Nel dominio di Sally Rooney

Oggi, 8 marzo, esce l’ultimo romanzo di Sally Rooney, Dovei sei, mondo bello (Einaudi), l’autrice irlandese dei fortunatissimi Parlarne tra amici (Einaudi, 2019) e Persone Normali (2020); il secondo arcinoto per la serie tv omonima targata BBC/Hulu che ha spopolato un po’ ovunque. Con neanche tre romanzi in cascina, attorno a Rooney esiste un ‘fetish letterario’ da far impallidire giganti della narrativa contemporanea. La critica è meno divisa del solito: un quarto detrattori (molti in Italia), tre quarti estimatori, il mondo anglofono è pazzo di lei. Sally Rooney piace molto, la legge perfino chi la detesta. Di seguito metto insieme   le ragioni – a partire dai tre romanzi – che la rendono un fenomeno letterario e generazionale.

Primo. Rooney è una narratrice eccellente di personaggi biettivi: in relazione con se stessi e con gli altri, in corrispondenza biunivoca. È l’humus su cui edifica una narrativa della solitudine e una narratologia delle relazioni. La prima sottende una constatazione oggettiva: i personaggi di Rooney sono soli. In Persone Normali, Marianne conosce Connell al liceo, si perdono e si rincontrano per caso al Trinity College. È un calco iper-contemporaneo: le amicizie e gli amori sono quelli delle scuole, che mantieni se resti a studiare dove sei nato, o che perdi se vai lontano, dove provi a ricostruire tutto da capo. Oppure, come nel caso di Marianne, sei sola sin dal liceo, o, come per Connell, ti ci ritrovi all’università e non te lo aspetti. Liceo, università e luoghi lavorativi, da tempo non sono più grandi bacini relazionali. La pandemia, ex abrupto, ha solo reso evidente la scomparsa della nostra sociologia “in presenza”. La solitudine è – e sarà – uno degli ingredienti fondanti delle società future. 

Intendiamoci sulla dimensione narratologica. I romanzi di Rooney propongono una narratologia delle relazioni a bassa intensità. Si lavora a coppie, o a coppie di coppie. I social e le app di dating[1] ne sono il sintomo e la cura: ‘conducono’ la solitudine e la frenano, rianimando il circolo relazionale. I romanzi di Rooney sono tra i pochissimi a restituire credibilmente il mondo dei rapporti online – che, soprattutto in Italia, ad oggi è insondato. Parlarne tra amici ribolle di conversazioni Whatsapp, mentre Dovei sei, mondo bello si apre con la protagonista Alice che aspetta in un bar irlandese sulla costa atlantica il suo tinder date; per non parlare dello scambio di mail tra Alice e la migliore amica Eileen che intesse l’intero romanzo. A riguardo, vale la pena aprire parentesi. Questo “sotto-romanzo” asincrono rivela la paura più grande di Rooney: decorare, trattare ‘solo’ di amori e amicizieDoppiozero riporta ciò che Rooney ha detto all’Irish Indipendent: «C’è una parte di me che non sarà mai soddisfatta di scrivere solo intrattenimento in una epoca di crisi storica[2]». Tant’è che Alice e Eileen parlano di tutto: dalla rivoluzione industriale al patriarcato, dall’invenzione del sistema fognario al capitalismo marxista, ma questo discorrere indiscriminato è una forzatura, poiché non c’è approfondimento. Ho letto[3] che la catena di mail sarebbe la spia della natura capitalista e non sessuale di Dove sei, mondo bello, a differenza dei romanzi precedenti. Ma chi pensa che, sociologicamente, sesso e capitale siano ancora distanti? Quella di Rooney è (anche) una narrativa del ‘capitale amoroso’ parafrasando Jennifer Guerra.

Secondo. Rooney è una scrittrice sessuale, in senso etimologico: il lemma sesso deriva dal verbo greco τίκτω, ossia generare. Nei tre romanzi, il sesso ha valore escatologico ed eziologico: è fine e origine. E, soprattutto, è svestito dalla funzione di sineddoche: il sesso non è una parte metaforica del tutto. In Parlarne tra amici il sesso è l’elemento che rende il rapporto tra Francis e Nick «interessante», cinico. Una parola chiave per descrivere la narrativa di Rooney: la biettività dei suoi personaggi implica un’offesa/difesa spietata, come l’assiologia di Rooney. Il sesso è deprivato dall’ossessione scandalista, ed è la base della futura rivoluzione sessuale. Frances, la protagonista di Parlarne tra amici, chiede aiuto a Dio perché ama tutti e tre, Nick, Bobbi e Melissa. Ogni storia tra persone è, ça va sans dire, anche una storia di sesso. A partire dai Millennial, il sesso è (socialmente) vicinissimo all’identità

Terzo. Ronney è pastorale: presenta un unico luogo, un idillio, in cui esiste solo ciò che racconta. Ne sono un esempio le gabbie narrative in cui rinchiude sia i quattro protagonisti di Parlarne tra amici, sia quelli di Dove sei, mondo bello. Quasi ogni dinamica è endogena, la scrittura è marcatissima, circostanziata – persino autoreferenziale, egoista, e chi non è egoista in una società predominata dalla solitudine? Una narrativa, quindi, che trae dal particolare il suo valore universale: il coefficiente di ogni fenomeno generazionale. 

Quarto. Il leitmotiv indie. C’è ancora chi continua a chiedersi perché il genere indie abbia così successo soprattutto tra i giovani. La spiegazione è semplicissima: la metafora è tra le armi cognitive più potenti e dirette che esistono, e se a questo si aggiungono pezzi del quotidiano e frattaglie sentimentali, il gioco è fatto. Rooney è una campionessa della metafora, principalmente a livello tematico. Dalla similitudine, al contrario, se la dà a gambe. È una delle cifre sintattiche di Rooney: mai una parola in più; come dimostrano ad esempio la scena finale tra Marianne e Connell in Persone normali, o l’incontro tra Alice e Eileen in stazione – a ragione considerata una delle pagine più belle di Dove sei, mondo bello. Dalla prospettiva complementare, la scelta sintattica di Rooney confessa la sua fittissima poetica del non detto

Quinto. Rooney sa stare alla giusta distanza. In Parlarne tra amici, è Frances la voce narrante; Persone normali invece procede con una staffetta alla terza persona tra il punto di vista di Marianne e quello di Connell. In un modo o nell’altro eravamo sempre sulla spalla dei protagonisti. In Dovei sei, mondo bello, più volte, restiamo chiusi fuori. La ragione è la seguente: la novità dell’ultima Rooney è una narrativa della prossemica, per cui ogni azione è descrizione. L’autrice irlandese tiene a mente l’insegnamento preziosissimo di Barthes: la scrittura non è comunicazione[4]. In questo senso, Dove sei, mondo bello è forse il romanzo più sessuale – e quindi generativo – dei tre, ricchissimo di dettagli. 

Sesto. Il tempo narrativo dei romanzi di Rooney è l’indizio da seguire per rintracciare i suoi modelli letterari: Woolf e Fitzgerald, un autore e un’autrice generazionale per antonomasia. Nello specifico: sommando Le Onde («il più grande romanzo sul tempo mai scritto»[5]) e Tenera e la notte troviamo il tempo di Rooney, quello del soliloquio inarrestabile, delle conversations: il desiderio recondito di una generazione?

Il dominio di Sally Rooney è vasto, diversificato e ambizioso. Ma tolgo dall’imbarazzo i più pignoli: non siamo davanti alla prossima Woolf o al prossimo Fitzgerald, Joyce o Wilde (che, per inciso, detesta). Non è più talentuosa o brillante di altri scrittori e scrittrici della sua generazione, ma di certo conosce molto bene la materia che plasma. La sua narrativa è riconoscibilissima perché non è mai strutturalista, non si occupa, cioè, di strutture, ma di movimenti, senza scopo. Dove sei, mondo bello – che non è il migliore dei tre e risente del peso di sfornare qualcosa che sia “sempre meglio” – è il continuum del sunto programmatico in Persone Normali: «i soldi sono solo una costruzione sociale». Lo scopo è una aporia. Ripenso al commento di una mia amica dopo aver letto Persone Normali: i suoi personaggi dovrebbero solo andare in terapia. Come noi (?). 

Davide Spinelli


[1] Diffusissime nel mondo anglosassone ben prima della pandemia che le ha fatte esplodere in Italia.  

[2] https://www.doppiozero.com/materiali/sally-rooney-beautiful-world

[3] https://www.tropismi.it/2021/10/30/sally-rooney-beautiful-world-where-are-you/

[4] Cfr. Barthes R., Il grado zero della scrittura, Einaudi, Torino (1982). 

[5] Cfr. Fusini Nadia, Possiedo la mia anima, Feltrinelli, Milano (2006).  

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