“La prima vita di Italo Orlando”: il ragazzo dei prodigi

La prima vita di Italo Orlando, Carola Susani
(Minimum Fax, 2018)

6e4c57cbd0«Gli si sollevava il petto, giallastro come un pollo senza piume; non aveva niente addosso. Tutt’attorno, l’erba era rinsecchita, di un colore grigio, marrone alle punte: sembrava più l’effetto di un agente chimico che non del fuoco. Davvero stupefacente era che respirasse.»

Così la narratrice descrive l’apparizione di quello strano ragazzo che di lì a poco sarebbe stato battezzato come Italo Orlando. Viene ritrovato in un mandorleto, dorme, pare morto. Irene e suo padre si occupano subito di lui, lo portano in casa, e la loro vita non sarà più la stessa.
Ma chi è davvero quel ragazzo apparso dal nulla come piovuto dal cielo? Perché pare non avere memoria? Da dove arriva? Non è del luogo, eppure parla un dialetto molto simile al loro.

Siamo in Sicilia, nell’estate del 1957. Irene vive con suo padre e la nonna in un paesino di campagna, Sette Cannelle. Sua madre è morta dandola alla luce, ma lei sente comunque completo il suo nucleo familiare. Tutto questo fino a quando Italo Orlando non irrompe nella sua esistenza. Suo padre lo tratta come fosse figlio suo: con affetto e fiducia. La nonna sembra parlare con lui una lingua che è loro soltanto. E Irene lo ammira con attenzione, premura, incanto. Così quel misterioso individuo diventa una figura fondamentale della famiglia.
Da parte sua, Italo non tarda a mostrarsi un ragazzo prodigioso: fin troppo bello, fin troppo strano, ammantato di un’aurea estranea al mondo. Tra le prime cose che fa nella casa in cui viene accolto è scoprire un sacco pieno di monete antiche nel camino. Sarà solo l’inizio. Egli, come un giovane Prometeo, porta progresso, soluzioni, fortuna, non senza anche un certo sconvolgimento.

In paese si vocifera di lui, lo chiamano “il diavolo”, “l’uomo-serpente”, dicono che faccia incantesimi e fatture, che sia pericoloso. Si ricorre al sovrannaturale per spiegare la coincidenza tra la sua apparizione e l’improvvisa prosperità della famiglia che lo accoglie. In verità, al di là delle congetture maligne, è difficile da spiegare l’influsso che Italo ha sulla vita delle persone intorno a lui. Sembra davvero venire da un altrove: trova l’acqua e riporta finalmente la fonte a scorrere, si libera delle cornacchie che infestano i mandorli, e altro ancora che è meglio non anticipare.

Carola Susani è brava in questo: attraverso un abile uso del lessico dissemina lungo la narrazione continue allusioni alla straordinarietà della sua natura. Sembra quasi celare in un aggettivo degli indizi – veri o falsi che siano – che pungolano il lettore, lo spingono a interrogarsi, chiedersi, corrucciarsi se davvero Italo Orlando faccia parte del nostro mondo o di un altro. Dico “veri o falsi che siano” perché si tratta non di indizi necessariamente rivelatori, quanto piuttosto di un modo per tenere in fermento il lettore, e ridestarlo non appena la tensione sta per calare.

Di contro a un tale uso della parola, lo stile e il periodare suscitano alcune perplessità.
Da una parte, il continuo ricorrere a parentesi che spezzano il periodo per specificare incisi molto spesso pleonastici finisce presto per diventare snervante. Non è affatto necessario interrompere di continuo una frase per dire cose che potrebbero essere o omesse o espresse attraverso subordinate o altre frasi indipendenti.
Dall’altra, è capitato in più occasioni che dovessi rileggere un paragrafo per comprendere i significato non del periodo in sé quanto degli eventi e delle azioni descritte. In verità non sono riuscito a spiegarmi le motivazioni: come semplicemente qualcosa che si inceppasse.

Ciononostante, più generalmente, la narrazione di Susani è vivace, gradevole, di godibile lettura. Molto bene è trasmessa l’immagine luminosa e calda dell’estate; l’ambientazione descritta si materializza con facilità davanti ai nostri occhi. E ancora, con destrezza si ottiene un piacevole – quanto per la vicenda necessario – equilibrio tra realismo e straordinarietà. L’elemento che eccede il reale è incastonato in un contesto dettagliato precisamente – la Sicilia degli anni Cinquanta – e reso in questo modo coerente ed efficace.

Soprattutto stupisce l’ambientazione in un contesto popolare e agreste, viepiù siciliano, – che è associato tradizionalmente a una certa letteratura realista – di una storia contaminata da elementi totalmente estranei, propri della letteratura fantastica, quasi fumettistica: d’altronde il ritrovamento di Italo Orlando non può non ricordare, persino a un profano del genere come me, quello di Clark Kent. Inoltre, cosa ancor più sorprendente, è vedere come questi due elementi, di per sé alieni, non mostrino alcuna idiosincrasia, e anzi risultino formare un connubio molto particolare e ben riuscito.
Con La prima vita di Italo Orlando, esordio di una trilogia, Carola Susani ha scritto un romanzo che, nella sua brevità, risulta piuttosto piacevole e interessante.

Giuseppe Rizzi

 

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