Un Tolkien come non l’avete mai visto in “Lettere da Babbo Natale”

Lettere da Babbo Natale, J.R.R. Tolkien
(
Bompiani, 2017 – trad. M. Respinti)

Se c’è un libro che andrebbe acquistato o regalato in cartaceo per riscoprire la magia del Natale, è quello nato per ragioni familiari in casa Tolkien negli anni che vanno dal 1920 al 1943: Lettere da Babbo Natale, che in Italia è arrivato in numerose edizioni e che per Bompiani è tornato in ristampa di recente. Carta spessa e lucida, illustrazioni e fotografie per un volume che raccoglie effettivamente una magia lunga un ventennio.

Le scrisse lo stesso Tolkien de Lo Hobbit e della saga de Il Signore degli Anelli, lo stesso Tolkien che ha inventato mondi, lingue e genealogie, e che di certo non avrebbe potuto mancare di creare per i propri quattro figli (John, Michael, Christopher e Priscilla) un’atmosfera unica e incantata nel momento in cui la loro età li rendeva i destinatari perfetti per qualche missiva proveniente dal Polo Nord. Nella mente dell’autore, infatti, il personaggio più amato da tutti i bambini scriveva in inglese, con una calligrafia incerta e indirizzando la propria corrispondenza a dei ragazzini ben precisi.

«Miei cari ragazzi, quest’anno tremo più del solito. Colpa dell’Orso Bianco del Nord! È stata la più grande esplosione del mondo e il fuoco d’artificio più incredibile che si sia mai visto. Il Polo Nord è diventato tutto nero!» si legge, per esempio, fra un disegno e l’altro. Le disavventure al Circolo Polare, dopotutto, non mancano di certo, e ricorrenza dopo ricorrenza Babbo Natale si improvvisa protagonista di svariati aneddoti, che riporta con dovizia di particolari e con grande entusiasmo nelle sue fitte righe di testo.

Il volume, quindi, non è nato per stupire un grande pubblico, bensì per riscaldare genuinamente il cuore di pochi con delle storie tutt’altro che preconfezionate. La cura e l’attenzione con cui papà Tolkien tentava di conquistare l’entusiasmo e la curiosità dei figli trasudano da ogni pagina, con un’inventiva e una varietà di risvolti che fanno onore al più importante esponente della letteratura fantasy del Novecento, qui analizzato in una veste nuova e per molti versi inedita altrove, data la dolcezza che contraddistingue l’opera.

Non mancano, naturalmente, colpi di scena e sorprese, per quanto la semplicità stilistica e contenutistica sia una costante imprescindibile nel linguaggio di questo insolito narratore immaginario. Tuttavia, il tono e la creatività riconducibili senza indugi alla grande penna dell’intellettuale britannico consentono anche ai più grandi di non annoiarsi affatto e, anzi, di appassionarsi a un Natale osservato con rinnovato e fanciullesco piacere.

A colpire ancora di più è il proliferare di personaggi secondari “insoliti”, fra cui elfi rossi e goblin, grazie ai quali il mondo di Babbo Natale si popola di situazioni realistiche e convincenti, seguendo un filo narratologico dalla forte coerenza e coesione interne, quasi che si trattasse di una lettura per l’infanzia concepita su scala collettiva. Fare compagnia a dei bambini con un metodo simile è ancora più ammirevole se si considera, nel frattempo, il contesto storico degli anni Trenta e Quaranta, forse fra i meno stimolanti del secolo scorso in termini di predisposizione all’evasione onirica.

Ciliegina sulla torta sono, poi, proprio gli “accompagnamenti” grafici alle lettere: buste, appunti e disegni a colori, penne diverse fra loro ed episodi che prendono così forma a tutti gli effetti, coinvolgendo in una deliziosa fuga dal consumismo che spesso contorna il periodo dell’Avvento. Una lettura di qualità, dunque, che riesce a convincere anche i più esigenti e che mette d’accordo i gusti di chiunque, in una gradevole e ben riuscita parentesi al di là di ogni confine geografico, temporale, letterario e anagrafico.

Eva Luna Mascolino

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