Sporcizia e candore nel Piemonte del dopoguerra

Un altro candore, Giacomo Verri
(Nutrimenti, 2019)

coverA sette anni di distanza da Partigiano Inverno, romanzo finalista della XXIV edizione del Premio Calvino, Giacomo Verri torna in libreria con Un altro candore, ancora una volta per i tipi di Nutrimenti.
E ritornano, anche se in misura minore rispetto al primo romanzo, i temi a lui più cari: la Resistenza in Valsesia, e i diversi atteggiamenti degli uomini e delle donne messe a confronto con l’orrore quotidiano.

Il romanzo gioca su diversi piani temporali. La cornice su cui si innesta è la vita di coppia di Claudio e Donata, marito e moglie ormai anziani, a partire dall’incidente che coinvolge la donna. La paura della morte e la presa di coscienza della propria fragilità spinge Donata ad aprire il vaso di Pandora. Rivela al marito di conoscere un segreto: la sua omosessualità e la sua relazione, illecita e clandestina, con un altro partigiano. Claudio viene incoraggiato a riprendere i contatti con il suo vecchio amante.

Proprio come accadde nella leggenda, le chiamate tra Claudio e Franco scoperchiano un groviglio di storie, l’una trascinata dall’altra. Dalla Valsesia in guerra escono i due amanti clandestini, e attaccati a loro anche Sara e Sebastiano, madre e figlio che danno loro ospitalità, e la staffetta Cristina, che con Franco ha una relazione. Un evento violento – una retata, e l’omicidio a sangue freddo che ne deriva – segna un punto di svolta nella vita dei protagonisti.
Li seguiremo poi nell’immediato dopoguerra, e a distanza di vent’anni. Entreranno in scena altri personaggi, nuove generazioni prenderanno spazio, ma finiranno tutti per toccarsi e contaminarsi, secondo uno schema circolare in cui il passato non è mai veramente lasciato alle spalle.

Claudio e Franco e il loro candore, la genuinità della loro storia d’amore – perché così la si deve definire, nonostante l’apparente rozzezza e la brutalità fisica che investe i due, i loro compagni, la guerra tutta – danno un sapore stupefacente ai primi capitoli.
Procedendo con la lettura, tuttavia, si avverte una maggiore stanchezza. La prima parte è tutta dedicata a Sebastiano e alla sua, se così vogliamo chiamarla, “educazione sentimentale”. Personalmente non ho apprezzato la rappresentazione del sesso né qui né nel resto dell’opera: per tutti i personaggi non rappresenta che un veicolo di sopraffazione e morbosità. I tradimenti avvengono con una certa frequenza, gli amanti sono ambigui e stranamente crudeli.
Lo stesso vale per i rapporti di coppia. I matrimoni sono sempre infelici e densi di ombre. Anche l’evento più semplice – una festa di compleanno – nasconde una faccia inquietante.

Personalmente ritengo che questo schema, anziché arricchire l’opera, abbia l’effetto di renderla monotona. Non voglio dire che debbano accadere solo cose belle, non mi aspetto una narrazione à la Mulino Bianco, ma la carica eversiva del sesso si esaurisce quando viene ostentata. Inoltre, le motivazioni che stanno alla base di un gesto non sono mai chiarite, e risulta difficile capire quali siano. Rimane spazio solo per le supposizioni.

L’abile gestione, da parte dell’autore, dei diversi fili che compongono la trama neutralizza, almeno parzialmente, questo problema. Verri sa quando interrompere una scena, lasciando il lettore con una piacevole frustrazione e con la fame di sapere come andrà a finire.

Un altro candore è quindi un romanzo con un altissimo potenziale, ricco di spunti che purtroppo non sempre sono stati sviluppati nel modo migliore. Ciò nonostante, ha intuizioni felici e un ritmo sostenuto. Verri ha saputo giocare le sue carte con scaltrezza.

Sonia Aggio

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