Una storia poco imperiale di imperi

Storia del mondo in dieci imperi, Paul Strathern
(Il Saggiatore, 2020 – trad. G. Poerio)

coverStoria del mondo in dieci imperi (completato dall’eloquente sottotitolo: dalla Mesopotamia agli Stati Uniti) si inserisce nel solco di un genere che negli ultimi anni è stato molto apprezzato: la storia del mondo trasformata in elenchi.
Si tratta di una formula dal forte appeal, dal momento che propone una Storia meno pesante, meno “vecchio stile”. Per intenderci: diciamo basta a pagine fitte di caratteri piccolissimi che elencano nomi di personaggi, eventi, date, leggi, in una sequela che ricorda il tiro di una mitragliatrice.

La storia globale è stata quindi raccontata nelle maniere più varie: tramite mappe, battaglie, oggetti, camminate, viaggi in treno e chi più ne ha più ne metta.
Questo saggio, a cura dell’irlandese Paul Strathern, si ripropone di descrivere la storia del mondo tramite gli imperi succedutisi nei secoli. In particolare, l’autore seleziona 10 contesti: impero accadico, impero romano, califfato omayyade e abbaside, impero mongolo, dinastia Yuan, impero azteco, impero ottomano, impero britannico, impero russo, impero americano.

Fin dall’indice, l’opera rivela una pregevole scelta dell’autore: spaziare dalla storia antica alla contemporaneità, da un emisfero all’altro; Strathern riconosce cioè il valore delle esperienze extra-europee, e la loro influenza sul mondo attuale.
Sebbene non sia totalmente d’accordo con le sue scelte, non posso affermare che abbia sbagliato; il vincolo dei dieci imperi impone una selezione, e diverse rinunce.

All’interno di ogni capitolo Strathern racconta la nascita e il declino di un singolo impero. Si premura inoltre di fornire un background geografico, storico e politico, in modo che il lettore non sia spaesato e possa comprendere perché un certo impero sia nato, perché abbia avuto certe caratteristiche e perché sia poi decaduto.

L’intento è nobile, ma in certi casi il risultato è lontano dalle aspettative. Il primo capitolo, dedicato all’antico impero di Akkad, rappresenta un perfetto equilibrio tra storia evenemenziale e storia altra, politica, culturale; già nel secondo capitolo, dedicato all’impero romano, probabilmente il più noto tra quelli descritti nell’opera, questo equilibrio viene meno. La complicata storia dell’impero romano viene ridotta a una narrazione semplicistica e insufficiente (il collasso dell’impero si sbriga in una pagina), punteggiata di aneddoti che in realtà mi piacciono, purché non vengano utilizzati come facile mezzo di fascinazione e soprattutto non vengano portati a sostegno di una propria tesi.
Per intenderci, il fatto che Giulio Cesare fosse ossessionato dalla sua calvizie è curioso, ma è corretto considerarlo un sintomo della sua grandezza?

È certamente difficile dosare l’aneddoto e l’analisi storica; talvolta Strathern ci riesce, ma in altre occasioni sembra che abbia faticato. Nell’ultimo capitolo, in particolare, la nascita degli Stati Uniti e della potenza americana sono descritte con un elenco di eventi, date, trasformazioni politiche che rischiano di annoiare il lettore.

Ciò nonostante, il contenuto è sempre interessante. Non si può negare che Strathern abbia la sensibilità necessaria a comprendere i lati luminosi e i lati oscuri di un impero o di un personaggio. L’autore è in grado di andare oltre il semplice evento, per far emergere le peculiarità della dinastia Yuan, oppure dell’impero azteco. Inoltre, è in grado di effettuare un’analisi sul materiale a sua disposizione, proponendo un punto di vista personale e credibile. Non è un semplice narratore.

In conclusione, Storia del mondo in dieci imperi è una piacevole opera di divulgazione. È evidente lo sforzo di Strathern di fornire al lettore un quadro coerente, suscitando anche il desiderio di sapere di più sui grandi imperi della Storia.
Purtroppo il libro è viziato da una certa superficialità (inevitabile per il tipo di opera di cui stiamo parlando), e soprattutto da un’esposizione a volte confusionaria che rende difficile comprendere l’originalità e la rilevanza del contenuto.

Sonia Aggio

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