“E i figli dopo di loro”: avere diciott’anni in provincia

E i figli dopo di loro – Nicolas Mathieu
(Marsilio, 2019 – trad. di M. Botto)

51pZUbysi6LCi sono narratori che sanno raccontare benissimo certi continenti della vita. Per qualche ragione sono rimasti fermi a dieci, venti, trent’anni: nonostante il loro corpo abbia continuato a crescere, l’anima si è ancorata lì. Sanno riprodurre quel frammento di esistenza con la maestria e l’eleganza di chi compie un gesto ripetuto infinite volte, e ogni volta che ascoltiamo le loro storie sanno ricollocarci nel loro preciso, inimitabile tempo interiore. Continua a leggere

“Macchine come me”: ritratto di famiglia con androide

Macchine come me, Ian McEwan
(Einaudi, 2019 – trad. di S. Basso)

978880624184GRAGarry Kasparov è un russo abbastanza famoso per essere uno dei giocatori di scacchi più forti di sempre. È stato campione del mondo, ininterrottamente, dal 1985 al 2000, e in un giorno del 1996, quando sembrava che non ci fosse nessuno sulla faccia della terra in grado di batterlo, gli hanno messo davanti un grosso scatolone che si chiamava Deep Blue: si trattava di un computer progettato dalla IBM per giocare a scacchi: la funzione per cui era stato programmato era quella di vincere. Continua a leggere

“Nel profondo”: come fare buon uso dei classici

Nel profondo, Daisy Johnson
(Fazi editore, 2019 – trad. S. Tummolini)

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In genere diffido delle riscritture dei classici: in una biblioteca per generi le collocherei tra i libri scritti dai giornalisti e i romanzi rosa, nell’angolo più scomodo che tanto non frequenterei mai. Lo penso davvero: ma mettendolo nero su bianco mi accorgo di come il pregiudizio mi faccia meschino – la saccenteria che si trasforma in pura e semplice ignoranza – allora mi sforzo di ragionare meglio, capire perché questi rimaneggiamenti contemporanei di tragedie greche, drammi shakespeariani e simili non mi sono mai piaciuti, e mi rendo conto che il motivo è semplicemente questo: mi annoiano. So già di cosa stiamo parlando e come andrà a finire; mi passa ogni appetito.

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Breve articolo contro la noia

La funzione originaria del racconto è la trasmissione dell’esperienza. Millenni fa, quando non avevamo ancora imparato a coltivare la terra, dipingevamo i muri e ci raccontavamo le avventure della caccia: i più anziani ricordavano ai più giovani cosa fare e cosa non fare se volevano salvare la pelle, e queste lezioni, invece che di teorie generali e astratte, avevano la forma di storie, e cioè in buona sostanza di immagini precise, che fossero disegnate o pronunciate – quanto più potente è un’immagine nella sua specificità, tanto più facile è conservarla nella memoria.

È difficile affermare con certezza fino a che punto questa funzione antropologica del racconto sia sopravvissuta. La Recherche, i fumetti di Topolino, Black Mirror, l’ultimo film di Malick: possiamo dire che sono tutti accomunati dalla finalità di insegnarci a sopravvivere? Forse. Occorrerebbe uno studio amplissimo – un lavoro che di certo non ho gli strumenti né lo spazio per compiere in questo articolo. Tuttavia a mio avviso resta una porzione del problema, una cosa di cui è possibile parlare senza il rischio di generalizzazioni ingenue, un tema specifico nei cui confronti si può avere un atteggiamento tollerante oppure assolutamente contrario: e non mi attardo a dire che il mio è assolutamente contrario. Il tema è questo: la noia. Continua a leggere

Il gotico di “Arruina” e il Grande Romanzo Meridionale

Arruina, Francesco Iannone
(Il Saggiatore, 2019)

Arruina-350x485Il sud non è una storia semplice. È una pietra sfaccettata che ogni volta che la lasci cadere atterra su un lato diverso. Non è facile da raccontare. È una materia inafferrabile, e forse proprio per questo nei romanzi degli scrittori meridionali, senza eccezioni, si trova sempre, dosata in quantità diverse, l’ambizione di afferrarla. È come il mito del Grande Romanzo Italiano: siamo in cerca di un Grande Romanzo Meridionale, e con ogni probabilità non diremo mai di averlo trovato. Continua a leggere

Eka Kurniawan e la quiete dopo la vendetta

Mia è la vendetta, Eka Kurniawan
(Marsilio, 2019 – trad. M. Rossari)

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Ad Ajo Kawir non diventa più duro. Non è che si sia stancato delle donne o che non gli piacciano più, semplicemente il pisello non gli tira. Tutto è iniziato anni fa. Da bravo adolescente voyeur, si appostava fuori dalle case per vedere la gente scopare; aveva individuato una donna che a una certa ora, puntuale, si spogliava: in giro si diceva che fosse pazza, non per questo era meno eccitante – almeno, Ajo la trovava decisamente eccitante, e allora si appostava ogni giorno vicino alla finestra per vederla nuda, si infilava una mano nei pantaloni, guardava, nient’altro. Una volta mentre spiava sono arrivati due poliziotti. Sono entrati in casa, hanno cominciato a violentare la donna. Ajo ha continuato a guardare, immobilizzato dal terrore, i due l’hanno beccato, l’hanno tirato dentro e l’hanno costretto a fare quello che facevano loro. Da quel momento, il pisello di Ajo Kawir non si è più svegliato.

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Fermarsi e ascoltare il sussurro del mondo

Il sussurro del mondo, Richard Powers
(La Nave di Teseo, 2019 – Trad. di L. Vighi)

Schermata-2019-05-21-alle-11.06.36A diciassette anni ho letto i primi libri adulti. Tornavo a casa da scuola, mi chiudevo in camera e mi dividevo tra Cent’anni di solitudine e Erri de Luca, tra Camus e Il gabbiano Jonathan Livingston. Senza fare troppe distinzioni. Era l’inizio: quella fase in cui cominci a essere un lettore forte, in cui ti abbuffi senza criterio e poni le basi del lettore futuro. Da allora il sapore di un paio di storie che hai amato, anche senza averle capite, lo cercherai in tutte le altre storie, trovandolo quasi mai. È stato in quel periodo che mi sono imbattuto per la prima volta in Cecità di José Saramago. Che non sarà al centro di questa recensione: tranquilli, non siete nel posto sbagliato. Continua a leggere

Le voci sciamaniche di Jesmyn Ward

Canta, spirito, canta, Jesmyn Ward
(NNE, 2019 – Trad. di M. Pareschi)

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All’inizio di Salvare le ossa – il primo libro della trilogia di Bois Sauvage di Jesmyn Ward, National Book Award nel 2011 – la protagonista, Esch, racconta di un tema che ha scritto a scuola e di cui va molto fiera: è stata l’unica della classe in grado di spiegare perché il bambino di Mentre morivo è convinto che sua madre sia un pesce. Qualche anno dopo – nel 2017, ma in Italia solo quest’anno – Ward pubblica Canta, spirito, canta, secondo capitolo di quella trilogia, e diventa l’unica donna della storia a vincere un secondo National Book Award. Anche questa volta c’entra Mentre morivo, ma in modo più profondo.

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“Mattino e sera”, o: della vita pensata

Mattino e sera, Jon Fosse
(La nave di Teseo, 2019 – Trad. di M.P. Heir)

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Jon Fosse è uno scrittore norvegese. È un uomo di mezza età con questa lunga coda di cavallo bianca, gli occhiali e lo sguardo da artista scalognato. Ogni anno si fa il suo nome per il Nobel. Ogni anno non lo vince. Da noi non lo conosce nessuno: fatta eccezione per un paio di romanzi usciti anni fa per Fandango e qualche libro di teatro pubblicato da piccoli editori indipendenti, non lo troverete in nessun catalogo, certamente non in quelli dei marchi editoriali più grandi. C’è una ragione. Una ragione c’è sempre.

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“Mars Room”: storia della ragazza cattiva

Mars Room, Rachel Kushner
(Einaudi, 2019 – Trad. di G. Granato)

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A undici anni decisi di uccidere il mio compagno di banco. Odiavo i suoi piccoli soprusi: mi prendeva il righello senza permesso e non lo restituiva neanche dopo numerose intimazioni – fingeva di non sapere che i miei pensieri giravano notte e giorno intorno al mio righello chiuso nel suo astuccio: ero convinto che ne godesse. Lo odiavo. E l’avrei ucciso. Non era solo una fantasia, c’era progettualità; avevo calcolato la distanza dalla finestra, la mia altezza superiore, avevo messo in conto la forza della rabbia. Le conseguenze di quel gesto mi sembravano irrilevanti: ciò che contava era, per una volta, far capire al mondo che sapevo reagire, che non ero un fesso.

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