Ricamare un destino condiviso

Punto croce, Jazmina Barrera
(La Nuova Frontiera, 2023 – trad. F. Niola)

La centralità della coppia quando c’è da parlare di sentimenti sembrerebbe un tema che la letteratura contemporanea fa una certa fatica a mettere in discussione. Che si tratti di relazioni tormentate, di matrimoni in crisi o di incontri che cambiano la vita, parrebbe proprio che per creare una buona storia sia fondamentale essere in due. E la tendenza non si ferma alle sole rappresentazioni dell’amore romantico: anche le grandi storie di amicizia – penso subito a L’amica geniale – si sviluppano intorno a un duo. 

La storia si costruisce intorno a io e l’altro, un conflitto che di rado riesce a diventare io e gli altri, dove ciascuno degli altri porta nella trama la propria identità unica e la mette in relazione con il resto del gruppo. 

Punto croce, il romanzo di Jazmina Barrera recentemente portato in libreria da La Nuova Frontiera nella traduzione di Federica Niola, riesce invece a raccontarci una relazione a tre, un’amicizia femminile appassionata e in grado di segnare la vita come poche storie d’amore.

Barrera, già nota al pubblico per il saggio Il quaderno dei fari e per il saggio/memoir Linea nigra, porta nel suo primo romanzo contaminazioni saggistiche e artistiche: le storie di Mila, Dalia e Citlali si intrecciano infatti a riflessioni sulla passione comune delle tre amiche: il ricamo. Attraverso riferimenti storici, artistici e letterari, il discorso sul ricamo si intreccia abilmente alla trama narrativa, fornendo una chiave di lettura delicata ma precisa sugli eventi.  

La voce narrante è Mila, una giovane donna che vive a Città del Messico con il suo compagno e la figlia di pochi anni e ha da poco pubblicato il suo primo libro, un saggio sul ricamo. Una chiamata inaspettata la porta a conoscenza di un evento drammatico: Citlali, una delle amiche più care della sua adolescenza, è morta annegata – ufficialmente per un incidente, ma in dinamiche impossibili da ricostruire con esattezza. 

Sconvolta dalla notizia, Mila ripercorre le tappe della sua amicizia con Citlali e Dalia, e la storia comincia a distribuirsi su tre piani temporali. Nel presente c’è Mila che, mentre cerca di scoprire quel che è successo a Citlali, si mette in contatto con Dalia per organizzare un rito funebre in onore dell’amica. Nel passato, una Mila appena adolescente comincia a intrecciare un rapporto con Citlali prima e poi con Dalia, e il trio inseparabile che costituiranno negli anni a venire prende forma. C’è poi un piano temporale intermedio, quasi sospeso fuori dal tempo come una vacanza: e infatti è il racconto del viaggio in Europa, a Londra e poi a Parigi, che Mila, Citlali e Dalia hanno vissuto insieme durante il primo anno di Università, forse l’ultimo momento in cui sono state davvero unite prima che le loro vite cominciassero a prendere strade molto diverse.

Nell’intreccio di Barrera emerge con dolorosa precisione il segno indelebile che certi legami adolescenziali, pur brevi nel tempo, lasciano nelle vite che attraversano. Quando Mila apprende della morte di Citlali, il suo compagno non sa cosa dire per consolarla, perché non sa neanche chi sia quell’amica tanto importante: unite per un paio di lunghissimi anni, le vite delle tre ragazze si sono poi allontanate e i loro contatti, pure affettuosi, sono diventati sempre più rari. Com’è possibile che le persone con cui abbiamo condiviso tutto, le prime a sapere di qualsiasi nostra emozione e speranza, diventino poi estranee? L’autrice affronta questa domanda con la spietatezza dei fatti: il distacco è lento e procede per piccoli pezzi, e il rapporto un tempo così importante cambia forma (ma non per questo diminuisce di intensità). Una procedura che quasi mai si applica ai rapporti romantici.

Il rapporto triangolare tra le ragazze viene raccontato in tutte le sue implicazioni: il romanzo ne esplora le gelosie sotterranee e gli equilibri oscillanti e riesce a scardinare alla perfezione la dinamica della coppia. L’amicizia di Mila, Dalia e Citlali funziona perché sono in tre, l’apporto di tutte e tre è indispensabile a far funzionare l’ecosistema della loro interazione. 

Quel che le unisce, più di ogni altra cosa, è il ricamo. Tutte e tre hanno iniziato a ricamare durante l’attività di volontariato estiva che hanno frequentato insieme, e per tutte, all’inizio, è stato un obbligo. Non viene descritto il momento esatto in cui il compito si trasforma in una passione (così come, al di là di ogni pretesa letteraria, spesso è difficile individuare il momento esatto di un innamoramento o della nascita di un’amicizia). Da un giorno all’altro, Mila, Dalia e Citlali si trovano a ricamare insieme. Il ricamo le identifica come gruppo e le rende agli occhi degli altri un’entità unica e indistinguibile.

Il modo di ricamare riflette la personalità di ognuna: Mila, pragmatica, riflessiva, e molto legata alla sua terra d’origine, ricama frasi di libri ed elementi della mitologia mesoamericana; Dalia, metodica e assetata di conoscenza e perfezione, si imbarca in ricami complicati e minuziosi; Citlali, infine, caotica e indipendente, ricama senza uno schema figure immaginifiche che prendono forma direttamente sotto le sue dita. Dall’ago alla tela, il ricamo è un modo per fissare l’identità delle ragazze in ogni momento della vita. Tutte e tre continuano a ricamare anche da adulte, dopo essersi allontanate: e nel ritrovarsi, il punto di partenza è sempre il ricamo, e la speranza di essere felici. 

Come la tessitura e il lavoro a maglia o all’uncinetto, il ricamo è un’attività apparentemente meccanica e ripetitiva che lascia a chi la svolge ampio spazio per pensare e definirsi attraverso il movimento del filo. Sempre più spesso è un movimento collettivo: in una scena ambientata nel presente, Mila viene invitata ad un gruppo di ricamo in cui le partecipanti realizzano insieme un disegno che denunci la violenza patriarcale. Quando ricamano, Mila, Dalia e Citlali sono in grado di stare insieme in silenzio, mentre ognuna pensa e lavora per sé. Condividono un momento senza l’urgenza di produrre e comunicare.

Sarebbe facile dire di Punto croce che è un romanzo che parla di sorellanza e solidarietà tra donne. E non è neanche una definizione sbagliata: le ragazze condividono, da adolescenti e da adulte, la difficoltà di essere giovani donne in un mondo in cui i pericoli sono a volte in casa, a volte fuori, a volte nascosti nell’amore di chi sta loro vicino. La complessità del ricamo, tuttavia, spoglia questo tema della retorica di cui è stato rivestito negli ultimi anni e lo veste di un’eleganza nuova: l’unione tra donne può lasciare un segno duraturo, l’intreccio dei rapporti femminili è in grado di diventare arte.

Foto di Elio Santos su Unsplash

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