Nel “Paradiso delle donne” di Ali Bécheur

Il paradiso delle donne, Ali Bécheur
(Francesco Brioschi Editore, 2020 – trad. Y. Mélaouah)

bri_il_paradiso_delle_donne_389_1_tmbAli Bécheur è uno dei più premiati ed eminenti scrittori tunisini in lingua francese. Da qualche giorno è in libreria per Francesco Brioschi Editore con il suo romanzo Il paradiso delle donne, per la prima volta tradotto in italiano da Yasmina Mélaouah. L’opera è stata pubblicata per la prima volta nel 2006 e nello stesso anno è stata insignita del riconoscimento più prestigioso della letteratura tunisina, il Premio Camor d’Or.

Il narratore, un uomo anziano alle prese con una tardiva passione, ripercorre i momenti fondamentali della sua vita mentre la racconta a Luz, la donna che lo ha affascinato durante una festa in giardino. In alcuni punti, dunque, il protagonista si rivolge direttamente all’interlocutrice; per la maggior parte del romanzo tuttavia il taglio è quello diaristico di una terza persona riflessiva, che racconta a qualcun’altro solo per scoprire qualcosa in più su di sé.

L’uomo esplora la sua vita tramite le donne che l’hanno in qualche modo segnata e gli hanno dischiuso il loro paradiso: per prima la madre e le sue amiche, poi una cugina, una vicina di casa, la sua futura moglie e altre. Ogni figura femminile contribuisce a svelare una parte di un mistero fatto di corporeità ed emozioni.

I corpi delle donne sono il territorio di una scoperta sempre più profonda e strutturata nel tempo che segna tutte le fasi della vita del protagonista: l’erotismo, l’amore, la disillusione. Tutti i momenti cardine della sua esistenza appaiono legati al femminile, è dunque naturale che anche l’interlocutore dell’autore debba essere una donna.

Il legame con l’altro sesso non è solo fatto di attrazione e mistero, ma sottolinea sopratutto un contrasto insanabile con la mascolinità. Il mondo del narratore è nettamente diviso in due: da una parte le donne, le loro emozioni incomprensibili e profonde, i loro profumi, i loro vestiti, i loro pettegolezzi, la loro necessità di essere belle, appetibili e discrete allo stesso tempo. Dall’altra gli uomini, il loro universo privo di condivisione profonda, la necessità di reprimere le emozioni e di assumere le vesti di predatori. Il contrasto e la lotta parrebbero gli unici legami possibili tra i due sessi, o almeno così è stato insegnato al protagonista fin da bambino.

«Le allevano nel terrore del maschio, tutte quante, le bambine siciliane, le maltesi, le ebree e persino le figlie di professori o di ufficiali dell’esercito francese, delle bambine arabe non parliamone neanche. Crescono nel terrore dei loro discorsi ammaliatori, delle mani che frugano, rovistano, palpeggiano e soprattutto del coltello nascosto fra le gambe che squarta le donne, fa gonfiare la pancia e disonora famiglia e parenti.» [p. 52]

L’entrata nel mondo degli adulti avviene, per il ragazzino, con la cerimonia della circoncisione, rituale di passaggio segreto e innominabile che segna la fine dell’infanzia: stare con le donne, da quel momento in poi, diventa una vergogna, un motivo per farsi insultare.

«Imparo a disprezzare le donne, la parola stessa è già un insulto, che sbatto in faccia ai nemici, ai giocatori della squadra avversaria, ai tifosi sbeffeggiati sulle gradinate, a un
rivale nella conquista di una ragazza, a quelli che abitano in un altro quartiere, un’altra città, a tutti gli uomini-donne che usurpano l’apparenza maschile per meglio celare la turpitudine della loro femminilità. Concetto che va ben oltre la semplice anatomia. […] Il mondo ha trovato un ordine. Da una parte i signori e, dall’altra, non tanto gli schiavi quanto poveri esseri indifesi (il codice virile imponeva che li si proteggesse), desiderati, nati per obbedire, il cui corpo ha come unico scopo di servire al piacere, mai e poi mai al loro, però, o corrono il rischio di cadere nell’obbrobrio delle donne perdute, che per l’appunto il piacere non lo provano, per professione. Una divisione del mondo. Dio l’aveva voluto così, è Lui che dispone gli esseri umani a strati, quelli di sopra su quelle di sotto.»  [pp. 152-153]

L’attrazione verso il femminile, quindi, non è legata solo alla sessualità, ma anche al riconoscimento di un’alterità preclusa: le donne abitano uno spazio che gli uomini non possono invadere, rappresentano un modo di essere che dev’essere rifiutato nella sua totalità per ottenere un posto di riguardo nella società.

Sullo sfondo, una Tunisi mediterranea che è un melting pot di religioni, etnie e tradizioni e la nostalgia di una città ormai passata, fatta di odori e colori diversi, a confronto con il grigiore uniforme dell’oggi.

Ali Bécheur racconta uno spaccato di vita e di consapevolezza con uno stile vivido e ricco e una prosa classica nel senso più accogliente e rassicurante del termine: leggerlo è una rivelazione e una speranza.

 

Loreta Minutilli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...