Schizzi di realtà potenziale: “I sogni di un digiunatore” di Paolo Albani

I sogni di un digiunatore e altre instabili visioni, Paolo Albani
(Exorma, 2018)

Albani_COP_sitoNon è facile cominciare a parlare di un libro tanto sfuggente e tanto insistentemente diverso. Il racconto, già di per sè, è una forma narrativa destinata a lasciare molte domande aperte, ad adombrare più che a rivelare il suo spirito e la sua essenza. Se poi, come ne I sogni di un digiunatore, i racconti assumono la forma di brevissimi schizzi di realtà, di avanzi e ossicini rubati alla tavola imbandita del possibile, senza nessuna pretesa di coerenza nè – figuriamoci! – di senso, allora il primo approccio non può che lasciare disorientati. Il lettore è costretto bruscamente e in maniera ineludibile a compiere una concessione preliminare: stare al gioco che Paolo Albani suggerisce, abbandonandosi alla leggerezza di una comicità ora più colta, ora più popolaresca e surreale, ma sempre assolutamente priva di ogni morale, motivo o rilevanza.

Per venire a capo di questa rappresentazione, cominciamo col dire che Albani, prima ancora di essere scrittore, è un esploratore della scrittura – in special modo delle sue terre di confine, che ne indagano il senso, i limiti e le possibilità. Manuali ed enciclopedie che hanno come oggetto di studio lo scibile immaginato e quello immaginabile (come Aga Magéra Difùra. Dizionario delle lingue immaginarie e Mirabilia. Catalogo ragionato di libri introvabili, editi da Zanichelli), un breve trattatello intitolato Manualetto pratico ad uso di coloro che vogliono imparare a scrivere il meno possibile, una carriera lunga e prolifica nell’ambito della poesia visiva e sonora, un numero imprecisato di raccolte di racconti,  ultima tra le quali quella di cui stiamo scrivendo: è arduo riassumere la complessa e tortuosa fedina penal-letteraria dell’autore toscano, che tra le sue affiliazioni può annoverare quella all’OpLePo* e all’Istituto Patafisico Vitellianense**. Non è difficile, comunque, individuare al suo interno alcune sghembe direttrici – che assumono a volte i contorni di vere e proprie ossessioni tematiche – che informano e illuminano anche la lettura di questi cinquantasei (sì, avete capito bene) micro-racconti.

La bibliofilia, tanto per cominciare, è un tema ricorrente nei Sogni. Si tratta innanzitutto di una passione per il libro in quanto oggetto materiale che bisogna possedere e quasi consumare. A questo tipo di rapporto “fisico” con il libro Albani dedica Istruzioni per mangiare un libro, racconto dal titolo e dalla struttura programmatica: comincia come una analisi dell’immaginario fenomeno sociale della bibliofagia e si declina poi in un ibrido tra un manuale di cucina e un manifesto neo-futurista, in cui si nasconde una dichiarazione d’amore allo stesso tempo dolce e autoironica per tutto ciò che è letterario. Proprio il gusto per la letterarietà – ancor più che per la letteratura – è al centro della vorace bibliofilia dell’autore, che dissemina i suoi racconti di citazioni oscure e di riferimenti al lato più bizzarro e freak della letteratura o della cronachistica.

L’attaccamento viscerale di Albani a una certa idea di letteratura potrebbe dar l’impressione di un’opera seriosa, pensata per far riflettere e per dar voce a esigenze culturali precise: ebbene, non c’è niente di più falso. Non si può negare che c’è del metodo nella follia di questo giullare toscano, ma bisogna essere netti nell’affermare che i racconti dei Sogni sono e rimangono quello che il sottotitolo della raccolta eloquentemente precisa: instabili visioni. L’assoluta e dichiarata irrilevanza di ciò che viene raccontato è la legge fondamentale che permette il funzionamento della macchina narrativa. Tale irrilevanza può essere intrinseca al tema del racconto, che può essere ostinatamente, ricercatamente banale (ad esempio la “rinascita” di un sedere afflosciato grazie a degli slip push-up ne La scomparsa dei glutei), ma a volte deriva piuttosto dalla maniera in cui la materia viene gestita.

Gli stratagemmi adottati da Albani per conferire a ogni argomento – anche quello in apparenza più importante – la sacra patina dell’inutilità sono piuttosto vari. A volte (come in Lettera aperta o in Felicità) lo spunto comico e ridicolo deriva dall’eccessiva insistenza dell’autore o del narratore su un presupposto banale ed esauribile in poche righe. Altrove a farla da padrone è la incompatibilità con la realtà delle situazioni descritte, che spesso sono furbescamente raccontate in prima persona da un narratore interno che le trova assolutamente normali. L’effetto straniante che ne deriva è ben esemplificato da pezzi di bravura surrealista come La guerra delle due teorie – un’accorata riflessione sulla guerra civile in corso tra i darwinisti e i sostenitori della teoria proto-evoluzionistica di Lamarck – o Il Postero, in cui l’alter ego dell’autore incontra a un tavolino del Caffè Paszkowski un suo potenziale lettore venuto dal futuro.

Nel riconoscere ad Albani una coerenza invidiabile, bisogna dire che anche lo stile serve la legge dell’irrilevanza: pur oscillando tra alti e bassi – imputabili gli uni alla passione dell’autore per i colti giochi letterari, gli altri a un gusto tutto toscano per lo sproloquio e le volgarità – il registro medio dei racconti è, appunto, medio, comune, semplicistico (quasi in ossequio alle idee esposte nel semiserio Semplicismo) e a volte sfocia nel tecnico e nel burocratico. La sintassi è pure perlopiù lineare, tranne laddove serve esigenze funzionali precise, come nel memorabile Rischi Potenziali.

Racconti-manifesto, libere fughe del pensiero in una terra polifonica, dove ogni realtà ha lo stesso grado di plausibilità, incursioni nel livello “base” della vita, quello dove le cose semplicemente succedono senza bisogno di spiegazioni: i Sogni di un digiunatore sanno essere tutto questo. A patto che vi concediate di sognarli.

Samuele Gaggioli


* L’OpLePo (Opificio di Letteratura Potenziale), omologo dell’OuLiPo francese il cui rappresentante più celebre fu Raymond Queneau, si occupa della creazione di strutture letterarie potenziali. Per approfondire: http://www.oplepo.it/oplepo.html

** L’Istituto Patafisico Vitellianense è uno degli enti che in Italia ha contribuito e contribuisce a diffondere la patafisica, la “scienza delle soluzioni immaginarie” inventata dal francese Alfred Jarry. Per approfondire: https://www.artribune.com/arti-visive/2017/01/patafisica-italia-alfred-jarry-enrico-baj/

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