Il verso dell’acqua: tre poesie di Catherine Ann Cullen

Storm Damage, Catherine Ann Cullen
(Dedalus Press, 2025)

Alberi, vento, acqua, fiume. Poi corpo, ossa, malattia. E ancora acqua, calendari, Irlanda. All’improvviso l’Iraq.

La poesia di Catherine Ann Cullen è fatta di morbidi salti che conducono il lettore ingannevolmente lontano: in realtà è sferruzzata a intimi nodi di mele cadute e compleanni da festeggiare. Ma nonostante il suo stagliante intimismo, la scrittura di Cullen non precipita su sé stessa: lontana dall’ermetismo, il suo immaginario fatto di quotidiani apre la porta sulle ferite e esperienze di una vita, raccontandole come ad un’amica. 

Catherine Ann Cullen è un’autrice irlandese pluripremiata. Storm Damage, che in italiano potremmo tradurre con il titolo “I Danni della Tempesta”, è l’ultima raccolta di poesie di Cullen, pubblicata da Dedalus Press (Dublino) nel 2025.

La sua poesia è legata al folklore e alla lingua irlandese, come dimostrano i cinque componimenti che spezzano la raccolta (come li chiama la stessa poeta: Five peaces on the north inner city folklore collection).

Le poesie che ho scelto di tradurre non appartengono a questo immaginario irlandese, ma svelano piuttosto il nitore del suo raccontare, affacciandosi su un piccolo suono, su un particolare momento della giornata, su una strada di Bagdad, sulla colonna sonora di un film.

I lettori potranno notare come il poetare di Cullen si faccia seguire facilmente, tanto da accostarsi quasi a una prosa — e da far dispiacere a chi legge quando arriva l’ultimo verso. 

Ma iniziamo a leggere. La traduzione che segue è stata realizzata con il permesso della casa editrice Dedalus Press, che ha pubblicato il testo in lingua originale nel 2025.

Le tre poesie selezionate sono: Corda, Al-Mutanabbi Street, e Ascoltando Moon River. Ho scelto queste poesie per il loro spostarsi con o intorno all’acqua o al fiume; per la loro semplicità; per la loro apertura; per il loro andamento toccante (e perché, fondamentalmente, mi sono piaciute).

Corda

Quell’anello logoro fra gli alberi
sul nostro pezzo di fiume
è cambiato. 

Non vedo più 
l’altalena dove
ci alternavamo ad abbracciare
i rivoli del Poddle, 
pigri toccando
una sponda,
e poi l’altra,
facce sognanti
nelle chiazze di luce.

Nonostante fossi molto distante
quando ti trovarono,
ogni mattina
nell’angolo del mio occhio
quell’azzurra corda sgomenta.

Al-Mutanabbi Street

Questa strada dedicata a un poeta
brulica di librerie e caffè,
un fiume in cui le poesie fluttuano
ricordando ciò che è andato perduto.

Quando bombardarono
il bazar di manoscritti,
le parole ricopiate a mano
presero fuoco.

Le ceneri si sollevarono nell’aria
E atterrarono sulle pagine, sulle teste,
e i poeti si ritrovarono
in una nuova febbre dello scrivere.

Ascoltando Moon River

Per anni la ascoltai come
la canzone d’amore
del nostro matrimonio:

io e te nelle avventure di Tom e Huck,
tentando la sorte nella corsa all’oro
dell’acqua stellata.

Ma ora so
che non c’è amico o amante
ad aspettare dietro l’ansa:

i due vagabondi
siamo io, e il fiume,

solamente io,
che mi lascio trasportare dalla corrente solitaria
della canzone dell’acqua.

Nella mia versione preferita
le prime due note
si allungano:

più che una scala
un lungo arco
da una riva all’altra.

Solo ora,
sento la melodia
gridare,

una canzone d’amore
all’io solitario,
un “sì, lo voglio” al fiume.

Che il mondo dell’infanzia sia un tema caro a Cullen (l’autrice ha infatti pubblicato diversi libri per bambini) lo si può apprezzare nel dondolio dell’altalena di Corda: in quel toccare le rive del Poddle, nel luminoso pezzo di memoria che rimane (facce sognanti/nelle chiazze di luce). Ma la poesia prende in fretta una piega inaspettata.

La chiusa finale, che riporta al titolo, spezza il componimento in modo crudo, sgomento, come lo shock che percuote l’autrice ogni volta che vede quella corda azzurra. La morte entra in scena in modo violento e sottile con quel quando ti trovarono (seppure non sappiamo se si tratti di un bambino o di una bambina, data l’assenza di maschile e femminile in inglese). L’elemento della corda unito al trovarono stringono il nodo intorno alla gola del lettore. Quell’azzurra corda sgomenta è l’elemento che regge tutto il componimento: sebbene distante dall’evento, essa trattiene il ricordo, sia quello positivo dei cari, che quello traumatico del suicidio. Poiché l’intera raccolta Storm Damage è dedicata alla memoria dei genitori e di amici dell’autrice, trovo che questa poesia sia un fulcro importante per comprendere il senso dell’intera opera.

In breve ci ritroviamo a Bagdad, a fluttuare in un fiume diverso: quello delle pagine scritte — e lette — nella strada Al-Mutanabbi, via storica del centro di Bagdad (dedicata, come indica il primo verso della poesia, al poeta arabo dell’era abbaside Al-Mutanabbi) dove bazar, scrittori e librerie l’hanno resa la più famosa di tutto l’Iraq. La poesia fa riferimento all’attentato del 5 marzo 2007, quando un’autobomba suicida esplose nella via Al-Mutanabbi uccidendo 30 persone, ferendone un centinaio, e distruggendo il punto di fermento e riferimento culturale della città. Quasi due anni dopo, il 18 dicembre 2008 la strada aprì nuovamente. A questo fervore scrittorio fa riferimento la poesia di Cullen. L’autrice ha specificato che questa poesia è stata scritta in occasione di una serata di lettura di poesie irachene e irlandesi tenutasi al Dublin Writers Museum nel marzo 2020. L’evento si è svolto in occasione del 13° anniversario dell’attentato. La serata è stata organizzata da Arabesque Events e dalla Comunità iracheno-irlandese di Dublino.

In ultimo, la poeta ci regala un’interpretazione tutta personale di Moon River. Un’altra volta sull’acqua, stavolta, però, a riflesso di noi stessi. L’amore che sta ad aspettare dietro l’ansa, è un amore diverso: è l’amore per noi stessi, tale da richiedere un contratto matrimoniale — che la poeta stabilisce con sé stessa.  L’autrice stessa ha parlato di questa poesia dicendo di aver sempre creduto che la canzone parlasse di due amanti o di due amici sul fiume, ma «un giorno, ascoltandola, mi sono resa conto all’improvviso che parlava di una sola persona, con il fiume come amico. Non credo di essere l’unica ad aver frainteso il significato; penso che la canzone sia ampiamente interpretata in modo errato. La malinconia del brano mi aveva colpito già in precedenza, ma ora che so che parla di un’anima solitaria mi sembra ancora più malinconica».

Nel salto fra le due note (che corrispondono alle sillabe: moon-ri) si slancia la presa di consapevolezza della poeta che la solitudine non è una condanna, ma una promessa d’amore. Stavolta il fiume non è uno scrigno di ricordi, né una corrente di parole bruciate e riscritte; stavolta la corrente d’acqua ci porta in un unico punto, diverso per tutte, eppure sempre lo stesso: io

solamente io.

Grazie a Dedalus Press per averci concesso di tradurre e pubblicare sul nostro sito le poesie di Cullen, per farle conoscere al pubblico italiano.

Grazie a Catherine Ann Cullen per aver scritto queste poesie toccanti.

Grazie a William Wall per averci contattato e fatto scoprire i suoi versi.

Esther Bondì

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