“NO”: femminismo per maschi

NO – Del rifiuto e del suo essere un problema essenzialmente maschile, Lorenzo Gasparrini
(Effequ, 2019)

NO_003 copyGrazie. Grazie, Lorenzo. Grazie, effequ. Grazie a tutti voi che in un modo o nell’altro avete collaborato alla nascita e alla pubblicazione di NO. Non ho dubbi, quando dico che questo libro era necessario. Non è più sufficiente – o più probabilmente non lo è mai stato – rivolgersi solo alle donne; forse, è persino deleterio.
Questo saggio pop ha il merito di condurre il lettore nell’altra metà del cielo. Soprattutto, dice una cosa semplice e rivoluzionaria: il maschilismo non libera il maschio. Il maschilismo ferisce il maschio*.

Il titolo è esplicativo: questo breve libro, 160 pagine circa, fornisce le basi per una discussione sul ruolo del rifiuto nella società patriarcale, sull’atteggiamento maschile di fronte al rifiuto.
Attenzione. Gasparrini non intende rimproverare l’uomo bianco eterosessuale, né scagliarsi con parole di fuoco contro i suoi privilegi. Piuttosto, espone il problema con estrema sobrietà; non nega né l’urgenza né la giustezza delle richieste del femminismo, ma si avvicina all’opinione pubblica maschile senza spingerla sulla difensiva. Si presenta con onestà: non sono qui per giudicare, ma per aiutarti. Perché tu, con tutti i privilegi di cui disponi e per cui vieni criticato, non sei veramente libero.

La tesi di NO è così riassumibile: l’uomo bianco eterosessuale è al vertice della piramide della società patriarcale, ma questo non lo rende né felice né libero. Come le minoranze della società – le donne, le etnie e le religioni discriminate, la comunità LGBTQ+ –, anche gli uomini sono inquadrati in un modello unico e non-sano, e ogni deviazione è punita, né più né meno di quanto accade, ad esempio, alle donne che esulano dai caratteri loro assegnati.

Per Gasparrini, la difficoltà di accettare i rifiuti deriva da queste imposizioni. Il maschio bianco eterosessuale è caratterizzato da:

– ostentazione di comportamenti non femminili;
– razionalità esasperata connessa a scarsa capacità empatica;
– difficoltà ad accettare qualsiasi ruolo o compito di cura;
– agonismo e competizione continua con i propri simili;
– libertà personale intesa in qualità di “fare come mi pare”;
– oggetti e beni considerati come simboli di status sociale e di potere;
– efficacia sessuale continua;
– ruolo egemone nella coppia.
(pag. 29)

Il libro è suddiviso in tre parti: la prima si intitola Accettare un no ed elenca tutti i rifiuti che l’uomo può ricevere, e che tuttavia fatica ad accettare. Dal no al sesso al no al lavoro, mostra tutte le fragilità di un modello che convince l’uomo di essere – anzi, di dover essere – vincente in ogni ambito della sua vita, e della grave frustrazione causata dal fallimento dello stesso.
La seconda parte si intitola Rifiutare: rifiutare di rimanere in un sistema crudelmente binario, rifiutare di sottostare alle logiche maschiliste e machiste.
La terza e ultima parte, I paradossi dell’uomo eterosessuale, svela infine le ombre interne al modello vincente: essere un maschio bianco eterosessuale non è sufficiente per essere “al sicuro”, non è sufficiente né per essere al riparo dalla violenza e dalla discriminazione (quanti ragazzi sono stati – e sono ancora – bullizzati per una maglia rosa, per aver perso una partita di pallone, per non essere abbastanza uomini?) né per potersi esprimere liberamente (quanti maschi alpha si sentono liberi di piangere quando ne hanno bisogno?).

Questo libro, insomma, è un piccolo gioiello. La sua brevità e la sua essenza pop lo rendono una lettura veloce eppure sorprendentemente profonda. Lo consiglio a tutti perché parla di discriminazione maschile, un tema spinoso spesso usato come ulteriore elemento di divisione tra maschi e femmine, ma la riconduce alle imposizioni del maschilismo e del machismo, che fanno male a tutti.

Sonia Aggio

 

* i termini “maschio” e “maschile” non si riferiscono qui al genere biologico, ma al costrutto sociale applicato all’essere umano di sesso maschile.

3 risposte a "“NO”: femminismo per maschi"

  1. il problema che segnala il libro esiste ma io non posso più sentire frasi come “gli uomini hanno paura di piangere”, oggi in occidente i maschi bianchi etero piangono eccome se vogliono ma chi piange molto non è di per sè più sensibile o meno maschilista di chi per indole piange poco, insomma si da’ troppa importanza a un segno esteriore come le lacrime che per cartà vanno benissimo ma piangere come fontane non è segno di maggiore empatia o sensibilità. La competitività e l’efficacia sessuale (cioè l’essere sessualmente appetibili e soddisfare il partner a letto) sono cose che interessano oggi le donne esattamente come gli uomini (non solo etero) ed è giusto che sia così in giusta misura. I rifiuti fanno male ed è normale, ma ci sono maschi bianchi etero che li accettano come ci sono maschi bianchi etero che condividono i ruli di cura e non vogliono comandare nella coppia, certo devono essere sempre di più

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  2. Gasparrini proprio non ce la fa. Per diventare famoso ha bisogno del suo nemico. Il maschio eterosessuale. Per Gasparrini il maschio eterosessuale è il male è per dimostrare questa sua tesi scrive libri per le donne femministe e la comunità lgbt, facendo finta di voler educare l’uomo etero paria. Per dimostrare i suoi teoremi descrive una società anni 50 come fosse attuale. Per lui, narcisista patologico, tutti gli altri sono stupidi, beceri e assassini. Se sei maschio etero ci nasci, come il peccato originale. L’unico modo per depurarsi è comprare il suo libercolo.

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