L’Ircocervo n.8 è online

Il numero 8 è, tra le cifre arabe, quello più evocativo e, se vogliamo, narrativizzabile: perfettamente simmetrico, ma più interessante di un semplice zero. Se lo inclini su un lato, diventa il simbolo dell’infinito, con tutta la simbologia che, da millenni, lo accompagna. L’8 è un segno che è un tutt’uno nel tratto, e insieme divisibile: due tondi identici, uno intrecciato all’altro, ma distinguibili. Il sopra e il sotto, l’alto e il basso, il prima e il dopo. Una grafia unica e univoca che, paradossalmente, può suggerire letture doppie e molteplici, non definite né definitive.
Così sono i racconti pubblicati in questo ottavo numero dell’Ircocervo, in cui le storie e i protagonisti nascono dalla possibilità e dal bisogno fondamentale di essere di più, di rivelarsi in più modi: sentimenti complessi, stili multiformi, personaggi che nella loro umanità squisitamente inquieta e genuina si fanno lo specchio d’acqua in fondo al pozzo in cui il lettore e la lettrice finiscono per scrutare sé stessi. Un accompagnamento perfetto alle porte dell’autunno, e un invito a farsi plurali e possibili in un mese, come quello di settembre, a cui canonicamente affidiamo l’impegno e la speranza dei lavori, degli inizi e delle occasioni.

Apre il numero, con la consueta Ouverture, Omar Di Monopoli, di cui pubblichiamo il racconto Santona. La storia, accompagnata dall’illustrazione di Giulia Di Ruscio, è quella di Matteo, che ai miracoli della maciàra non ci crede per nulla; ma che anche lui, insieme ad altri, si ritrova a chiedere il suo aiuto per uscire dalla miseria delle sofferenze quotidiane. Un’atmosfera tra il prosastico, il sacro e il superstizioso, in un racconto che, nel modo che è caratteristico della narrativa di Di Monopoli, parte dal folklore e dal territorio della Puglia per scavalcarne i confini, riuscendo a cogliere l’ordinario sentire umano di tutti noi.

Segue Chi siamo noi?, scritto da Alessandro Busi e illustrato da Irene Fattori. Il racconto ha per protagonista Alcide e la sua famiglia, i Giudici, che assistono all’inesorabile spopolamento della ridente Limenzo, che nel destino ricorda quei tanti piccoli paesi d’Italia che, con gli anni, si sono trasformati in cittadelle fantasma dopo l’esodo degli abitanti verso le città. Ed è proprio Alcide, insieme al signor Gobbi, a rimanere come ultimo guardiano di un mondo spazzato via dal tempo. Chi siamo noi? è una storia delicata che sa strappare una risata nella nostalgia, insegnando che la cosa più importante è saper mantenere vivo ciò che ci rimane.

Che fare quando la bellissima casa appena comprata ha già un inquilino che non si può cacciare? E se questo inquilino è un uomo gigante che occupa tutto lo spazio dell’abitazione? È questo il motivo da cui parte la storia del terzo racconto, L’inquilino di Pietro Verzina. Una novella brillante e divertente, spiccatamente multimorfa: dalla commedia alle tinte rosa, passando per la piéce teatrale e l’hard boiled, una famiglia si arrabatta per far fronte a un evento che, nato dal fantastico, diventa ben presto un impiccio di routine. Ad accompagnare il racconto, le tinte vivaci di Eleonora Castagna.

Per la sezione Racconti erranti siamo orgogliosi di ospitare La balena madre dell’americana Susan Choi, tradotto per la prima volta in Italia da Beatrice Seligardi e Lorenzo Mari. Già finalista al Premio Pulitzer per la letteratura e vincitrice, nel 2019, del National Book Award con il romanzo Esercizi di fiducia (pubblicato in Italia da SUR), in La balena madre Choi accompagna i lettori e le lettrici nella vita di Leila, una donna in cerca di sé stessa dopo il fallimento del suo matrimonio. La scrittura di Choi ricorda la pittura ad acquerello: delicata e acquosa, come lo scenario naturale in cui si svolge la storia, affascinante perché capace di far vibrare la componente emotiva delle scene narrate in pochi, sicuri tratti. Il racconto è impreziosito dal collage di Ottavia Marchiori.

In Fiori recisi, stretti bicchieri, scritto da Lisa Malagoli e illustrato da Chiara Troisi, la voglia di superare la solitudine e il timore dell’abbandono sono le due forze intorno a cui comincia a ruotare la vita della protagonista, una giovane insegnante, quando conosce Lele, bidello dello stesso istituto. Con uno stile secco e immaginifico, l’autrice crea un racconto in cui il presente e il passato si intravedono l’un l’altro, come in controluce. Una dimensione, questa, in cui le ferite dell’infanzia si scoprono ancora sensibili sotto la pelle matura, e tornano a pulsare attraverso i ricordi.

Chiude questo numero il racconto di Linda Farata, Boccoli di gesso, con l’illustrazione di Erica Borgato. La protagonista è Anna, l’atleta più promettente della sua classe, che vede in Sofia il modello di perfezione femminile che vorrebbe per sé. Le due stringono un legame sempre più forte ma, man mano che la vicinanza aumenta, Anna si scopre sempre più fragile dietro la sua apparente solidità, proprio come se fosse una sostanza gessosa. Boccoli di gesso si dimostra anche un racconto estremamente attuale: quello di un’adolescente che matura e si scontra con sé stessa e gli altri nell’era del digitale e del cyberbullismo.

La meravigliosa cover è di Rebecca Bergonzoni.

Il numero è scaricabile gratuitamente a questa pagina. Buona lettura.

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