“Anni luce”: l’opera di Andrea Pomella candidata al Premio Strega ’18

Anni luce, di Andrea Pomella
(Add Editore, 2018)

La sfida che Andrea Pomella muove attraverso Anni luce è dedicata a quei lettori dalla cultura musicale vacillante che non si sono mai interessati ai Pearl Jam o al grunge o a qualsiasi cosa abbia scosso gli anni ’90: proseguire la lettura dopo un’introduzione ricca di riferimenti musicali, e con la promessa che Eddie Vedder e la sua band avrebbero tracciato le fila di tutta la trama a venire, può essere sconfortante. Vinta questa sfida, Anni luce si svela nei suoi tratti più piacevoli e intensi

anni-luce_WEBNon è la storia dei Pearl Jam, ma il racconto di un’amicizia plasmata dalla musica, dalla vodka e da quell’insieme di tendenze malinconiche e asociali proprie degli animi umani votati alla musica grunge, che Pomella considera “il primo genere musicale fondato sul disturbo depressivo”. Anni luce parla di sentimenti umani, di giovinezza, di quell’impellente ricerca di un senso nella vita che talvolta conduce al rifiuto del convenzionale e dello scontato, di tutto ciò che il mondo accetta senza sforzarsi di comprenderlo.

Pomella racconta di sé, della sua gioventù negli anni ’90, del tentativo di cercare una risposta al senso della vita tra romanzi, musica grunge, concerti di strada, vandalismi, feste distruttive, viaggi senza meta in giro per l’Europa. Anni luce non è un’autobiografia, ma l’immersione letteraria nell’interiorità di un uomo.

La trama spoglia assume una funzione marginale, semplice spunto per la costruzione di un percorso riflessivo a tratti quasi poetico. I Pearl Jam rappresentano quel filo rosso che ha segnato il percorso adolescenziale, travagliato e ribelle, di un uomo ora perfettamente inserito nello stesso sistema con cui si era scontrato in gioventù. Un contrasto basato sulla fuga, non sullo scontro rivoluzionario tipico degli spiriti ribelli degli anni ’60. Le ideologie hanno fatto in tempo a dissolversi, nonostante i tentativi ottusi di recuperarne i rimasugli da parte degli ultimi aspiranti rivoluzionari, guardati quasi con pietà da Pomella, dal suo amico Q e dalle altre anime grunge. Non vale la pena lottare contro il sistema, l’unica soluzione è rifiutarlo e prendervi le distanze.

Anni luce ruota intorno al protagonista, ovvero l’autore, e al suo amico Q, compagno di musica e stile di vita. Al loro fianco prendono forma pochi personaggi secondari, alcuni privi di nome, altri ridotti a qualche debole tratto caratteriale. Non è un difetto del romanzo, quanto piuttosto una sua caratteristica: l’autore si sofferma su quel che nelle logiche del discorso  ritiene importante sottolineare e sorvola con indifferenza quanto considera inutile. Anche se i dettagli apparentemente inutili sono quelli che in una struttura narrativa più compatta e solida avrebbero fatto la differenza.

Il romanzo di Pomella è quel tipo di opera che rischia facilmente di passare inosservata, una piccola perla salvata quest’anno dal Premio Strega. La sua selezione nella dozzina semifinalista è un traguardo meritato.

(di Anja Boato)

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