Premio Strega Europeo ’18: “Si scioglie” di Lize Spit

Si scioglie, Lize Spit
(E/O, 2017, trad. D. Santoro)

si scioglie_liz spit
Tra i nomi degli autori candidati al Premio Strega Europeo 2018, quello di Lize Spit spicca per almeno due motivi: in primo luogo perché si tratta di un’autrice che, a meno di trent’anni, ha stregato i lettori con la sua opera d’esordio, vendendo in pochi mesi 100.000 copie del libro e i diritti cinematografici.
La seconda ragione è la sua provenienza: Lize Spit è fiamminga e la letteratura del Belgio, in Italia, è ancora tradotta ed esplorata meno di quanto meriterebbe.

Le origini dell’autrice sono fondamentali per la costruzione del romanzo: la storia, infatti, ha luogo nel fittizio paesino fiammingo di Bovenmeer, un minuscolo gruppo di case in cui di ogni negozio c’è un solo esemplare e la vita di comunità è una necessità più che una scelta. 

Qui si svolge l’infanzia della protagonista Eva, la voce narrante del romanzo che in una continua alternanza di piani temporali guida il lettore alla scoperta della sua famiglia, dei suoi amici e delle sottili dinamiche che governano la vita del villaggio.

Nonostante non ci siano delle indagini né un vero mistero da svelare, Si scioglie suscita la stessa sensazione e curiosità di un romanzo giallo o di un thriller. Fin dalle prime pagine è evidente che l’infanzia di Eva – in particolare, l’estate dei suoi quattordici anni – nasconde un trauma dal quale la giovane non è riuscita a guarire nei tredici anni successivi.

La verità viene dipanata lentamente, capitolo dopo capitolo: ogni evento, anche il più insignificante, è un tassello fondamentale per comprendere la Eva del presente e la sua solitudine.

Se tuttavia solo alla fine il lettore ha davanti l’affresco completo, le singole pennellate sono sufficienti a creare un’atmosfera di angoscia e incredibile tristezza: Eva e i suoi amici storici, Laurens e Pim, sono ritratti nel momento in cui il loro rapporto è ormai sfilacciato e destinato a sfaldarsi, la morte del fratello di Pim aleggia come un’ombra su tutti gli eventi e i genitori alcolizzati di Eva sono indifferenti davanti ai problemi psichiatrici della figlia minore Tesje. Questo basterebbe a creare un’atmosfera abbastanza desolante, ma con ineluttabile sincerità Lize Spit tratteggia un microcosmo in cui non ci sono limiti alla crudeltà, non sono possibili redenzioni e la sofferenza non ha necessariamente un senso.

Davanti ad una prospettiva così deprimente ci si potrebbe chiedere se vale la pena di leggere Si scioglie. La risposta è, nonostante tutto, sì. La prosa di Lize Spit è asciutta e aggraziata, la lettura risulta scorrevole e avvincente. Eva è una narratrice sfuggente, attenta ai dettagli e ai particolari quando si tratta degli altri ma elusiva riguardo sé stessa: alla fine dell’opera si ha la sensazione di conoscerla profondamente, ma al contempo di non riuscire affatto a vederla.

È difficile affezionarsi ai personaggi del romanzo: escluse Eva, che non possiamo fare a meno di compatire e ascoltare, e la piccola e dolce Tesje, tutti gli abitanti di Bovenmeer, dall’adolescente Pim che cerca in tutti i modi di diventare un uomo agli adulti come la madre di Laurens, ambiguamente sospesa tra il desiderio di proteggere Eva e un’istintiva attrazione per il pettegolezzo, sono crudelmente imperfetti, insensibili davanti al dolore altrui, chiusi in una bolla in cui non c’è spazio per l’empatia.
Nonostante ciò è difficile odiarli  del tutto e condannarli senza appello: Lize Spit ha cura di smussare i loro angoli e renderli rotondi, umani, spaventosamente simili a noi.

La nudità è un tema ricorrente nell’opera: la travagliata scoperta della sessualità da parte di Eva e dei suoi amici, il passaggio brusco dal mondo dei bambini a quello degli adulti sono raccontati da Lize Spit in modo crudo e ricco di dettagli. Più che i corpi dei suoi personaggi, tuttavia, l’autrice sembra voler mettere a nudo le loro anime, le loro pulsioni più nascoste e le loro grettezze: non è un caso che la nudità si accompagni sempre alla vergogna, alla violenza e all’umiliazione.

Alla fine di un libro come questo si vorrebbe trovare una risposta, una vendetta, una liberazione. Eppure, nonostante le risposte in qualche modo arrivino, sono insoddisfacenti, meste. Vorremmo poter individuare con chiarezza un colpevole, vorremmo vederlo pubblicamente svergognato e costretto a rendere conto delle proprie azioni. In fondo, però, sappiamo bene che non è possibile, che di rado nella vita vera la vendetta è dolce e vittoriosa. Allora possiamo solo avere pazienza, e aspettare insieme a Eva che il ghiaccio si sciolga.

(Loreta Minutilli)

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