Satana avanza, e più nessuno è incolpevole: il racconto di Paolo Maurensig


Paolo Maurensig, Il diavolo nel cassetto
(Einaudi 2018)

diavolo copertinaUn manoscritto anonimo giace sulla scrivania di un editore: il titolo è Il diavolo nel cassetto. In quel pacco di fogli è contenuta una storia di quelle che turbano, di quelle che affollano di fantasmi le notti. Che fare? Pubblicarla o condannarla all’oblio? Dal classico espediente letterario dello scritto ritrovato Paolo Maurensig prende le mosse per il suo ultimo libro edito da Einaudi, Il diavolo nel cassetto.

L’autore del manoscritto è un non meglio noto funzionario di casa editrice il quale, in viaggio in Svizzera a caccia di nuovi libri da pubblicare, incappa in una storia che lo tormenterà a lungo. A raccontargliela è padre Cornelius, un prete mandato anni prima in aiuto dell’anziano parroco di un paesino stretto fra le montagne, lungo una valle oscura e tenebrosa.

La comunità del giovane padre viene improvvisamente investita da una epidemia di rabbia, portata da un branco di volpi che si aggirano fra le case, idrofobe, pronte ad azzannare il primo passante; la responsabilità di Cornelius verso i suoi compaesani assume proporzioni bibliche: difendere il paese dalla presenza demoniaca. Troppo strano il comportamento delle volpi, troppa determinazione nell’infettare il paese; troppo simili i loro guaiti a urla umane. In paese arriva il diavolo.

Il paese, occorre dirlo, ha una caratteristica che lo distingue dagli altri della vallata: secondo la leggenda fu ricovero di una notte per il grande Goethe. Da quella notte gli abitanti sono stati tutti contagiati dal bisogno di scrivere: tutti scrivono, romanzi, racconti, poesie, memorie. Tutti quanti hanno l’ambizione di diventare scrittori, e regolarmente spediscono i loro manoscritti agli editori delle grandi città, i quali puntualmente li rimandano indietro con risposta negativa.

Logico dunque che il diavolo non si presenti con sbuffi di zolfo e corna di capro ma con le vesti eleganti di un editore, deciso ad aprire una filiale in paese e a pubblicare gli scritti degli abitanti. L’ambizione scava fra le persone, divide la comunità, le amicizie, le famiglie: la convivenza civile è irrimediabilmente compromessa, la comunità è sull’orlo del collasso. L’unico che sembra rendersi conto di quanto sta succedendo è padre Cornelius, che non ha la smania di diventare scrittore eppure ha un rapporto particolare con la parola scritta: un libro gli ha rovinato la vita, ed è un trascorso su cui non è facile mettere una pietra sopra. Il suono agghiacciante delle volpi lo tormenta, passa le notti insonne: chi è, veramente, padre Cornelius? Come difendersi dal male, come far prevalere il bene?

Cosa farne di questo manoscritto dall’epilogo inquietante e inaspettato? Cosa farne di questa storia sulla vanagloria ma soprattutto sul male che cova in ciascuno di noi? A risvegliare il maligno può bastare un libro, il caso di quel piccolo paese svizzero lo dimostra. Perciò, pubblicarla a monito dei lettori? E se questa storia invece di scongiurare il male lo diffondesse?

Paolo Maurensig in questo suo racconto lungo compone un piccolo studio, quasi un notturno, sull’ambizione, sulla tentazione, sui rimorsi di un passato che non si è riusciti a superare. Il diavolo nel cassetto è un libro che vale la pena di leggere (esilissima peraltro la mole) e di decifrare; un testo un po’ criptico, in cui il lettore è chiamato a riempire i buchi lasciati dall’autore con qualcosa di sé: forse il guaiolare rabbioso delle volpi?

Adriano Cecconi

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