Premio Strega 2018: i due volti del “figlio prediletto”

Il figlio prediletto, di Angela Nanetti
(Neri Pozza, 2018)

 

Nunzio ha vent’anni quando viene costretto a lasciare la sua casa in Calabria per fuggire nella lontana Inghilterra, tre giorni dopo aver assistito all’omicidio del suo uomo. Dopo averli sorpresi in un momento d’amore sul sedile posteriore di una vecchia auto, tre personaggi mascherati hanno pensato di punire la loro immorale omosessualità uccidendo un amante e traumatizzando l’altro. Il padre e il fratello maggiore di Nunzio non hanno mancato di infierire ulteriormente sul ragazzo con un doloroso pestaggio e la condanna alla fuga.

Annina ha diciotto anni quando riesce finalmente a scappare dalla sua casa in Calabria e a rifugiarsi prima a Milano e poi in Inghilterra. Dopo una vita da prigioniera nella sua stessa casa, con un padre e una nonna ossessionati dal suo onore di femmina pura, dal suo valore nel mercato matrimoniale e dalla sua strepitosa e intoccabile bellezza, il terzo tentativo di fuga si rivela un successo.

9788854514997_0_0_0_75Nunzio e Annina hanno molte cose in comune, a cominciare dal cognome: Lo Cascio, una vera e propria istituzione nel mondo della ‘ndragheta. Un cognome che entrambi si ritrovano a rifiutare con disgusto, dopo averne testato le sporche implicazioni sulla loro stessa pelle. In secondo luogo, Nunzio e Annina sono accumunati dallo scomodo ruolo che Santino Lo Cascio e sua madre Carmela hanno svolto nelle loro vite: per Nunzio, Santino è il fratello che l’ha picchiato e allontanato a causa della sua omosessualità, e Carmela è quella madre smarrita e fragile che spera solo di poter rivedere suo figlio; per Annina, Santino e Carmela sono i due carcerieri, il padre mafioso che punisce la sua disobbedienza rinchiudendola nuda nella masseria e l’algida nonna che condanna il suo temperamento e la sua voglia di libertà.

Nel suo ultimo romanzo, Angela Nanetti gioca con una serie di tematiche largamente diffuse nel panorama letterario contemporaneo (e non solo): fenomeni quali l’omosessualità, l’organizzazione mafiosa, la ribellione giovanile contro l’angosciante oppressione genitoriale e l’abuso sessuale spopolano tra le trame dei libri e dei prodotti cinematografici, fino a trovare largo spazio nella cronaca giornalistica. Siamo abituati a sentirne parlare, ne cogliamo le implicazioni e abbiamo capito da quale parte schierarci, in nome di principi fondamentali come la libertà, la giustizia e l’individualismo. E siccome ciascuno di questi argomenti attacca uno o più dei suddetti ideali, il loro impatto emotivo sul lettore ha un’evidente portata drammatica, fintanto che l’autore è in grado di gestirli senza diventare prevedibile.

Angela Nanetti ha dimostrato una grande maestria nell’articolare con leggerezza e sensibilità temi socialmente pregnanti senza mai apparire scontata, superficiale o, al contrario, cedere a facili pietismi. Il figlio prediletto gode inoltre di una composizione narrativa forte e ricca: tra dettagli intriganti e svolte continue, il romanzo intrattiene il lettore senza lasciare mai il tempo di annoiarsi. Fatta eccezione per l’alternanza tra capitoli incentrati sulla storia di Nunzio e altri dedicati ad Annina, la vicenda si snoda poi con assoluta linearità.

Il libro della Nanetti consente al tempo stesso di provare una spontanea empatia nei confronti dei suoi protagonisti e di lasciarsi coinvolgere da una narrazione fluida e convincente, almeno finché il lettore non ha difficoltà a decifrare le frasi dialettali e le poche battute in inglese, ma né una cosa né l’altra richiede un grande sforzo interpretativo. Il figlio prediletto è un romanzo naturalmente predisposto a incontrare i gusti di ogni possibile pubblico, una lettura al tempo stesso facile e intensa.

Il libro è interamente costruito su una serie di binomi. Nunzio e Annina, un ragazzo e una ragazza, omosessuale e eterosessuale, vivono due vite diverse in due periodi storici differenti (anni ’70 lui, giorni nostri lei), tra due paesi lontani e con due atteggiamenti quasi opposti. Perfino la copertina asseconda tale dualità proponendo il volto di un ragazzo accanto al suo stesso riflesso. Fino alla fine del romanzo, i due percorsi di vita continuano a correre in parallelo senza mai incontrarsi.

I capitoli si alternano tra un arco narrativo e l’altro, mettendo in scena le vicende di due personaggi tra loro estremamente differenti: Nunzio è debole e in balia degli eventi, Annina è un leone che rifiuta di sottomettersi e fa il possibile per prendere in mano la propria vita; la storia di lui è segnata da un percorso sentimentale travagliato ma positivo, in cui ha la fortuna di incontrare e legarsi a molti personaggi sensibili e sinceri; lei deve lottare anche contro una serie di incontri negativi, in cui perfino l’amore diventa violenza. Le intricate vicende personali di Annina e Nunzio si toccano e si fondono metaforicamente insieme solo alla fine.

Tutto ciò ha luogo in due ambienti pregni di significato simbolico. Alla Calabria della ‘ndragheta si contrappone l’Inghilterra della Thatcher (tra i tanti) e della lotta comunista, e se il primo è luogo di oppressione, il secondo è dove i protagonisti trovano la loro libertà. Anche se non riescono mai a tagliare completamente i ponti con la casa natia, accettano di ritornarvi solo quanto ormai sono entrambi forti e indipendenti. Quando la Calabria non fa più paura.

Il figlio prediletto forse non è un libro innovativo, non osa mai né nello stile, né nelle tematiche trattate o nella struttura narrativa, ma persegue i suoi obiettivi con intelligenza e maestria. Intrattiene con una narrazione dinamica, indaga realisticamente nell’anima dei suoi protagonisti e porta alla luce un affresco di sentimenti ed esperienze che non possono non coinvolgere ed emozionare il lettore. La sua ammissione nella dozzina finalista del Premio Strega 2018 ha le sue ottime ragioni.

(Anja Boato)

 

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