Autobiografia di un’eterna Straniera

La straniera, Claudia Durastanti
(La nave di Teseo, 2019)

 

Durastanti_La-stranieraFamiglia, Viaggi, Salute, Lavoro&Denaro, Amore. Sono le categorie in cui Durastanti ha riordinato i ricordi della sua vita, anche se sembrano rimandare, forse volontariamente, alle principali sezioni degli oroscopi. Non a caso l’ultimo capitolo, una brevissima riflessione in cui l’autrice trae le conclusioni dell’intero memoir, s’intitola proprio Di che segno sei.

La particolarità più intrigante di un’opera come La straniera, è la sua pretesa di mettere a nudo l’intera esistenza di una persona senza per questo doversi appoggiare al classico ordine cronologico. Al suo posto, l’autrice predilige infatti la divisione tematica, in cui due o più momenti vengono messi in relazione in virtù del loro contenuto affine. La scelta di ordinare questa carrellata di ricordi in cinque sezioni non è casuale: ciascun campo tematico richiama spontaneamente alcune delle esperienze più importanti della sua vita. In ordine di importanza, la prima sezione riguarda la famiglia.

Se possiamo davvero rifarci alla metafora dell’oroscopo, bisogna ammettere che quello dell’autrice non è stato affatto clemente. Si comincia quindi dalla sua Famiglia: disordinata, caotica, sfortunata. Tra due genitori sordi, un padre violento e la povertà, le esperienze di Durastanti sono state duramente influenzate da un contesto familiare borderline, che l’autrice tratta nel suo romanzo con ammirevole tranquillità, senza vittimismo o autocommiserazione.

La prima sezione è anche quella più strettamente cronologica, in quanto incentrata sul racconto delle biografie dei due genitori. D’altro canto, si tratta di ricordi di seconda mano, molto meno malleabili di quelli di cui la scrittrice ha avuto esperienza diretta. Le figure della madre e del padre rappresentano qualcosa di più di semplici personaggi: sono la raffigurazione di  un modo di affrontare la vita, una prospettiva sul mondo e un modello, il più delle volte negativo.

Nel capitolo dedicato ai Viaggi, emerge tutta l’anima cosmopolita di una donna cresciuta a cavallo di un desertico paesino della Basilicata e della frenetica Brooklyn, per poi trovare con sofferenza la sua strada a Londra. Si prosegue quindi tra le varie malattie – reali o presunte, sue o dei suoi cari – affrontate nella sezione Salute, e per le infelici tensioni che hanno regnato le esperienze lavorative dell’autrice, fino a quella piccola parentesi chiamata “Amore”, secondaria e quasi dimenticabile. L’onnipresenza della figura della madre schiaccia quella di un compagno che viene citato solo alla fine, quasi per sbaglio. Non è la rappresentazione consapevole di una gerarchia di affetti, ma la naturale conseguenza del fatto che alcune persone ci determinano in modo più incisivo di altre.

Anche nel momento in cui ci si addentra nel cuore più autobiografico dell’opera, lo stile narrativo mantiene un tono freddo, distaccato, a tratti quasi impersonale.  Il classico stile discorsivo di chi si impegna per descrivere i fatti, anziché costruirci sopra un’esperienza narrativa. Una confessione, più che un racconto. E infatti l’autrice si mette a nudo, con un’oggettività che schiaccia l’elemento più prettamente emotivo: racconta la sua vita intervallandovi riflessioni raffinate e citazioni colte, con uno stile asciutto e fluente, e la capacità di estrapolare insegnamenti universali da quelle che sono state le sue concrete esperienze di vita.

La straniera è quindi la storia vera di una giovane donna che, come tante altre, è stata segnata dall’intreccio dei grandi eventi storici contemporanei con le “piccole” tragedie familiari. Un memoir classico e ben fatto, che non spicca forse per l’originalità dell’idea, del contenuto o della forma, ma che si fa notare in virtù della sua capacità di tracciare un affresco consapevole e spontaneo di un’intera generazione, senza stereotipi o vittimismi. È la generazione nata negli anni ’80, figlia della globalizzazione e del pluralismo culturale, che in questo romanzo viene rappresentata dalla straniera per eccellenza: bilingue, intraprendente, figlia della povertà e di due genitori sordi, esclusi dalla società ma loro schiavi, istruita nonostante le sue origini umili, irrequieta e disillusa. Cittadina al tempo stesso del mondo intero e di nessun luogo.

Anja Boato

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