Furland®: tra farsa e fraintendimento nel Friuli di Tullio Avoledo

Furland®, Tullio Avoledo
(Chiarelettere, 2018)

furland avoledoUn tizio barbuto abbastanza famoso una volta disse che la Storia si ripete sempre due volte; la prima come tragedia, la seconda come farsa. A dispetto delle apparenze, non è facile dare una valida interpretazione del tema a cui questa frase strizza l’occhio, ossia quello della spettacolarizzazione del dramma. Con la disinvoltura di chi entra con le mani in tasca in un locale sconosciuto, è Tullio Avoledo che – scrivendo Furland® – riesce a dare forma e sostanza alla particolare enfasi che connota il termine farsa sopracitato.

Evocando già dal nome l’immaginario escapista dei parchi divertimenti, il Furland® altro non è che il Friuli post-2023 attrezzato interamente come un immenso parco a tema, in cui la protagonista indiscussa è la Storia: in ogni città si ricrea un particolare periodo storico, e a ogni friulano è assegnato un ruolo che, da regolamento, deve essere interpretato con convinzione senza incappare in anacronismi di sorta. Lo scopo? Deliziare gli Onorevoli Visitatori e – ovviamente – fare cassa, perché il Furland®è una società per azioni a marchio registrato, e come tale vive di profitto.

Il romanzo comincia in medias res: nel Kosakenland ’44*, durante una fucilazione di ostaggi, un personaggio molto pop si permette di mettere i bastoni tra le ruote al personale dell’Amministrazione che sta cercando di portare a casa la recita davanti agli Onorevoli Visitatori. È Zorro, con la sua pancetta da cinquantenne, a liberare i prigionieri dalle grinfie delle SS all’inno di «Friûl libar!», evitando loro la (finta)morte. In mezzo a questo scompiglio percepito da qualche Visitatore come parte integrante dell’attrazione, il lettore assume il punto di vista di Francesco Salvador, ufficiale della Wehrmacht al suo primo giorno di servizio, che riconosce Zorro perché ha seguito, insieme ai colleghi, «il corso di formazione obbligatoria su Miti e Folklore hollywoodiani dell’Era preinternet».

Dopo questa stramba incursione, si scopre che Salvador è stato spostato nel Kosakenland ’44 dal suo posto di lavoro a Trieste proprio per fermare questo fantomatico Zorro che i piani alti non riescono a identificare. Lo accompagnerà in questa assurda avventura Ernest Hemingway – detto Hem – di cui non è davvero possibile anticipare nulla, perché l’incipit già così riassunto ha del delirante, e spiegare altro potrebbe essere controproducente per chi ancora il romanzo non l’ha letto.

Nelle intenzioni di Avoledo non c’è quella di dare alcun punto di riferimento. Fin dall’inizio il lettore viene catapultato in un mondo che, pur rappresentando una costruzione fittizia del reale (e cosa c’è di più reale della Storia?), con la finzione ha veramente poco a che fare; o meglio: il legame tra finzione e realtà è talmente stretto che a tratti si rimane confusi su quale sia l’una e quale l’altra. Così come il lettore annaspa per degli appigli che non troverà mai, anche le certezze di Francesco Salvador andranno piano piano sgretolandosi.

Paradossalmente, più il protagonista capirà di non sapere, più riuscirà ad acquisire consapevolezza per decifrare – in certa misura – la verità delle cose che lo circondano e del ruolo che gli è stato affibbiato. Il percorso di Salvador è dunque una bildung sui generis che poggia su una visione tutt’altro che manichea del bene e del male. In Furland® infatti si insiste molto sull’incapacità di distinguere i Neri e i Bianchi sulla scacchiera del conflitto, e sul fatto che dietro ogni scenario idilliaco si nasconda la sua contro-faccia distopica.

Al fianco di questa coesistenza oppositiva c’è uno stile di scrittura che fa del dialogismo sopra le righe la sua carta vincente: le discussioni tra Salvador e Hem ricordano molto quelle spavalde ed enigmatiche dei personaggi di Chandler. Non a caso, una certa atmosfera da noir avvolge tutto il Parco e, come succedeva spesso a Philip Marlowe, anche Salvador si ritroverà invischiato suo malgrado in una faccenda un po’ più grossa delle aspettative.

Il brillante botta e risposta fa sorridere il lettore, ma lo lascia spesso alla mercé di più possibili interpretazioni: è in questi coni d’ombra che giace il fraintendimento, un’arma a doppio taglio potentissima, poiché in una persona sana è capace di produrre dubbi e sviluppare senso critico, mentre in una testa mal-funzionante può far insorgere idee balzane davvero inattese. All’interno della finzione romanzesca, da un lato ci sono Salvador e Hem che tentano di dare un senso alla logica delirante in cui sono incappati; dall’altro lato, è proprio da un malinteso linguistico che nasce il Furland®: accadde nel 2016 a Pordenone, quando il futuro leader del Parco Vittorio Volpatti partecipò come uditore ad un incontro con Slavoj Žižek**. Tra tutte le cose che il filosofo disse, a Volpatti capitò di equivocarne qualcuna: ecco dunque il Furland®, starnutito da un epifanico qui pro quo, di cui (forse) si darà ragione solo alla fine del romanzo.

Il fraintendimento è anche alla base del progetto editoriale di Altrove, la collana di narrativa diretta da Michele Vaccari per Chiarelettere di cui Furland® fa parte, che ha lo scopo di dare spazio a quelle visioni autoriali generalmente percepite come scomode e sgradite proprio perché – producendo ambiguità – danno da pensare.

Tra scenari futuribili e motivi distopici; rimandi alla pop culture e elementi appartenenti a quel weird che Avoledo maneggia sin dai tempi dell’Elenco telefonico di Atlantide (2003), la lettura di Furland® non solo è urgente per tutti, ma è necessaria per interrogarsi con coscienza sulla natura profondamente contraddittoria della nostra società, di cui Avoledo non solo ha estremizzato alcuni tratti ma li ha anche anticipati, come dimostra l’immagine di una certa maglietta che, oltre allo scandalo che ha procurato in questo periodo, con terrore ci ricorda quanto sia sconfinata l’inettitudine umana. E tante grazie.

Angela Marino

—-

*Il Kosakenland è esistito davvero come esito della cosiddetta Operazione Ataman ad opera di Odilo Globočnik tra il ’44 e il ’45.

**Avoledo prende spunto dalla lectio magistralis di Slavoj Žižek che si è tenuta realmente nel 2016 in occasione di Pordenonelegge, a cui si riferisce una citazione presente nel romanzo. È possibile trovare l’intervento registrato per intero su YouTube.

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