“Nel ventre della balena”, a riscoprire Pinocchio da una prospettiva inedita

Nel ventre della balena, di Edward Carey
(La Nave di Teseo, 2018 – trad. di E. Malanga)

copertina-libro

Immaginate la storia di Pinocchio nelle sue diverse fasi, dal momento in cui Geppetto decide di fabbricare il burattino a quello in cui entrambi ritornano finalmente a casa. Ora, immaginate di scomporre la vicenda in parti sempre più piccole, finché ogni episodio non si trasforma in una storia a sé. Quello che fa Edward Carey ne Il ventre della balena è il risultato di questa operazione.

Il suo, in altre parole, è un romanzo-microscopio, che viene puntato su una porzione ridotta di storia e che la ingigantisce oltre ogni previsione. Uno zoom emotivo formidabile, visto specialmente il buio che regna intorno al falegname, non appena viene inghiottito e finisce nello stomaco della balena. Il giorno e la notte iniziano a confondersi, il tempo si dilata e si restringe senza ragione, e l’unico superstite per non impazzire si trova costretto a prendere dei provvedimenti.

Ad aiutarlo a mantenere una certa stabilità mentale, alcuni alleati: provviste di cibo, mozziconi di candela e, soprattutto, la presenza del relitto di una nave ancora intatta, la Maria. Lì dentro ci sono scale da salire e da scendere, fotografie, i dipinti dell’ex capitano del vascello e addirittura un grosso libro con le sue memorie, dalle pagine in parte ancora bianche. C’è perfino una civetta morta impagliata e dell’argilla, con la quale Geppetto decide un giorno di mdellare riproduzione di Pinocchio.

Il suo “figliolo” gli manca, effettivamente, e piano piano il protagonista decide di ricominciare a intagliare, ripercorrendo le numerose tappe della sua esistenza e ricordando in particolare i volti delle donne che hanno lasciato un segno in lui. Nel frattempo, il lettore può avere prova tangibile di questi esperimenti artistici, osservando delle foto scattate di volta in volta agli oggetti descritti – originali e visionarie, le foto quanto le creazioni, sebbene lì per lì lo sfondo bianco le renda meno credibili, considerando il ventre oscuro dell’animale. Una scelta perdonabile, però: in parte perché la luce è comunque una licenza poetica, in parte perché l’epilogo dell’opera giustifica la scelta.

balena

Senza eccessive anticipazioni sul finale in sé e per sé, del volume sorprende l’andamento del monologo, così spontaneo e autentico da sembrare recitato ad alta voce da un essere umano in carne e ossa. Alcuni sviluppi della trama sono prevedibili, considerato il setting e conoscendo molti momenti precedenti della fiaba, eppure la mano di chi le scrive sembra le stia annotando per la prima volta nella storia della letteratura, e con una sincerità disarmante.

Oltre a ciò, il personaggio di Geppetto emerge come una figura a tutto tondo, un adulto nel vero senso della parola, che ad un certo punto si dedica addirittura a un autoritratto, salvo poi riconoscere nell’immagine che ha di fronte la balena che l’ha inghiottito. Sa di cosa sono fatti i vuoti e i pieni della vita, peraltro, ha una fantasia invidiabile e alcune nostalgie inguaribili. Ha una maniera cantilenante di esprimersi, quasi che debba ripetere le parole per assicurarsi che siano esatte, che arrivino a destinazione, che non si perdano strada facendo.

Cosa più importante, rinnova senza banalità né retorica una storia che in molti crederanno ci avesse già insegnato tutto. L’elemento più sorprendente? La traduzione italiana a cura di Elena Malanga: così ben strutturata, nei ritmi e nei giochi di parole, nella punteggiatura e nel suo respiro complessivo, da risultare invisibile e gradevolissima, quasi che fosse la voce nella cui lingua è nato il romanzo.

E, se un consiglio musicale è consentito, non sarebbe una cattiva idea provare a leggerlo con un brano specifico in sottofondo – e assolutamente non casuale: Atlantico, di Roberto Cacciapaglia, in evidente contraddizione con il Mediterraneo nel quale nuotano la balena, il falegname e la sua storia a metà fra la realtà e la finzione.

(Eva Luna Mascolino)

2 risposte a "“Nel ventre della balena”, a riscoprire Pinocchio da una prospettiva inedita"

    1. Contentissima di averti incuriosito! Hai fatto bene a segnarlo, è un romanzo che merita. Una volta che lo avrai letto, fammi sapere cosa ne pensi ☺

      Piace a 1 persona

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