Ma come fanno, le altre, a farsi sempre rispettare?

Sto ancora aspettando che qualcuno mi chieda scusa, Michela Marzano
(Rizzoli, 2023)

Dopo sei anni dalla nascita del movimento #metoo e con le sue sempre più forti conseguenze sociali, la letteratura sembra ormai aver creato una nicchia in cui accogliere le narrazioni che si concentrano sui temi di consenso, sessualità consapevole e parità di genere. Nel 2019, la critica letteraria Parul Sehgal parla in un articolo sul New York Times per la prima volta di letteratura #metoo, includendo nel canone libri come Esercizi di fiducia di Susan Choi, Asimmetrie di Lisa Halliday, ma anche Ragazze elettriche di Naomi Alderman e Donne che parlano di Miriam Toews.

Secondo Sehgal, il punto in comune di queste opere è la loro capacità di indagare le zone d’ombra e l’incoerenza delle relazioni e dei sentimenti, la loro natura di storie che, evitando di proporre facili soluzioni, «ispessiscono il mistero della memoria e della volontà». Se il movimento letterario, dunque, ha già posto solide basi all’estero, in Italia il dibattito sembra aver percorso una strada più lenta e tortuosa.

Apre la strada a una letteratura #metoo italiana l’ultimo romanzo di Michela Marzano per Rizzoli, Sto ancora aspettando che qualcuno mi chieda scusa. A sottolineare il divario che separa l’Italia dal resto dell’Europa su questi temi, la protagonista dell’opera, Anna, è una giornalista radiofonica italiana che da anni vive e lavora a Parigi.

In una narrazione ricca di salti temporali, Anna elabora il suo rapporto con le relazioni, la sessualità e il consenso mentre dialoga con una classe di studenti universitari a proposito delle inchieste giornalistiche legate al #metoo. Oltre a raccontare la storia della protagonista, dunque, il libro di Marzano ha anche un valore informativo e divulgativo: insieme agli studenti e alle studentesse di Anna, anche chi legge apprende le contraddizioni e le dinamiche che hanno accompagnato il fenomeno e le sue ripercussioni. E, come gli studenti e la stessa protagonista, anche i lettori sono portati a mettere in discussione le proprie convinzioni e le proprie certezze sugli spazi più grigi dei rapporti umani.

Mentre insegna alla sua classe, Anna si destreggia tra ricordi di infanzia e di adolescenza e un presente in cui le tematiche di genere sembrano essere ancora un tabù scottante, un oggetto da maneggiare con cura. Se, da un lato, Anna afferma spesso di non aver mai davvero subito molestie, e che il suo supporto al movimento è un supporto alle altre, le colleghe e le amiche a cui è successo qualcosa di davvero grave, dall’altra parte ognuno dei suoi ricordi presenta una dissonanza rispetto a questa convinzione. Anna rievoca le sue esperienze sessuali più sgradevoli senza mai attribuire davvero colpe ai suoi partner: invece, incolpa se stessa e la sua incapacità di porre dei limiti chiari, che nessuno possa osare valicare. «Ma come fanno, le altre, a farsi sempre rispettare?» è una frase che ricorre in diversi punti dell’opera, in corrispondenza dei momenti in cui Anna si sente più umiliata e in colpa.

La rappresentazione di una protagonista irrisolta e tormentata sui temi di cui lei stessa si fa portavoce ed educatrice con gli studenti è un mezzo potente per indicare quanto radicate e difficili da affrontare siano le questioni legate ai rapporti di potere nelle relazioni tra sessi. Anna non fornisce certezze alla classe, stimola invece un dibattito che si fa sempre più ricco e acceso: mentre le ragazze sono agguerrite e decise a non subire niente, mai più, i ragazzi si sentono sempre più in difficoltà e tra le due fazioni c’è una forte difficoltà nel concordare sulle caratteristiche che definiscono uno stupro. Marzano ricrea fedelmente conversazioni e discussioni che a tutti e a tutte sarà capitato di avere negli ultimi anni, e lo fa mantenendo uno sguardo oggettivo, interessato a indagare e accogliere un disagio, più che a eliminarlo completamente.

Il dibattito converge e si concentra sempre più su un punto controverso e fondamentale: a cosa stiamo acconsentendo davvero quando ci troviamo in una relazione sessuale o sentimentale? Come si fa a ritrattare un consenso quando sembra dato per acquisito, come evitare di cedere senza apparire sgradevoli?

Cosa avrei fatto io, se l’altra persona mi avesse detto no, oppure aspetta, oppure non ora?
Immagino la scena. E subito penso: scusa.
Avrei chiesto scusa per non essere stata capace di capire che stavo andando oltre, troppo veloce, troppo lontano. Avrei chiesto scusa per aver anche solo osato immaginare di aver capito, mentre non stavo capendo nulla. Avrei chiesto scusa, vergognandomi di ciò che stavo facendo. Scusa. Ti chiedo scusa.
Ma a me non è mai capitato nemmeno una volta che un ragazzo o un uomo mi chiedessero scusa.

(p. 248)

Il romanzo di Marzano affronta il problema del consenso attingendo a una ricca bibliografia di articoli, podcast, saggi e romanzi sulla questione del #metoo. Risuona particolarmente in queste pagine l’eco de Il consenso, il libro di Vanessa Springora in Italia per La nave di Teseo in cui la scrittrice racconta, dal suo punto di vista, la storia abusante di cui è stata vittima a quattordici anni in una Francia liberale e progressista in cui l’uomo che abusava di lei e diffondeva i dettagli più intimi dei loro incontri nei suoi romanzi veniva celebrato come un genio. Libri come Il consenso aiutano a contestualizzare la differenza nella ricezione del fenomeno #metoo tra Italia e resto del mondo: in Francia, molto più che in Italia, il #metoo è stato contestato dalle stesse donne come un movimento svilente per la libertà sessuale duramente conquistata, un passo indietro che dipingerebbe le donne sempre e soltanto come prede e vittime.

Sto ancora aspettando che qualcuno mi chieda scusa racconta quindi un vero e proprio cambiamento di prospettiva che, se incontra resistenze nelle donne della generazione di Anna, viene invece affrontato in modo compatto dalle ragazze a cui la protagonista insegna. Fra le studentesse della classe non ci sono rivalità e gelosie incredule, sono coese e guardano tutte nella stessa direzione: e, nella fotografia del presente e che questo romanzo costituisce, forse è questo l’aspetto più incoraggiante e carico di speranza.

Loreta Minutilli

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