Munnu: un ragazzo, il Kashmir, l’oppressione

Munnu: un ragazzo del Kashmir, Malik Sajad
(Add editore, 2020 – trad. J. Scassa)

MUNNU_webMunnu (ritratto nella copertina del libro qui a fianco) ha sette anni e vive in Kashmir. Fin da subito, si nota che il bambino non è come tutti gli altri: il suo corpo è ricoperto da una corta peluria setolosa e sulla sua testa svettano piccole corna da cervo. E non solo lui, ma pure i membri della sua famiglia, i suoi vicini di casa, i suoi amici e tutti gli altri kashmiri mostrano fattezze di cervi. Anzi, per essere precisi, sono ritratti come gli hangul, wapiti endemici del Kashmir e della regione nord dell’India confinante. Attualmente, questi animali sono a rischio estinzione. Per mezzo di questo parallelismo – che tanto ricorda il Maus di Art Spiegelman – l’autore del fumetto Malik Sajad mette fin da subito in luce l’aspra realtà degli abitanti della regione: è una popolazione devastata dalle continue occupazioni che nei secoli hanno ridotto a brandelli il territorio, a partire dai tempi della dinastia Moghul fino ad arrivare alle recenti rivendicazioni da parte di India e Pakistan, il vero oggetto della narrazione del volume.

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La leggenda del mercante di fucili

L’isola dei fucili, Amitav Ghosh
(Neri Pozza, 2019 – trad. A. Nadotti e N. Gobetti)

 

isola dei fucili 01In un’antica India leggendaria, Bonduki Sadagar, il mercante di fucili, s’inimica la dea Manasa Devi rifiutando di diventare suo devoto. Furibonda, la dea non gli concede un solo attimo di pace: signora e padrona dei serpenti, tramite le sue creature inizia a perseguitare il ricco mercante, costringendolo alla fuga. L’uomo crede di riuscire a trovare pace sull’Isola dei fucili, dove si dice non esistano serpenti, ma Manasa Devi riesce a raggiungerlo comunque. La sua fuga disperata lo spinge tra le grinfie dei pirati, che lo conducono sull’Isola delle catene per venderlo come schiavo. Pur di essere liberato, il ricco mercante promette alla dea di diventare suo devoto e di costruire per lei un tempio in Bengala. Continua a leggere

“La treccia” di Laetitia Colombani: un début prodige

La treccia, Laetitia Colombani
(Editrice Nord, 2018 – Trad. C. Turla)

 

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“La treccia” è un libro che non ho scelto. Mi è stato regalato da un’amica; la prima cosa che ho pensato, curiosamente, quando l’ho scartato, è che probabilmente io non l’avrei comprato. Con questo non voglio dire che la mia amica non mi conosca; aveva dei motivi per sceglierlo. Intendo dire invece che la copertina dai toni pastello, abbinata al deciso contrasto di rosso e nero di titolo e sottotitolo (“tre donne – tre continenti – tre destini intrecciati”) e alla fascetta che decantava l’esordio da record dell’autrice, non mi ispirava particolarmente la lettura. Ho dovuto parzialmente ricredermi. Continua a leggere