“Shakespeare and Company”: i ricordi della libreria più famosa del mondo

Shakespeare and Company, Sylvia Beach
(Neri Pozza, 2018 – trad. di E. Spagnol Vaccari)

Nel 1919, la Hogart Press di Virginia Woolf dava in pasto al pubblico i Poems di T.S. Eliot; a Praga Franz Kafka scriveva Lettera al Padre, pubblicata poi postuma nel 1952; lì vicino, Sigmund Freud continuava a scandagliare l’animo umano con Il Perturbante. Nella bella Parigi, il 19 novembre dello stesso anno, un’emigrata americana apriva il negozio di libri destinato a diventare il centro catalizzatore della famigerata generazione perduta degli anni Venti, la stessa che Hemingway celebrò in Festa Mobile, e di cui faceva parte. La libreria si chiamava Shakespeare and Company, la proprietaria Sylvia Beach. Continua a leggere

“La vita davanti a sé”: il romanzo caleidoscopico d’un autore inesistente

La vita davanti a sé, Emile Ajar (Romain Gary)
(Neri Pozza, 2016 – trad. di G. Bogliolo)


La pubblicazione nel 1975 diLa vita davanti a sé” fu accolta in Francia come un caso editoriale, destinata a ispirare film e a diventare un classico della letteratura francese. Il suo autore era un perfetto sconosciuto, Emile Ajar. Ma in verità, Emile Ajar non esisteva. Si scoprì soltanto nel 1981, quando il vero autore, Romain Gary, Prix Goncourt nel ’56, era già morto, suicida, lasciando un biglietto: “Mi sono divertito abbastanza.”

Nel 1975 la critica riteneva Gary uno scrittore finito, fallito, ormai vecchio, ma egli trovò un modo per dimostrare che così non era: inventò una nuova identità, scrisse un’opera diversissima dal suo solito, e fu osannato e poi consacrato – proprio da quei critici con lui impietosi – come vincitore del Prix Goncourt (per la seconda volta, cosa che da regolamento del prestigioso premio non è possibile).
Gary è stato un genio e un mistificatore, e tutto questo basterebbe a rendere interessante La vita davanti a sé, se non fosse ch’è anche un romanzo meraviglioso.
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Dalla carta alla carne: il vibrante ritratto della “corsara” Ginzburg

La corsara, Sandra Petrignani
(Neri Pozza, 2018)

Tra i finalisti del Premio Strega, La corsara di Sandra Petrignani si pone in una posizione appartata, risalta rispetto agli altri poiché non si tratta di un romanzo propriamente detto. La Petrignani, già autrice di Marguerite (una biografia romanzata di Marguerite Duras), si dedica ancora una volta a ricostruire la vita di una delle più grandi scrittrici del Novecento: Natalia Ginzburg.

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Premio Strega 2018: i due volti del “figlio prediletto”

Il figlio prediletto, di Angela Nanetti
(Neri Pozza, 2018)

 

Nunzio ha vent’anni quando viene costretto a lasciare la sua casa in Calabria per fuggire nella lontana Inghilterra, tre giorni dopo aver assistito all’omicidio del suo uomo. Dopo averli sorpresi in un momento d’amore sul sedile posteriore di una vecchia auto, tre personaggi mascherati hanno pensato di punire la loro immorale omosessualità uccidendo un amante e traumatizzando l’altro. Il padre e il fratello maggiore di Nunzio non hanno mancato di infierire ulteriormente sul ragazzo con un doloroso pestaggio e la condanna alla fuga. Continua a leggere

Premio Strega Europeo ’18: “La scomparsa di Josef Mengele”, di Olivier Guez

La scomparsa di Josef Mengele, di Olivier Guez
(Neri Pozza, 2018 – Trad. M. Botto)

Il mito di Josef Mengele si è diffuso nell’immaginario collettivo occidentale, assumendo le tinte di una storia al contempo macabra e affascinante, tanto riprovevole quanto seducente nelle sue sfumature più grottesche. Il Dottor Josef Mengele è l’Angelo della morte di Aushwitz: ce lo immaginiamo mentre accoglie gli ebrei alle porte dell’inferno, fischiettando arie liriche e valutando di volta in volta quali corpi umani siano utili alle sue ricerche e quali possano essere cremati senza indugi. Lo vediamo nei suoi laboratori a torturare bambini, dissezionare gemelli, recidere organi, cuocere cadaveri in acqua bollente per spogliarli della carne ed esaminare gli scheletri – tutto questo in nome di un duplice principio superiore: il Reich e la Scienza. Continua a leggere

“I rifugiati”, storie di fantasmi e identità ibride

I rifugiati, Viet Thanh Nguyen
(Neri Pozza)

Nguyen è arrivato in America all’età di quattro anni, tra le file dei profughi vietnamiti reduci della guerra. Il suo esemplare percorso di studi l’ha portato a occupare la cattedra di inglese, letteratura americana e studi etnici alla University of Southern California, in un naturale processo d’integrazione nei parametri della cultura statunitense in nome del quale può definirsi a tutti gli effetti “americano”. Eppure quel retroscena biografico familiare che fonda le sue radici in un paese dalla storia dura e controversa fa parte di Nguyen quanto Los Angeles, una “doppia identità” che emerge in forma esplicita tanto nelle interviste da lui rilasciate, quanto nella sua produzione letteraria. Non a caso il Simpatizzante, suo primo romanzo e vincitore del premio Pulitzer 2016 per la narrativa, è incentrato sulla distruttiva guerra combattuta in Vietnam. Continua a leggere

“La compagnia delle anime finte” di Wanda Marasco, finalista Strega 2017: la parola all’autrice

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Wanda Marasco, nata a Napoli nel 1953, è finalista al Premio Strega 2017 con il romanzo La compagnia delle anime finte, edito da Neri Pozza.
Laureatasi alla Federico II di Napoli in Filosofia, ha poi frequentato il corso di regia all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, a Roma. Ha iniziato la sua carriera di scrittrice pubblicando raccolte di poesie, dopodiché si è data all’insegnamento nel quartiere Scampia, nella sua città natale. Il suo primo romanzo è stato L’arciere d’infanzia nel 2005, che ha ricevuto il premio Bagutta opera prima. Nel 2007 ha poi tenuto un ciclo di lezioni alla Federico II, continuando a dedicarsi nel frattempo alla drammaturgia e alla letteratura.

In occasione della sua candidatura allo Strega, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’autrice a proposito della sua opera – e non solo.

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Storia della più grande mistificazione letteraria di sempre

Sentite questa curiosa storia: la storia di una delle più grandi mistificazioni letterarie di sempre.

Il protagonista è Emile Ajar, scrittore francese di culto negli anni ’70. Ma Emile Ajar semplicemente non esisteva: uno gioco grandioso, una menzogna artistica, la personificazione di un falso d’autore.

“Parigi, 1975. Il più prestigioso premio letterario di Francia, il Goncourt, viene assegnato a uno scrittore sino ad allora sconosciuto, Emile Ajar, per il romanzo intitolato La vita davanti a sé. La critica e la giuria del premio non paiono accorgersi che di Ajar non si sa nulla. Nemmeno la comunità delle lettere parigina rileva questa singolare circostanza. Continua a leggere