Ecologia dell’infanzia: Verdissime di Daniela Gambaro

Verdissime, Daniela Gambaro
(Nutrimenti, 2024)

In un panorama letterario dominato dal romanzo come forma narrativa privilegiata, scrivere racconti è un atto di delicata e raffinata resistenza: ne è ben consapevole Daniela Gambaro, già vincitrice del Premio Campiello Opera Prima nel 2021 con la raccolta Dieci storie quasi vere (Nutrimenti) e da qualche mese di nuovo in libreria con Verdissime, una raccolta dedicata all’infanzia e all’adolescenza.

Le protagoniste di Verdissime sono per lo più bambine e ragazze negli Anni Ottanta. Si muovono tra paese e campagna, abitano le periferie e trascorrono gran parte del tempo all’aria aperta; si arrampicano sugli alberi, nascondono segreti più o meno grandi ai genitori e diventano grandi a volte all’improvviso, a volte con lenta dolcezza. I racconti condividono un’unità di ambientazione e atmosfera, quasi che i personaggi vivessero tutti nello stesso posto e potessero incontrarsi da un momento all’altro.

La natura, intesa come spazio privo di confini da esplorare in libertà attraverso il gioco, è lo sfondo vitale di molte storie. In Rimedi per il singhiozzo, per esempio, Marta e la sua amica Silvia si muovono nello spazio avventuroso di un campeggio e di una spiaggia, in un’assenza di confini che è sinonimo di libertà ma anche di pericolo. Ancora, ne L’anno del bambino la giovane voce narrante contratta con i genitori il permesso di arrampicarsi sugli alberi e vivere il mondo esterno in modo intenso e spericolato, mentre in Ossessioni che non sapevo di avere il mondo vegetale si impadronisce del corpo di Alice, manifestazione fisica dei suoi conflitti irrisolti.

Sempre scarmigliate, sporche di sabbia o di terra, trafelate dopo una corsa o con qualche foglia tra i capelli, le protagoniste di Verdissime sono, insomma, decisamente lontane dallo stereotipo della brava bambina, sempre composta e simile a una bambola, e appaiono invece molto più vicine alle bambine imperfette e sudaticce che siamo state nella realtà. Anche per questo, durante la lettura si instaura con loro un’affinità spontanea: le loro emozioni, le loro paure e i loro desideri appaiono molto più reali e condivisibili rispetto al punto di vista degli adulti.

Una nota interessante e gradevole è il modo in cui Gambaro tratteggia i rapporti di amicizia tra bambine e ragazze. A partire da L’amica geniale, la letteratura contemporanea ci ha abituato a una narrazione spietata e controversa sui rapporti tra donne, evidenziandone i lati oscuri e viscerali in un modo che riflette magistralmente la realtà. Verdissime aggiunge a questa visione il tassello della spontaneità, raccontando amicizie che nascono per caso in un campeggio o che resistono con pazienza ai capricci e ai cambiamenti, come in Ghiri, o ancora che diventano una seconda casa in cui cercare risposte e conforto, come ne L’anno del bambino; rapporti solidi e positivi che l’autrice descrive con delicatezza e sensibilità.

Se le amicizie sono, in questo libro, un rifugio per lo più sicuro, gli elementi di scontro e violenza emergono di solito dal mondo degli adulti o dall’incontro tra generi nella preadolescenza. Scarso a matita, per esempio, unico racconto da una prospettiva maschile, è una rappresentazione sintetica ma efficace della violenza sotterranea che può accompagnare la preadolescenza, scegliendo per questo un’ambientazione magistrale: l’ora di disegno alle scuole medie.

Questa pratica di alzarsi dal banco mentre il professore è voltato, e di dare una strizzata a questo o a quel seno, per Paolo è una crudeltà senza senso ma non può sottrarsi perché gli altri maschi gli direbbero che è come Simone, che se ne sta immobile al banco, con lo sguardo perso, lo sbadiglio continuo, e che tutti chiamano scemo, o finocchio, o entrambe le cose […].

Pur toccando temi spesso, come in questo caso, complessi e controversi, l’autrice mantiene sempre un approccio delicato, anche grazie a una prosa elegante che plana sulle emozioni attraverso dettagli, sensazioni e ricordi.

L’ultimo raccolto della raccolta, Quale mondo, rappresenta un unicum rispetto agli altri dieci sia per lunghezza che per tematiche, raccontando la storia di una donna moldava, Axenia, e del suo tentativo di lasciare il suo paese per venire a vivere e lavorare in Italia. I temi che affiorano nella prima parte della raccolta – il senso di comunità, la speranza per il futuro, la formazione del sé – trovano in questa novella finale una compiutezza e una maturità che chiudono sensatamente il percorso già intrapreso, legando in modo efficace lo sguardo senza filtri dell’infanzia alla crudezza del mondo degli adulti.

La lettura di Verdissime ci restituisce un’infanzia ruvida e realistica, lontana dalle rappresentazioni patinate e carica invece delle inquietudini e delle consapevolezze che, dell’infanzia, tutti e tutte ricordiamo vividamente. Gambaro riesce a ritrarre questa fase con una sensibilità autentica, offrendo al lettore un mosaico di esperienze che parlano di crescita, libertà e trasformazione.

Loreta Minutilli

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