“Gli affamati” di Insolia: un esordio che non convince

Gli affamati, Mattia Insolia
(Ponte alle Grazie, 2020)

Due giovani fratelli, Paolo e Antonio, vivono da soli in un paesino siciliano. Paolo, il maggiore, fa il muratore, è perennemente in contrasto con il capocantiere e conduce una battaglia interiore con la sua rabbia; Antonio è più ingenuo, a differenza del fratello non ha imparato a farsi rispettare, o più semplicemente non è riuscito ancora ad adattarsi alle asprezze della vita. Su di loro incombe la fuga di una madre che ha scelto un’altra vita e l’assenza di un padre alcolizzato, che anche da morto dà pensiero: per quello che è stato e che i suoi figli non vogliono diventare. Così si presenta l’esordio di Mattia Insolia, catanese classe 1995, che sta facendo parlare di sé grazie soprattutto all’endorsement e alle lodi di Teresa Ciabatti.

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“Azzorre”: il pellegrinaggio laico di Cecilia M. Giampaoli

Azzorre, Cecilia M. Giampaoli
(Neo Edizioni, 2020) 

È l’8 febbraio del 1989 quando un aereo partito da Bergamo e diretto in Repubblica Dominicana si prepara a far scalo a Santa Maria, piccola isola dell’arcipelago delle Azzorre. E sono le 13:08 quando lo stesso aereo si schianta su un versante del Pico Alto, una collina che si alza per soli 590 metri sopra il livello del mare. Nessun sopravvissuto: muoiono equipaggio e passeggeri, in tutto 144 persone. Tra queste, il padre di Cecilia (lei in quegli istanti si trovava a scuola, faceva le elementari, aveva sei anni).

Nel giugno 2014, dopo venticinque anni di vita senza un padre, Cecilia Maria Giampaoli decide di tornare (chissà perché vien da scrivere “tornare”, Cecilia sull’isola non c’era mai stata prima, eppure il suo viaggio ha qualcosa a che fare col ritorno, con nostos e algos, insomma con la nostalgia) sull’isola di Santa Maria. Sei anni dopo, nel giugno del 2020, leggiamo il racconto di quel viaggio nel suo esordio, Azzorre, appunto, pubblicato dalla vulcanica (già che siamo in tema) Neo Edizioni. Continua a leggere

Nella provincia del perturbante: la poesia di Pasquale Del Giudice

Piste ulteriori per oggetti dirottati, Pasquale Pietro Del Giudice
(Edizioni Ensemble, 2019)

Incredibilmente distopico seppur rassicurante è l’universo disegnato dalla mente di Pasquale Pietro Del Giudice nella sua raccolta poetica d’esordio dal titolo Piste ulteriori per oggetti dirottati, pubblicata nel 2019 da Edizioni Ensemble. Attraverso un’idea di poesia molto originale, almeno per quanto riguarda il contesto italiano, Del Giudice invita il lettore a sconfinare in un mondo solo in apparenza surreale, una realtà parallela in cui gli oggetti sono umanizzati e gli umani oggettivizzati. È solo esplorando simbioticamente queste “piste ulteriori” del cosmo oggettuale che si può percepire l’essenza del mondo, lasciando spazio alle possibilità veritative dell’immaginazione. Come fa notare esplicitamente l’autore attraverso uno dei testi-manifesto della raccolta:

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