Il discorso di Grazia Deledda al conferimento del Nobel

Ricordare Grazia Deledda è un atto dovuto. Troppo spesso non lo fanno i libri di testo né i programmi scolastici né i più attenti professori di lettere nei licei. Ricordo che in cinque anni di liceo classico, mai uno dei miei professori ha parlato di Grazia Deledda. Del primo Novecento italiano si è trovato tempo e occasioni per spiegare Emilio Cecchi, Sergio Corazzini, Emilio Praga, Camillo Sbarbaro, eppure mai una parola per la scrittrice sarda.

Gli stessi editori ancora oggi trascurano la sua opera.
Se escludiamo una datata edizione dei Meridiani, della sua vastissima produzione solamente Canne al vento è stato pubblicato da due grandi marchi, vale a dire Mondadori (presso il quale, però, il libro è fuori catalogo) e Garzanti. Tutti gli altri romanzi e racconti sono pubblicati da piccoli editori come Foschi, Crescere, Edizioni Clandestine, Ilisso, Ledizioni, ecc, e per questo motivo sono poco presenti nelle librerie. Perché?

Il critico e scrittore Mario Ciusa Romagna, che nella stessa Sardegna della Deledda aveva vissuto al punto da esserne stato uno dei più esperti conoscitori, sosteneva che già nei loro anni i critici e la comunità letteraria “non amavano la Deledda perché” ella “non tendeva ad altro che a rivelare un mondo arcaico, un mondo lontano, un mondo vecchio.” Un pregiudizio che accompagna la scrittrice da sempre e che forse tende ancora a non scomparire.

Poi un giorno accade che quella scrittrice, a sorpresa, viene insignita del più importante premio letterario.

Come avevamo raccontato in un articolo sugli archivi del Nobel, se il nome di foto-1aCarducci era stato caldeggiato da un grande scrittore italiano come Antonio Fogazzaro, se Pirandello anni dopo sarebbe stato nominato da Guglielmo Marconi, se negli stessi anni della Deledda gli accademici italiani del calibro di Gaetano Salvemini e Gaetano Mosca proponevano con convinzione il nome dello storico Guglielmo Ferrero per la vittoria, di contro la candidatura di Grazia Deledda giunse non dagli italiani bensì da una schiera di intellettuali svedesi. Per la seconda volta nella storia del Premio, a vincerlo era una donna. La seconda laureata italiana dopo Carducci e al momento ancora l’unica donna per il nostro paese.

Proprio nella giornata di oggi ricorre un anniversario. 

Era il 10 dicembre del 1926, allorché a Stoccolma veniva conferito il Nobel a Grazia Deledda. Con parole umili, poetiche ed emozionanti, la scrittrice sarda fece questo discorso dinnanzi ai sovrani di Svezia:

Sono nata in Sardegna. La mia famiglia, composta di gente savia ma anche di violenti e di artisti primitivi, aveva autorità e aveva anche biblioteca. Ma quando cominciai a scrivere, a tredici anni, fui contrariata dai miei.
Il filosofo ammonisce: se tuo figlio scrive versi, correggilo e mandalo per la strada dei monti; se lo trovi nella poesia la seconda volta, puniscilo ancora; se va per la terza volta, lascialo in pace perché è un poeta. Senza vanità anche a me è capitato così.
Avevo un irresistibile miraggio del mondo, e soprattutto di Roma. E a Roma, dopo il fulgore della giovinezza, mi costruì una casa mia dove vivo tranquilla col mio compagno di vita ad ascoltare le ardenti parole dei miei figli giovani.

Ho avuto tutte le cose che una donna può chiedere al suo destino, ma grande sopra ogni fortuna la fede nella vita e in Dio. Ho vissuto coi venti, coi boschi, colle montagne. Ho guardato per giorni, mesi ed anni il lento svolgersi delle nuvole sul cielo sardo. Ho mille e mille volte poggiato la testa ai tronchi degli alberi, alle pietre, alle rocce per ascoltare la voce delle foglie, ciò che dicevano gli uccelli, ciò che raccontava l’acqua corrente. Ho visto l’alba e il tramonto, il sorgere della luna nell’immensa solitudine delle montagne, ho ascoltato i canti, le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo. E così si è formata la mia arte, come una canzone, o un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo.

Ricordiamo, leggiamo Grazia Deledda! Parliamone agli amici, consigliamola ai familiari. Recuperiamo l’opera di questa grande scrittrice, per la quale ognuno di noi dovrebbe provare solamente orgoglio.

(Qui un breve video della Rai con un estratto audio del discorso originale)

– Giuseppe Rizzi –

2 risposte a "Il discorso di Grazia Deledda al conferimento del Nobel"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...