Il nuovo Otello e la magia dell’Oriente

Otello, il moro di Valona, Ben Blushi
(Mimesis Edizioni, 2018)

coverIl titolo non deve trarre in inganno. Non stiamo parlando di un semplice remake dell’opera di Shakespeare. Sono stati mantenuti alcuni elementi dell’Otello originale (il “moro”, i nomi dei personaggi), ma Otello, il moro di Valona è un lavoro originale, con una propria identità e una propria indipendenza.

Il giovane Otello, nato nel deserto, viene venduto dal padre a un mercante di schiavi. Giunto a Venezia, viene acquistato dal nobile Albano Contarini su pressione della figlia più piccola, Desdemona. Per alcuni anni Otello vive con la famiglia, poi Albano gli chiede di accompagnarlo a Valona, città portuale dell’Albania minacciata dai turchi.
Subito rinominato il Moro, Otello suscita il terrore e il disgusto della popolazione, e viene perciò imprigionato.
Negli anni a Valona, gli uomini artefici del destino di Otello — il medico Stefano Gijka, il turco Hamit, il giovane soldato Andrea — lo rendono consapevole del suo aspetto, del peso della sua pelle e della diffidenza che ispira nelle persone.
Ciò nonostante Otello, convinto di essere destinato all’amore di Desdemona, ormai diventata una donna, decide di tornare a Venezia, soltanto per scoprire che è innamorata di un altro. Come extrema ratio, le serve un filtro d’amore, ma la giovane muore.

Otello non è geloso. Il protagonista ama Desdemona (e, in misura minore, Andrea) in maniera pura, disinteressata; della prima nasconde le prove della relazione con Cassio, al secondo salva la vita. I suoi tentativi, tuttavia, si infrangono contro la gelosia e la malvagità altrui: uomini più freddi e crudeli, come Iago e Hamit, che sfruttano l’amore di Otello come una debolezza.
La forza di Otello sta, paradossalmente, nella mansuetudine. Sebbene non si parli apertamente di fede, il protagonista sembra incarnare il messaggio cristiano: “Porgi l’altra guancia”. Otello accetta di essere violato fisicamente e psicologicamente senza ribellarsi, confortato dal pensiero di Desdemona, di una felicità futura e superiore, simile al Paradiso.

La bontà di Otello si contrappone alla capacità di ferire propria di tutti gli altri personaggi, capacità che si declina in molte forme: Desdemona lo ferisce senza volerlo, inconscia del suo fascino e dell’amore che Otello prova per lei; Iago lo ferisce per mantenere il controllo su chi lo circonda, Albano Contarini lo ferisce per calcolo economico e molti altri, da Stefano Gijka a Comita, signora di Valona, lo feriscono perché è un Moro.

Otello si sforza di ignorare il proprio aspetto e il disgusto che instilla negli altri. Vorrebbe essere guardato e valutato per il suo comportamento e la sua interiorità, nonostante gli insulti e le torture dei suoi persecutori. Il turco Hamit, il personaggio forse più lucido e razionale dell’intera opera, è consapevole di questa dinamica e tenta di convincere Otello a restare con lui.
Spinto da una fiducia cieca Otello rifiuta. Soltanto nelle ultime righe si renderà conto che la sua volontà non è sufficiente né a procurargli l’amore, né a garantirgli un posto fra la gente di Venezia. In definitiva il suo comportamento, la sua onestà non bastano a cancellare la colpa di avere la pelle nera.

Nelle pagine di Otello ci viene mostrato un Medioevo inedito: Venezia è una città trasfigurata dal mare e dal sale, la roccaforte del commercio e della discussione tra guerra e pace, dove gli uomini e le donne sono padroni; Valona, dall’altra parte del mare, appare quasi come una porta verso un altro mondo, dove natura, uomo e magia si intrecciano e si scambiano di posto.
Questa visione è rafforzata dallo stile di Blushi, legatissima al mondo dei sensi e degli oggetti. Anche i sentimenti, le pulsioni, i concetti astratti vengono resi nella fisicità (la paura è una mano sudata, la rabbia una testa fremente) o tramite l’utilizzo di verbi inusuali: “il sole, una volta uscito dalla bocca della tigre, si inzuppava nella marmellata di serpenti per poi andare in frantumi sulle piume del pavone” [pag. 22].

La lettura trae vantaggio da questa opulenza, poiché si ha quasi l’impressione di gustare una pietanza orientale, ricca e speziata. A volte, tuttavia, questa ricercatezza tende ad appesantire e a rallentare molto la narrazione: la trama tende a perdersi in riflessioni sterili e ripetizioni che tolgono spazio all’azione.
Una maggior attenzione alle svolte della trama (una su tutte, un’intera guerra sbrigata in poche pagine) avrebbe sicuramente giovato.

Otello, il moro di Valona si è rivelato un’opera nuova, che pur basandosi su una vicenda notissima ha il coraggio di muoversi in una direzione diversa, autonoma. Desdemona e Otello, Iago e Cassio non sono copie incastrate a forza in un nuovo contesto, ma personaggi affascinanti inseriti all’interno di un affresco levantino, coloratissimo e seducente.

Sonia Aggio

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