“Quante bugie hai detto questa sera”, l’interessante esordio di Alessio Di Girolamo

Quante bugie hai detto questa sera, Alessio di Girolamo
(TerraRossa Edizioni, 2018)

Lettore ideale: chi pensa che la letteratura non debba ammettere censure, né pudori; chi ama le opere di Nabokov e Palahniuk; chi accoglie la sfida di un romanzo che si presta a molteplici (ri-)letture; chi non ha della propria giovinezza un ricordo idealizzato. Recita questo l’aletta posteriore di Quante bugie hai detto questa sera, romanzo d’esordio di Alessio di Girolamo con TerraRossa Edizioni, da poco in libreria. Una presentazione che desta senza dubbio curiosità e che, accoppiata a una copertina dalle tinte piacevolmente pulp e a un titolo evocativo, invoglia a un’attenta lettura.

Protagonista delle vicende, nonché narratrice in prima persona, è Anna. Di lei sappiamo poco, perché il personaggio stesso sembra non sapere granché di sé né desiderare venire a capo di quella matassa fitta e aggrovigliata che è stata la propria esistenza. Nel prologo intuiamo subito un abuso sessuale da lei subìto durante la giovinezza, a cui segue effettivamente il lungo percorso di formazione di un essere umano vissuto in un’Italia a cavallo fra la fine del Novecento e i primi anni Duemila.

La trama si sviluppa così senza filtri, con una credibilità autoriale elevatissima e molto apprezzabile, dovuta in parte alla conoscenza diretta del periodo storico in cui è ambientato il volume, in parte a una capacità di immedesimazione lodevole. La femminilità di Anna, infatti, emerge con prepotenza pagina dopo pagina, priva di isterie seppure cresciuta intorno a grosse crepe interiori, capace di una forte introspezione ma, allo stesso tempo, vittima di un lungo processo di non accettazione di sé e di determinati eventi da cui è stata segnata.

La personalità sfaccettata e a tratti acerba della donna è restituita con grande maestria attraverso continui discorsi dell’eroina con sé stessa e dalla presenza martellante di quesiti ai quali trovare risposta. Non è un caso che il titolo medesimo termini con un punto interrogativo sottinteso, a sottolineare una ricerca perenne di verità, di spiegazioni, di risposte che aiutino a ricostruire un puzzle andato in frantumi e nel quale sono coinvolti diversi personaggi secondari.

A colpire, oltretutto, è un utilizzo enfatico della punteggiatura: oltre alle interrogative cui abbiamo fatto cenno, campeggiano le esclamative e la predilezione per i puntini di sospensione, nonché per numerosi a capo che restituiscono l’idea di un testo “scattoso”, costruito intorno alla delirante alternanza di dubbi e ipotesi, di flashback e di immersioni nel presente, di maturità e pubertà. A dispetto dei rischi che una tale operazione potrebbe comportare, l’opera non risulta affatto fastidiosa o sgradevole e, anzi, riesce a mantenere una sua euritmia interna fino all’epilogo.

La conclusione di un libro che tenta senza tregua di tracciare le coordinate di un mondo invisibile non potrebbe, poi, che essere catartica. Anna ha azzardato teorie e silenzi, parole e versioni dei fatti sovrapposte e talvolta in conflitto fra di loro, nella speranza di ritrovare un ordine luminoso agli incontri fortuiti che si sono susseguiti, ai rapporti con i suoi familiari e con le persone che ha amato per anni, e nelle righe conclusive del suo lungo monologo compie effettivamente dei significativi passi in avanti in direzione del perdono, del superamento di certe paure, della reale comprensione di sé, del disvelamento di quel passato di cui è figlia.

Quante bugie hai detto questa sera si configura, dunque, come un esordio efficace, che mantiene le promesse fatte in apertura ma che, forse, risulta addirittura più delicato di quanto non vorrebbe. Alcuni echi riconducibili a Nabokov e Palahniuk sono senz’altro presenti, pur non arrivando a far gridare allo scandalo un potenziale benpensante. Si tratta di un romanzo s-pudorato, sì, che si legge e rilegge con piacere e in cui l’idealizzazione della giovinezza è di fatto assente; nondimeno, rimane meno crudo del previsto, più armonico che “dodecafonico”, intenso in una maniera che non ha bisogno di ricorrere a elementi eccessivamente disturbanti o estremi per convincere il lettore.

Eva Luna Mascolino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...