“Tutto il resto è provvisorio”, storia leggera di una sorprendente profondità

Tutto il resto è provvisorio, Guido Barbujani
(Bompiani, 2018)

coverHo deciso di leggere questo romanzo non conoscendo né l’autore né la trama. Ho semplicemente visto la copertina e ho riconosciuto nel blu del cielo, nel verde intenso della campagna, nel muro scrostato i paesaggi del Veneto. Ho subito pensato “casa“.
E non poteva essere altrimenti: Tutto il resto è provvisorio, ultima fatica di Guido Barbujani, genetista e scrittore, racconta una storia fortemente legata alle dinamiche e ai paesaggi del Nord-Est.

Gianni Schuft, triestino di nascita e padovano d’adozione, sembra avere tutto dalla vita: alle soglie dei cinquant’anni è proprietario di un negozio d’antiquariato a Pra’ della Valle, ha una bella moglie, una bella macchina, una bella casa.  Al tempo stesso architetta piccole truffe: due emissari, il placido Panciera e l’impenetrabile Frigo, battono la pedemontana veneta e comprano vecchi mobili e attrezzi da lavoro che un restauratore trasforma in falsi storici da vendere a prezzi esorbitanti.

In maniera quasi perversa, questa apparente perfezione si incrina quando Schuft conosce la violoncellista Ilirjana Mehmeti. Assistiamo alla nascita di un amore e, al contempo, al progressivo distacco di Schuft dalla vita di sempre: l’uomo si separa dalla moglie, lascia la casa coniugale, l’automobile, perde interesse per il lavoro, ma allo stesso tempo sperimenta un arricchimento interiore mai provato prima, torna a innamorarsi del cibo, dei libri, della musica.
Una seconda giovinezza che tuttavia è destinata a non durare.

L’incontro con Ilirjana distrugge la sua apatia e lo costringe ad affrontare, per la prima volta in assoluto, la sofferenza. L’amore che inizialmente lo scuote si trasforma in ossessione distruttiva. Distratto e ferito, Schuft perde il controllo sulla propria vita, arrivando a commettere un omicidio. La fuga e la latitanza lo portano a perdere tutto – affetti, amici, lavoro -; la disperazione, alla fine, lo porterà a consegnarsi spontaneamente ai Carabinieri.

Il protagonista ci parla dal carcere. Racconta ciò che l’ha condotto lì con semplicità, lo stile è appena sporcato dal parlato. Nella sua prospettiva, gli eventi si sono susseguiti in maniera implacabile. Il passaggio dalla libertà alla detenzione è stato lento, eppure inevitabile.
È Schuft stesso a svelare il segreto del suo iniziale successo: “Il metodo, il mio metodo era semplice: non fare, non agire; lasciare che le cose andassero per conto loro”. Per tutta la vita l’uomo si è lasciato trascinare dagli eventi e ha accettato con lievissime resistenze i cambiamenti — paradossale la scena in cui si presenta spontaneamente al rappresentante del clan per ottenerne la protezione.

Schuft racconta una storia angosciante, ma è in grado, con intelligenza e ironia, di alleggerirla e renderla quasi divertente: riusciamo a immaginare il protagonista che inarca le sopracciglia e sorride ironicamente parlando di criminalità, di solitudine, di vita carceraria. Dimostra di essere un uomo di mondo, affascinante, ma dietro a questa piacevolezza irrompono, come una malattia o un grido, l’amore disperato per Ilirjana e il dolore mai sopito per il suo abbandono.

Il territorio riflette questa ambivalenza: da un lato c’è la Padova bene, Pra’ della Valle, la luce dorata che irrompe dalle vetrine; dall’altro ci sono le ville in decadenza, i percorsi tra i boschi, le insegne spente dei paesini di montagna. Dietro il Nord-Est ricco ed elegante si nasconde un altro, selvatico e profondo, in cui si riflette la disperazione umana.

Faccio mea culpa: ho cominciato a leggere aspettandomi un libro leggero, duecento pagine facili sull’amore fra un imprenditore corrotto e una giovane tormentata e, almeno inizialmente, ho pensato che le mie previsioni si stessero avverando. Proseguendo nella lettura, tuttavia, mi sono dovuta ricredere: poco per volta è emerso il volto selvaggio e doloroso della vicenda, e mi ha conquistata.
Tutto il resto è provvisorio si è dimostrata sì un’opera breve e leggera, ma il magnetismo del protagonista e la descrizione pulita e commovente dei paesaggi la rendono notevole. Lettura consigliata.

Sonia Aggio

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