La meravigliosa lampada di Paolo Lunare: la luce sull’altrove

 La meravigliosa lampada di Paolo Lunare, Cristò
(2019, TerraRossa Edizioni)

Un uomo vaga in un parco, di notte, con una lampada in mano, in cerca di ombre. Potrebbe essere un incipit un po’ stereotipato di un racconto horror, e invece si sta parlando di Paolo Lunare, protagonista – insieme alla moglie Petra – di questo meraviglioso romanzo.

Paolo Lunare è sposato con Petra da quindici anni quasi, e stanno insieme praticamente da sempre, si può dire dal primo giorno di liceo. Sono cresciuti insieme, hanno fatto sempre tutto insieme, sono uniti e si amano di un amore onesto e profondo, resistente e solido.

Così Paolo decide di fare un regalo alla moglie per il loro anniversario: vuole regalarle una luce che rischiari l’ambiente come se fosse la luce del sole. Paolo, alla moglie che ama di un amore così limpido e sincero, vuole regalare la Luce. Qualcosa però va storto, in un certo senso: la Luce che Paolo Lunare progetta per la moglie non si rivela essere una semplice luce naturale, ma un varco verso le ombre, gli spiriti, i cari che non ci sono più. Così comincia la scoperta di Paolo e Petra verso le pieghe nascoste dei rapporti umani.

Il romanzo ha una scrittura semplice, che non si impegna in slanci eccessivi o ridondanti, ma che si “limita” ad illustrare gli eventi e i personaggi. Non c’è bisogno di una scrittura macchinosa e piena di fronzoli quando la storia è così forte.

Le metafore di luce e ombra si incontrano per dare vita a uno scenario sovrannaturale, ma veritiero: la vita e i rapporti umani, che sono l’unica cosa che ci rimane alla fine dei nostri giorni, sono sì inondati di luce ma, proprio per questo, hanno delle ombre dietro di loro che non possiamo ignorare. E più ignoriamo la possibilità che possano esserci bugie, tradimenti, omissioni, più queste ombre crescono e rischiano di ingoiarci, facendoci perdere di vista l’amore che proviamo per le persone care.

Cristò ha scritto una storia che ha i caratteri di un girone dantesco, dove i morti espiano i loro tormenti e sono costretti ad affrontare le loro faccende irrisolte. Presto ci si rende conto, però, che nessuno si salva dai propri tormenti: tutti abbiamo un segreto, una bugia, qualcosa che sappiamo che non avremmo dovuto fare, e questa cosa ce la trasciniamo dietro come un macigno, lasciando che i rapporti si logorino e i silenzi si impadroniscano della quotidianità.

Paolo e Petra si amano, ma la loro storia ci parla della difficoltà di dirsi tutto: è difficile essere noi stessi con chi amiamo, perché temiamo che essere noi stessi non sia abbastanza, che finiremo per deludere. Così mentiamo, omettiamo, diciamo cose che non sono né verità né bugia, nella speranza che nessuno mai venga a chiederci il conto.

Questo romanzo però – grazie alla sua scrittura dolce, sensibile, delicata, che non accusa e non giudica nessuno – ci parla anche di come l’amore possa sopravvivere al silenzio, al male che ci si fa in una vita intera (perché sì, si finisce sempre per farsi del male), se uno ha il coraggio di accendere di nuovo la luce, guardare le ombre e affrontarle insieme, perdonando e perdonandosi.

Clelia Attanasio

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