“Gente nel tempo”: il thriller metafisico di Massimo Bontempelli

Gente nel tempo, Massimo Bontempelli
(Utopia Editore, 2020)

È il 26 agosto del 1900 quando la Gran Vecchia, dispotica matriarca della famiglia Medici, si prepara a morire. Convoca dunque medico, notaio e prete, insieme a quel che resta della sua famiglia («erano quattro persone, due adulti e due bambine: cioè il figlio della moribonda con la moglie, e le loro due figlie, una di nove anni, una di otto, le nipotine») e annuncia: «Volevo solamente dire che sto per morire; so che male ho, non c’è niente da fare, morirò questa sera, o questa notte». L’annuncio della propria imminente dipartita non è però l’unico che la vecchia ha da fare: rivolgendosi ai propri cari, infatti, li tranquillizza riguardo la propria serenità («Non c’è niente di male perché s’ha da morire tutti, se uno non morisse sarebbe una cosa spaventosa»), donando loro le sue ultime aride parole («Non siete mai stati buoni a niente e morta io sarete ancora più inutili») e una maligna profezia, una vera e propria maledizione: «Del resto, nessuno di voi morirà vecchio».

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Restare nel nulla o fuggirne: “Al centro del mondo” di Alessio Torino

Al centro del mondo, Alessio Torino
(Mondadori, 2020)

Com’è cambiata la letteratura, come sono cambiati gli uomini, se neanche un secolo e mezzo fa la ricerca dell’altrove passava attraverso vasti e infiniti oceani, indugiava nel cuore più oscuro dell’Africa, per arrivare magari fino alle viscere più profonde della terra, e oggi, invece, il centro del mondo, l’altrove letterario, è il paesino abbandonato a mezz’ora di macchina dalla città in cui viviamo e in cui passeremo la prossima domenica, in quel delizio agriturismo.

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Spie, reality e paninari: lo Zodiaco Street Food di Heman Zed

Zodiaco Street Food, Heman Zed
(Neo Edizioni, 2020)

Cosa aspettarsi da un libro? Cosa pretendere da uno scrittore? Una domanda cui già in tanti hanno provato a rispondere, fior fior di intellettuali, autori illustri e meno illustri, eppure ancora ci si affanna alla ricerca di un responso che si a uno, definitivo, e che, in sostanza, possa mettere d’accordo tutti. Perché questo è il problema: la risposta alla suddetta domanda cambia, e di molto, a seconda del lettore che a quella domanda tenta di rispondere.
Si prenda, ad esempio, l’ultimo romanzo di Heman Zed, appena pubblicato dall’arrembante casa editrice Neo Edizioni, dal titolo allo stesso tempo sporco e sognante: Zodiaco Street Food. Continua a leggere

La grande abbuffata dell’Italia 2020: “I divoratori” di Stefano Sgambati

I divoratori, Stefano Sgambati
(Mondadori, 2020)

È una sera di pioggia a Milano, la sera in cui il lussuoso Palazzo Senso, prestigioso ristorante del celebre chef Franco Ceravolo, ha l’onore di ospitare a cena nientemeno che Daniel William King, accompagnato da sua moglie Sally Parson. Tutti gli occhi sono puntati su di loro, o meglio su di lui, semplicemente «l’uomo più bello che si sia mai visto»: e dunque flash, giornalisti, traffico in tilt, fan impazziti. Continua a leggere

“Azzorre”: il pellegrinaggio laico di Cecilia M. Giampaoli

Azzorre, Cecilia M. Giampaoli
(Neo Edizioni, 2020) 

È l’8 febbraio del 1989 quando un aereo partito da Bergamo e diretto in Repubblica Dominicana si prepara a far scalo a Santa Maria, piccola isola dell’arcipelago delle Azzorre. E sono le 13:08 quando lo stesso aereo si schianta su un versante del Pico Alto, una collina che si alza per soli 590 metri sopra il livello del mare. Nessun sopravvissuto: muoiono equipaggio e passeggeri, in tutto 144 persone. Tra queste, il padre di Cecilia (lei in quegli istanti si trovava a scuola, faceva le elementari, aveva sei anni).

Nel giugno 2014, dopo venticinque anni di vita senza un padre, Cecilia Maria Giampaoli decide di tornare (chissà perché vien da scrivere “tornare”, Cecilia sull’isola non c’era mai stata prima, eppure il suo viaggio ha qualcosa a che fare col ritorno, con nostos e algos, insomma con la nostalgia) sull’isola di Santa Maria. Sei anni dopo, nel giugno del 2020, leggiamo il racconto di quel viaggio nel suo esordio, Azzorre, appunto, pubblicato dalla vulcanica (già che siamo in tema) Neo Edizioni. Continua a leggere

La storia di un mondo e della sua fine: “L’erede di Montezuma” di Carlo Coccioli

L’erede di Montezuma, Carlo Coccioli
(Lindau, 2020)

Prima dell’opera, l’autore. Carlo Coccioli è nato a Livorno il 15 maggio del 1920 e, dopo una lunga e densa vita, è morto a Città del Messico il 3 agosto del 2003. Se questo nome vi dice poco o niente, non c’è da preoccuparsi: non è necessario flagellarsi per la propria mancanza, né annuire in silenzio, fingendo di conoscerlo. Per tutta una serie di motivi (in brevissimo, trattasi di intellettuale politicamente e sessualmente eretico, irrequieto, quasi nomade sul piano letterario, religioso, geografico e allergico, infine, al corporativismo), e nonostante l’apprezzamento di numerosi e più fortunati colleghi (Malaparte, Tondelli, Siti, ma l’elenco potrebbe allungarsi), Coccioli è stato riposto per anni in un angolo del canone italiano. Continua a leggere

“Raggia”, “scantu” e “surci”: ecco la Sicilia di Linda Barbarino

La Dragunera, Linda Barbarino
(il Saggiatore, 2020)

In un video pubblicato dalla sua casa editrice, il Saggiatore, Linda Barbarino siede al tavolo da pranzo, apre un’agenda e ne estrae una vecchia lettera, custodita con cura evidente. All’interno della lettera, quasi un telegramma, il mittente afferma, «da conosciuto a sconosciuta, alle sue scontentezze di provinciale esiliata», dicendo di non poterle dare altro che «un illusorio conforto a parole», rassicurandola sul fatto che «sarà il tempo a compierla, a darle coscienza di maturità e di persona». Continua a leggere

Tra storia e memoria: Marta Barone e la ricostruzione di un padre

Città sommersa, Marta Barone
(Bompiani, 2020)

«La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile», scrive Kafka in Prometeo, «e dal momento che proviene da un fondo di verità, deve finire nuovamente nell’inspiegabile».

Pare avere simile origine la fiamma che illumina la Città sommersa (Bompiani, 2020) di Marta Barone, scrittrice torinese già autrice di libri per ragazzi, che al suo esordio nella narrativa “adulta” si assesta tra i dodici semifinalisti del Premio Strega. Spiegare l’inspiegabile è, del resto, l’intenzione arcaica di ogni storia, come ben sanno i due protagonisti di questo romanzo, ovvero Marta, figlia, trentenne e voce narrante, e Leonardo Barone, padre, defunto, e oggetto dell’indagine. Perché se è vero che tutti i romanzi sono, in qualche modo, dei romanzi gialli, ne la Città sommersa quello dell’investigazione si impone come corso d’acqua principale da cui si dipanano i diversi effluenti dell’indeterminatezza del ricordo, dell’inattendibilità della parola, dell’ineffabilità dell’essere umano.

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L’esercizio, la realtà, la finzione: intervista a Claudia Petrucci

Claudia Petrucci è nata a Milano nel 1990, ma da tre anni vive a Perth, in Australia. Il 30 gennaio di quest’anno ha esordito con L’esercizio, romanzo che in queste settimane sta raccogliendo numerose recensioni positive su quotidiani, riviste e lit-blog. La sua casa editrice, La Nave di Teseo, lo presenta come «caso editoriale» e ne annuncia la prossima traduzione in Francia e Germania.

l'esercizio claudia petrucciL’esercizio è la storia di Filippo e Giorgia, una coppia che, alla soglia dei trent’anni, si ritrova a dover convivere con ambizioni e sogni lasciati nel cassetto. Un giorno, però, Giorgia incontra Mauro, il suo ex insegnante di teatro. Non è l’inizio di un tradimento, ma di un lungo calvario dovuto alla patologia mentale di Giorgia, tornata a galla insieme alla sua passione per il palco. La protagonista femminile diventa così tabula rasa, pagina bianca tutta da riscrivere: è questo l’esercizio che Filippo, guidato da Mauro, si ritrova ad affrontare, in un tortuoso gioco tra realtà e finzione, volti e maschere, persone e personaggi, destinato a svelare ambiguità e contraddizioni dell’individuo e della società contemporanea.
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