Tosca dei boschi

Tosca dei boschi, Teresa Radice e Stefano Turconi
(Bao Publishing, 2018)

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Non si giudica un’opera dalla copertina, è vero, eppure in questo caso è opportuno spendere alcune parole introduttive sull’oggetto che ci si ritrova in mano: a Lucca Comics & Games 2018 presso lo stand Bao Publishing era in vendita una versione variant del presente fumetto, Tosca dei boschi, raccolta italiana di tre volumi pubblicati in Francia da Dargaud. L’aspetto di questa “particolare” edizione è quello che vedete nell’immagine a fianco: copertina rigida, con sovraccoperta dorata (su carta Constellation Jade Riccio), finiture anch’esse dorate e risguardi su cui sono stampati gigli fiorentini. È un contenitore che dialoga direttamente con il contenuto: una veste pregiata che facilita l’immersione all’interno di una ambientazione tratteggiata con cura. Gli autori sono avvezzi a queste declinazioni stilistiche, e così, aperto il volume, leggiamo in caratteri dal gusto miniato:

Tosca dei boschi
tratto da

Le Cronache di Castelguelfo
redatte da
Frate Cosimo da Volterra
(quattordicesimo secolo)

La vicenda ha inizio a Castelguelfo – un borgo incastonato nel core della Toscana, tra i colli che al tempo sorgevano sotto al giogo della potente Siena -, dimora di Lucilla Fieramosca, la giovine figliola del forte et valoroso Granito Fieramosca, duca di Castelguelfo. Costretta nella monotonia della corte, senza coetanei con cui scambiare due chiacchiere, per la nobile tredicenne il tedio è alle volte insopportabile: desidera qualcos’altro, e non è poi così contenta di maritarsi con qualcheduno scelto a tavolino sulla base di interessi economici e politici. Eppure, nel giro di poche pagine la sua vita cambia rotta, perché Lucilla si imbatte (in maniera rocambolesca) in Tosca, una ragazza dai capelli color carota che vive in una casa sull’albero assieme a suo fratello Rinaldo (pure lui con la chioma rossa).

Tosca è agile, ha un carattere forte e ruba ai ricchi per “ristabilire gli equilibri”, mentre Rinaldo è un timido cantore che sogna un avvenire da poeta, al pari dell’Alighieri o del Petrarca. Nonostante le apparenti disparità sociali, i tre ragazzi diventano subito un gruppo affiatato e nei tre canti che compongono il volume* vengono quindi raccontate le loro avventure, tra intrighi di palazzo, tornei, pellegrinaggi e rivalità cittadine che sfociano in vere e proprie guerre.

Il primo, grande pregio che si riscontra nella lettura (e a cui si faceva già riferimento all’inizio di questo testo) è la cura (e l’efficacia) nella creazione dell’ambientazione; un ritaglio di medioevo dai tratti irreali, ma condito con preziosi dettagli storici che lo rendono senza dubbio più solido, a partire dalla lingua parlata, fino ad arrivare ai vestiti, agli arredi, ai luoghi. Infatti, se da una parte Castelguelfo è un patchwork di chiese, torri, palazzi inventati o “sottratti” ad altre località famose, dall’altra, vengono mostrate vedute di Firenze e Siena in cui il Campanile di Giotto e la Torre del Mangia sono ancora in costruzione: c’è la Storia, e contemporaneamente un’altra storia, e le due sono in perfetto equilibrio, senza conflitti. I paesaggi naturali sono anche più sorprendenti, sia per il lirismo con cui vengono raccontati, sia per l’eleganza della raffigurazione: il territorio della Toscana è tratteggiati in maniera veramente notevole, con tinte tenui che hanno i colori caldi dell’autunno, freddi dell’inverno, accesi dell’estate.**

I tre canti si svolgono durante queste stagioni e seguono un filo di eventi fittamente concatenati. Teresa Radice è solita sfruttare colpi di scena e raccontare di intrecci casuali del destino: come ne Il porto proibito (Bao Publishing, 2015), anche in questo fumetto il Caso gioca un ruolo importante, specialmente nel culmine dell’opera, rendendo il finale poco convincente rispetto a quanto descritto in precedenza. L’ultimo canto risulta essere quello meno riuscito dei tre, quello più ingabbiato in un circolo di eventi “necessari alla storia” e che quasi risucchiano i personaggi, rendendoli subordinati: in generale, il conflitto è pressoché assente in queste pagine, ed è per questo che alcuni sviluppi nella trama risultano artificiosi e appiattiscono gli eroi.

Sempre paragonando la scrittura di Tosca dei boschi a quella dei precedenti fumetti della coppia, quest’ultima pubblicazione risulta essere più leggera (al pari di Viola Giramondo, edito da Tunué nel 2013), più asciutta e, forse, è quella con il migliore equilibrio. Si riconosce lo stile narrativo, ma stavolta è meno verboso. Non sono diminuite le citazioni letterarie, ma rese più omogenee, amalgamate con il contesto in maniera più spontanea. I dialoghi sono frizzanti, lo stile ricercato e non banale: sono frequenti le intercalazioni dialettali e la costruzione della frase richiama sia il contesto geografico, che storico.***

La narrazione di Teresa Radice è azzeccata e si destreggia attraverso molte vignette per pagina, disposte in una griglia ortogonale, priva di tagli diagonali. La verticalità è ridotta, mentre sono predilette inquadrature strette e orizzontali. La geometria delle tavola e la bravura della sceneggiatrice garantiscono un ritmo incalzante e rendono fluido il racconto, anche considerando il contributo della componente visiva.

I disegni di Stefano Turconi sono infatti l’incastro perfetto: sono dinamici, e raccolgono tutta la carica cinetica di grandi classici dell’animazione Disney, che hanno ispirato l’atmosfera di questo fumetto in maniera significativa. I personaggi sono tutti distinguibili e con una forte caratterizzazione grafica: l’aspetto è semplice, cartoonesco, e ogni individuo raffigurato ha una forte espressività, sia emotiva, che gestuale (e per certi versi ricordano alcune illustrazioni di libri per l’infanzia, ad esempio quelle di Simone Frasca). Il tratto non è molto diverso da quello già presente nei precedenti lavori della coppia, una sintesi di colorazioni digitali e a matita, a cavallo tra Non stancarti di andare e la serie di Orlando Curioso (firmati Radice & Turconi e editi per Bao Publishing tra il 2017 e il 2018), ma con un importante valore aggiunto dato da alcune tavole dipinte.**** La bravura del disegnatore sta proprio nella sua capacità di riuscire a mantenere uno stile personale e contemporaneamente di reinterpretare e sintetizzare l’estetica delle varie ambientazioni (e culture) che si susseguono nelle diverse opere, che siano velieri inglesi, paesaggi siriani o borghi dell’Italia medievale.

In conclusione, Tosca dei boschi è un fumetto veramente meritevole, realizzato da una coppia d’autori di grande bravura e in costante miglioramento, che è riuscita a raccontare un’avventura fiabesca godibile da chiunque. Al di là di alcune sbavature nel finale (in cui è pure presente una certa edulcorazione disneyana), è capace di catapultare il lettore in un mondo mai esistito, accogliente e semplicemente vivo.  Consiglio di lettura: se siete camminatori, portatelo con voi durante una scampagnata nei boschi del Chianti, oppure (ancora meglio) se avete intenzione di percorrere un tratto toscano della Via Francigena, perché la fiaba risuoni ancora più forte, amplificata dal contesto dell’itinerario.

Francesco Biagioli

 

* Vale a dire i tre libri editi in Francia.

** Come si può vedere sul blog degli autori:
http://stefanoturconi.blogspot.com/2018/07/in-viaggio-con-tosca.html,
http://stefanoturconi.blogspot.com/2018/08/le-storie-sono-cose-potenti.html,
http://stefanoturconi.blogspot.com/2018/05/tosca-dei-boschi-canto-secondo.html.
Oppure sul profilo instagram @Lacasasenzanord.

*** Le mie conoscenze linguistiche sono insufficienti per certe tipologie di riflessioni, non lo nascondo, ma ho notato uno smodato utilizzo dei “due punti” all’interno dei balloon, e durante tutta la lettura mi sono chiesto: è voluto? è un prestito dalla sintassi medievale? Se qualcuno lo sa, vi prego di farmelo sapere, perché è un dubbio che m’attanaglia.

**** http://stefanoturconi.blogspot.com/2018/06/tosca-des-bois-tome-2.html.

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