La nascita delle BR nel corpo di un ventenne

Mordi e fuggi. Il romanzo delle BR, Alessandro Bertante
(Baldini+Castoldi, 2022)

In Italia il 1969 è considerato un anno spartiacque: la strage di Piazza Fontana (12 dicembre) e la morte di Pino Pinelli rappresentano il culmine di una violenza che nel paese porterà ad una lunga stagione di terrore, i così detti “Anni di piombo”. Attraversata da una enorme crisi politica e all’interno di una rinnovata fase di rapporti fra operai e industriali, la società italiana sperimentava un nuovo ciclo di tensione che credeva di essersi lasciata alle spalle. La natura di questa violenza, le sue ragioni e il brodo di coltura entro il quale nacque e prosperò, non possono essere elementi spiegati in questo articolo [1]. Ciò che però dobbiamo tenere presente per parlare del nuovo romanzo di Alessandro Bertante, Mordi e fuggi. Il romanzo delle BR, è il clima di quegli anni, l’instaurarsi di una serie di condizioni che portarono alla nascita di numerosi gruppi extraparlamentari, di centri di riflessione e contrasto al potere, di una profonda coscienza operaia, e di frange che ritenevano la lotta armata l’unica soluzione possibile per rovesciare lo status quo

Alberto Boscolo – il protagonista di questo diario-confessione – nel 1969 ha vent’anni ed è studente della Statale di Milano. Le università sono occupate, c’è un notevole fermento e Alberto non è soddisfatto, ricerca altro, qualcosa di più. La sua famiglia (elemento che narrativamente rimane sullo sfondo, così come rimane sullo sfondo per lo stesso Alberto che ce ne parla solo in un’occasione) non è né borghese né operaia, è uno dei tanti nuclei famigliari tipicamente italiani che sembrano non prendere parte, vivendo così una vita di tranquilla ignavia. 

A cena, tutte le sere, cominciava la predica sullo studio, sulla mancanza d’impegno, sulle infantili quanto fugaci distrazioni della politica che non mi avrebbero portato da nessuna parte. Mi faceva da maestro, manco fossi un ragazzino. Proprio lui, Giovanni Boscolo, il quadro dell’Alfa Romeo, un colletto bianco […]

Nella prima fase del romanzo, quella in cui il legame amoroso per Anita (il richiamo garibaldino è fin troppo evidente, così come lo è quello delle BR alla Brigata Garibaldi) diventa via via un elemento di frizione e distanza, Alberto continua a frequentare il Collettivo Politico Metropolitano percependo, però, una crescente insoddisfazione. Le iniziative politiche e le discussioni non bastano più, la violenza inizia a diventare una prospettiva di lotta reale, davvero capace di cambiare le cose. Questo cambiamento non è solo un fattore d’influenza esterno, politico: Alberto infatti muta, dà corpo all’insoddisfazione che sente dentro di sé, lascia Anita alla sua vita di “finta” lotta, spostando di molto il suo punto di osservazione. Ciò non avviene facilmente e il travaglio è ben cadenzato, soprattutto dai tantissimi spostamenti che il narratore compie in una Milano protagonista tanto quanto Alberto. 

Le cose cambiano con una certa velocità e la Brigata Rossa dà vita ai primi attentati incendiari, poi al rapimento di Idalgo Maccarini (dirigente della Sit-Siemens), sottoposto al primo processo proletario. Ex partigiani forniscono ai combattenti armi e coraggio, sottolineando così l’inizio anche di un riconoscimento delle attività e degli scopi delle BR. Riconoscimento che porta i componenti del gruppo ad abbracciare la clandestinità, interrotta solo da una retata a cui Alberto riesce a sfuggire casualmente. È il 1972 e la parabola brigatista di Alberto Boscolo (personaggio realmente esistito, mai condannato e mai riconosciuto: nulla si conosce della sua vera identità) si chiude con una fuga in treno, il giorno dopo l’uccisione del commissario Calabresi. 

Il romanzo è un tentativo audace di raccontare una porzione ben precisa, attraverso la lente umana di un ventenne, di una vicenda molto complessa. La nascita delle BR è un pezzo di storia che viene spesso tralasciata, o che passa in secondo piano rispetto a tutta la fase successiva dell’azione brigatista, culminata con il sequestro Moro (marzo-maggio 1978). Il contesto è fondamentale per il romanzo che, tutto imperniato sulla vicenda umana di Alberto Boscolo, prova a descrivere un momento decisivo della storia italiana. Buona parte di questa descrizione avviene però attraverso l’utilizzo di cliché abusati (gli Stravecchio bevuti a qualsiasi ora nei bar pieni di operai, i capelli lunghi, i baffi nerissimi, le giacche di velluto…), particelle narrative che sembrano riprese da fiction televisive. 

Dopo la strage, le già accese divisioni interne divennero inconciliabili e non poteva bastare il profumo del risotto giallo con la luganiga a metterci d’accordo

A volte un linguaggio mutuato dal giornalismo che si maschera da ricerca storica sembra impossessarsi del narratore che, invece di essere parte attiva della vicenda, la osserva dall’interno, ricavandone immagini evocative e poco più («Giardini di Palestro, la nuvola di fumo si alzava nera e densa»; «Non serviva un meteorologo per capire dove tirava il vento»). L’intreccio alterna momenti concitati che si condensano in poche ore a lunghe pause da un mese all’altro. Queste ultime si riassumono spesso in una espressione non certo ricercata e che ritorna ciclicamente: erano mesi febbrili.

La costituzione della Brigata genera una certa euforia in Alberto; sentimento esaltante controbilanciato da una solitudine per certi versi voluta e per altri trovata sul percorso, come effetto collaterale della lotta. Per questo Alberto vaga nei bar, cerca (e trova) una spalla in Arturo – un vecchio libraio antiquario da cui lavorava saltuariamente e che scopriremo avere un passato diverso da quello che ci si sarebbe atteso –, dorme in case comuni e condivide tutto, tantissimo, con sconosciuti. La presa di consapevolezza del peso della clandestinità, però, è piatta, appoggiata a un linguaggio che sembra ancora grezzo, non ripulito, o, altre volte, fuori contesto.

Io, uno studentame qualsiasi, un aspirante intellettuale piccolo borghese, grazie all’enormità della loro violenza ero diventato un combattente pronto alla lotta. […] Noi saremmo diventati la Storia.

Chiunque in tasca poteva avere in tasca cento lire (sic!).

Mi venne una forte nostalgia di casa e in un momento di debolezza uscii di casa per raggiungere la cabina del telefono pubblico.

Traumatizzati dalla bomba, i giovani comunisti avevano cominciato a figliare come non ci fosse un domani. 

Non è molto facile esprimere un giudizio su un romanzo che muove da intenzioni interessanti, il cui intreccio è senz’altro ben pensato, ma che si esplica in modo così poco preciso, a volte superficiale e inutilmente suggestivo. Anche nel tentativo di descrivere l’ingenuità dei giovani e delle giovani che fondarono il movimento di lotta armata (un tratto realmente presente, con una sua importanza e oramai acclarato da tutte le ricostruzioni e testimonianze), l’autore non riesce a trasferire a pieno il conflitto, risultando grottesco, come nell’episodio in cui Mara spara accidentalmente un colpo nei confronti del Mega [2]. Ciò che rimane alla fine del romanzo è la sensazione di aver letto delle pagine sfilacciate, con oggetti non messi a fuoco, che tentano di ricostruire atmosfere per mezzo di immagini già viste, già commentate, già superate. 

Saverio Mariani


[1] Un consiglio su tutti è il recente L’Italia di Piazza Fontana, di Davide Conti – Einaudi. 

[2] Un passaggio che contiene anche una inesattezza, o almeno una non completa concordanza: «Un pomeriggio eravamo tutti dentro alla cascina in attesa di pranzare, quando Mara e il Mega cominciarono a scherzare con due vecchi fucili da caccia, manco fossero dei bambini. Improvvisamente a Mara, che pensava l’arma fosse scarica, partì un colpo a pallettoni che colpì il braccio destro e la spalla del Mega. La ferita non era gravissima ma poteva infettarsi facilmente per via delle decine di piccoli tagli che la rosa di pallini provoca».

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...