.

L’ostacolo più terribile da aggirare è la fame: davanti a qualsiasi problema o sacrificio, dalla vendita dell’anello di fidanzamento a quella della casa dove sono nati i suoi figli, Carolina si giustifica davanti a se stessa e a suo marito con la necessità di dar da mangiare ai bambini – la sua cantina piena di viveri è l’arma più grande per sconfiggere la rigidità dei razionamenti e l’esosità del mercato nero.

Nonostante sia un romanzo a prevalente presenza femminile, La sartoria di via Chiatamone rifugge da qualsiasi rivendicazione di genere: come è evidente già dall’introduzione del personaggio di Carolina, lei non pretende di andar fuori dal suo ruolo di femmina, se appare anticonformista e inadeguata alla sua epoca è piuttosto per la sua naturale combattività, per la sua caparbietà nel tenere saldamente sotto controllo il piccolo angolo di mondo che è riuscita a ritagliare su sua misura.

Con una prosa  vivace, ricca di incursioni dialettali, Marinella Savino dipinge un mondo dettagliatissimo, colorato e attraente come sanno essere solo le storie raccontate per il puro gusto di raccontare. Carolina, don Arturo suo marito, le sue sorelle, i suoi figli: tutti i personaggi sono vivi e pulsanti, anche se accennati in appena pochi dettagli, e il lettore non può che abbandonarsi al flusso della narrazione senza nessun’altra ambizione che scoprire come va a finire la vicenda.

Loreta Minutilli

 

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