Provaci ancora, Pennacchi!

Il delitto di Agora, Antonio Pennacchi
(Mondadori, 2018)

 

coverIl narratore, limpido alter-ego dell’autore, ci porta ad Agora, paese dei monti Lepini teatro di un brutale duplice omicidio: Emanuele e Loredana, fidanzati, sono stati assassinati nella casa di lui. Un delitto inspiegabile sia per la brutalità dell’omicida, che ha inferto in totale 124 coltellate, che per l’apparente assenza di movente.
Sembra un tipico romanzo giallo, ma in poche pagine le aspettative del lettore sono destinate a crollare.
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Libri sotto l’ombrellone – Ircocervo edition

Ogni anno, decine di lettori si aggirano fra gli scaffali delle librerie, leggono recensioni su recensioni, riempiono e svuotano il carrello su Amazon o IBS. In decine di case, prima delle ferie, risuona la fatidica domanda: “Cosa leggo durante le vacanze?”
C’è chi acquista il thriller del momento, chi intende smaltire la propria TBR, chi raccoglie il proprio coraggio e sceglie I fratelli Karamazov.
Chi invece non riesce a decidere, stia tranquillo: qui può trovare cinque titoli (testati e garantiti) da portare in vacanza.

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Premio Campiello ’18: “Le vite potenziali” di Francesco Targhetta

Le vite potenziali, Francesco Targhetta
(Mondadori, 2018)

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I trentacinque-quarant’anni sono, lo attesta a più riprese la nostra tradizione letteraria, un momento delicato della vita di ciascuno
. Nel suo romanzo d’esordio, Le vite potenziali, edito da Mondadori (2018), Francesco Targhetta descrive quel malessere che tre uomini a metà della loro vita percepiscono ogni mattina guardandosi allo specchio.
Non sapere cosa sono diventati e quale significato dare alla loro vita è il problema di Alberto, GDL e Luciano: la loro affermazione nella azienda informatica Albecom come fondatore (il primo), brillante esperto di marketing (il secondo), apprezzato programmatore (il terzo) non sembra sufficiente. Continua a leggere

Il racconto dei racconti in una Napoli magica e femminile

Morfisa o l’acqua che dorme, Antonella Cilento
(Mondadori, 2018)

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Antonella Cilento torna ancora una volta nella sua Napoli. Se il suo ultimo romanzo, Lisario o il piacere infinito delle donne (finalista al Premio Strega 2014), aveva come sfondo la città spagnola del Seicento, Morfisa racconta una città dimenticata, ignota ai più: la Napoli dell’undicesimo secolo, capitale di un Ducato solo in teoria dipendente da Bisanzio.

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Chi vincerà il Premio Strega? Le recensioni dei cinque finalisti

Domani 5 luglio, come di consueto al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, verrà proclamato il vincitore della LXXII edizione del Premio Strega, l’evento letterario più seguito in Italia e il più ambito riconoscimento per autori italiani, inaugurato nel 1947 da un’idea di Maria Bellonci. Il Premio, si sa, ha decretato vincitori i più importanti autori della letteratura italiana: Pavese, Moravia, Morante, Bassani, Buzzati, Ginzburg, Primo Levi, Eco, e più recentemente Magris, Starnone, Ammaniti, Lagioia e da ultimo Paolo Cognetti.

E quest’anno? Ecco quel che c’è da sapere sulle cinque opere che si contendono la vittoria e le nostre recensioni!  Continua a leggere

La montagna veneta, “ultima patria” bella e selvaggia

L’ultima patria, Matteo Righetto
(Mondadori, 2018)

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A un anno di distanza da “L’anima della frontiera” (recensito qui), Matteo Righetto torna in libreria con L’ultima patria, secondo romanzo della Trilogia della Patria. Protagoniste, ancora una volta, sono la famiglia De Boer e Nevada, minuscolo paese situato tra l’altopiano di Asiago e la val di Brenta.

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Premio Strega 2018: il vorticoso “Gioco” del desiderio firmato D’Amicis

Il gioco, Carlo D’Amicis
(Mondadori, 2018)

copertinaQuello che ha portato Carlo D’Amicis fra i finalisti del Premio Strega 2018 è un romanzo che ha molto da svelare già dalla copertina. Una donna nuda ricalca la posizione della celebre foto di Man Ray, Le violon d’Ingrès, mentre un uomo le appoggia sulla schiena la medesima applicazione e un altro li osserva. Si tratta di un gioco a tre, come ci dice il titolo, anche se la mole dell’opera fra presagire che non sarà leggero, o meglio, che non ci sarà da aspettarsi niente di superficiale.

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5 capolavori sconosciuti e monumentali della letteratura europea

5 capolavori complessi e monumentali del ‘900 europeo, non conosciuti quanto meritano forse proprio a causa della loro complessità e lunghezza, che rendono la lettura spesso tutt’altro che facile. Eppure, malgrado lo sforzo, o proprio in virtù di esso, sono romanzi grandiosi che andrebbero letti.
Ecco le loro brevi recensioni per farvene un’idea accurata.

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“Castigo di Dio”, un romanzo spietato di realtà che vanno raccontate

Castigo di Dio – Marcello Introna
(Mondadori, 2018)

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Bari, estate 1943, dopoguerra: la Socia era un palazzo barese in totale stato di rovina, teatro di prostituzione e inimmaginabili crudeltà.L’8 settembre viene rapita una bambina per un riscatto. La storia comincia in questo contesto e si ispira a fatti di cronaca realmente accaduti.

Il “re” della Socia – come gli piace definirsi – è Amaro, un uomo piccolo nella sua crudeltà e totale sociopatia. Non prova reale affetto per nessuno, neanche i più atroci crimini lo sconvolgono. Non prova pietà umana per nessuno, neanche per la sorella che – ritrovatasi in stato di miseria – si rivolge a lui per un aiuto. O ti prostituisci come tutte le altre e mi paghi la percentuale, o per me sei nessuno: questo è il patto che le propone. E la sorella se ne va, non prima di avergli detto una semplice cosa: ti arriverà il conto. Continua a leggere

“L’interpretazione dei sogni” di Massini è la grammatica onirica di Freud

L’interpretazione dei sogni, Stefano Massini
(Mondadori, 2017)

Quando ho iniziato a leggere questo romanzo di Stefano Massini, avevo nelle cuffie “Non mi rompete” dei Banco del Mutuo Soccorso.La casualità era così bella da non poterla non riferire come incipit di questa recensione. “Non mi svegliate, ve ne prego, ma lasciate che io dorma questo sonno”. Un riferimento chiarissimo, che forse il mio inconscio ha richiamato a sé da un’infanzia lontana.

A essere onesti, questo libro ha il pregio e il difetto di indurti ad un’estenuante analisi di te stesso, e forse questo mio insistere sulla canzone che ascoltavo all’inizio della lettura ne è un sintomo chiaro. Non posso, in ogni caso, fare a meno di domandarmi se Stefano Massini abbia mai pensato a questa meravigliosa canzone (capolavoro, a mio modesto parere) mentre scriveva del Dottor Freud. Continua a leggere